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2/NC. Agenzie: la sfida è l'innovazione

Una riorganizzazione interna, la creazione di unit specializzate o la partnership con strutture esterne e soprattutto un costante aggiornamento. Tante sono le vie da seguire per le agenzie italiane e indipendenti per essere parner autorevoli per i clienti in uno scenario pronfondamente digitalizzato. Lo raccontano Francesco Mastro (Artefice Group),  Alberto Damiani (Adverteam), Valerio Franco (Enfants Terribles), Alessandro Fellegara e  Alessandro Egro (Tribe Communication), Aldo Biasi (Abc), Armando Roncaglia (Gruppo Roncaglia), Cesare Casiraghi  (Casiraghi Greco &) nell'inchiesta, di cui anticipiamo i contenuti, effettuata le scorse settimane e pubblicata sul numero di di NC Nuova Comunicazione di dicembre/gennaio.


Proseguiamo la pubblicazione in anteprima su ADVexpress di alcuni contenuti dell'inchiesta che sarà protagonista sul prossimo numero di NC Nuova Comunicazione di dicembre/gennaio. L'indagine, condotta le scorse settimane, riguarda la ridefinizione del modello di business delle agenzie di comunicazione, in particolare quelle indipendenti, per far fronte all'evoluzione del mercato e alla digitalizzazione in corso.


Dopo le riflessioni di Aldo Biasi, presidente Aldo Biasi Comunicazione; Aldo Cernuto, managing director Cernuto Pizzigoni & Partners; Cesare Casiraghi, direttore creativo e fondatore Casiraghi Greco &; Riccardo Robiglio e Paolo De Matteis di RED Robiglio&Dematteis; Armando Roncaglia, amministratore unico Gruppo Roncaglia (leggi news), oggi vediamo l'evoluzione in atto in altre imprese di comunicazione, come raccontano a NC i diretti interessati. 

 “Per continuare a essere protagonisti, anche in un periodo di rapidi cambiamenti come questo, e non rischiare di perdere l’autorevolezza acquisita con anni di grandi risultati a fianco di brand e aziende, è fondamentale operare su un doppio binario - dichiara Francesco Mastro (foto 1), (Artefice Group) -: da una parte affinare e consolidare la specializzazione costruita con l’esperienza; dall’altra integrare le differenti competenze, creando un continuo scambio osmotico tra expertise”.

Una riorganizzazione interna, la creazione di unit guidate da professionisti specializzati, o la scelta di collaborare con strutture esterne, tante le vie da seguire per le agenzie che vogliano attrezzarsi per surfare l'ondata digitale. Operazioni, queste, che possono essere onerose e rischiose per le agenzie indipendenti che non possono avvalersi dell'appoggio di una holding internazionale o della disponibilità di ampie risorse.  Anche se, per certi versi, rappresenta un'opportunità per dimostrare la loro italianità. 

Adverteam, ha scelto di appoggiarsi all'esterno. “La mia agenzia viene scelta per la sua capacità strategica e di visione - spiega l'amministratore delegato Alberto Damiani (foto 2), . Ovviamente le figure chiave sanno pensare in digitale e ne conoscono le categorie, ma sono realista e so che al netto degli investimenti, non potrei ambire ad avere una struttura all’altezza del servizio offerto da strutture ‘skillate’, con vocazione naturale al digitale. Preferisco dunque offrire ai clienti un know-how strategico e creativo, avvalendomi di
volta in volta di professionisti esterni la cui vocazione risponde perfettamente all'esigenza specifica del progetto”. 

Anche per Enfants Terribles una soluzione è utilizzare risorse esterne, tenendo però sempre aggiornate quelle interne. "L’importante è investire in continuazione sull'aggiornamento di chi già lavora in agenzia sulla parte progettuale - spiega Valerio Franco (foto 3),  partner e strategic planner director dell’agenzia -. Un fronte, quello interno, che le grandi agenzie non solo non stanno facendo crescere dal punto di vista qualitativo, ma che stanno addirittura tagliando”.

Diversa la strategia adottata da Tribe Communication, che punta invece da sempre ad accogliere giovani talenti all’interno della propria struttura. “Per un imprenditore, è importante scegliere di investire innanzitutto su nuove forze - spiega l’amministratore delegato Alessandro Fellegara (foto 4),-, perché solo una volta che si hanno le professionalità interne si può generare la richiesta del cliente”.

“La ricerca del personale è fondamentale - gli fa eco Alessandro Egro (foto 4)  responsabile nuovi linguaggi dell’agenzia -. Non avere paura del nuovo è la caratteristica primaria per dare spazio all’innovazione”. 

A prescindere da qualsiasi difficoltà per effettuare quel passo in avanti necessario per poter essere al passo coi tempi, l'italianità, con tutti i pro e i contro che porta con sè, resta un valore fondamentale per le agenzie indipendenti, a maggior ragione in un contesto reso sempre più competitivo dalla globalizzazione digitale. 

“L’italianità è ancora oggi un valore, che si traduce nella creatività di qualità - sostiene Aldo Biasi (Abc) (foto 5) - e che grazie alla Rete, può venire riconosciuto anche sul fronte della comunicazione, come è avvenuto in altri ambiti (moda,design, food, ecc...): basta che la creatività italiana si faccia conoscere e notare sul web,ed ecco che ne verrà riconosciuto l’alto valore”.  

“L’italianità creativa è da sempre motore dell’innovazione globale - spiega Armando Roncaglia (foto 6), amministratore unico Gruppo Roncaglia -. Nel 1896 Marconi ha inventato la radio: il mondo la ha adottata. Nel 1997 Page e Brin, fondatori di Google, hanno applicato una scoperta dell’italiano Marchiori, l'algoritmo Hyper Search: il mondo lo utilizza. Quello che manca è la capacità italiana di saperla valorizzare”. 

Dare valore alle proprie risorse, al proprio lavoro, alle proprie idee, per far crescere le agenzie, che sono aziende di comunicazione. “Farle crescere dovrebbe essere un dovere morale, soprattutto quando possono dare di più del concorrente straniero, che deve rendere conto al suo headquarter a New York, a Londra o a Parigi - spiega Cesare Casiraghi (foto 7) (Casiraghi Greco &)-. Chi non lo capisce, che si metta in coda con il suo piccolo budget dietro alle multinazionali che comandano, giustamente, nelle grandi agenzie. E si riempia la bocca dicendo che la sua agenzia è molto grande, addirittura più grande di lui”.