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Anche Biasi e Panzeri sostengono la 'rivoluzione creativa' di Alfredo Accatino
Sull'annosa questione della tutela della creatività, sono intervenuti i creativi Aldo Biasi, presidente di Aldo Biasi Comunicazione, e Lele Panzeri, direttore creativo Le Balene e autore del libro "C'ero una volta" pubblicato oggi anche nella versione digitale (leggi news).
Guarda le interviste video ad Aldo Biasi e Lele Panzeri su ADVexpress Tv

Come anticipato da e20express.it (leggi news) e come dichiarato per la prima volta pubblicamente ai microfoni di ADVexpress Tvda Alfredo Accatino (guarda intervista video), artistic & creative director di Filmmaster Events, in occasione del Bea Expo Festival, è partita il 28 novembre, la mobilitazione del mondo creativo per la tutela dei professionisti della mente per il rilancio del Paese. Obiettivo della 'rivoluzione creativa' in corso è che si attuino iniziative concrete come per esempio per la riformulazione del diritto d’autore e della tutela delle idee.
Copywriter, art director, grafici, designer, giornalisti, blogger, insieme ai professioni della moda, dello spettacolo, dell’industriaculturale, dell’editoria e dei media: sono circa 2 milioni gli italiani attivi nella filiera creativa.
Da qualche settimana su ADVexpress con la rubrica 'La comunicazione vista dall'Aldo' (leggi news), Aldo Biasi si è dichiarato ai nostri microfoni fermo sostenitore dell'iniziativa popolare di raccolta di firme (già a quota 10 mila) lanciata da Accatino per promuovere un disegno di legge a tutela della creatività.
E' compito dei creativi di lungo corso garantire un lavoro migliore alle prossime generazioni, sostiene Biasi precisando che, oltre ad insegnare il mestiere, è essenziale occuparsi della struttura del sistema oggi erroneamente fondato su parametri di efficienza quali i costi piuttosto che sulla qualità dei servizi offerti. 'Siamo stati capaci di svalutare il nostro lavoro, farlo percepire come una commodity. E' così che viene visto oggi dalle aziende che scelgono le agenzie sulla base dei costi e della velocità di esecuzione. Questi i parametri vincenti, a scapito dei contenuti diventati secondari' chiosa il pubblicitario.
Le idee creative di qualità sono frutto di un lavoro meticoloso che richiede tempistiche adeguate e vanno difese e tutelate al pari delle altre opere dell'ingegno regolamentate da un inquadramento giuridico. 'The Infrè è buono qui e buono qui' è solo un esempio di headline ideata da Biasi che ha fatto la fortuna di un'azienda per trent'anni, a testimonianza del fatto che le buone idee pagano. Non chi le ha generate però, visto che in pubblicità il diritto d'autore non è contemplato.
L'idea resta di proprietà dell'azienda che l'ha pagata. Questo aveva un senso, spiega Biasi, quando le commissioni d'agenzia erano adeguate a una concessione in esclusiva dell'idea prodotta. Purtroppo oggi le fee si sono ridotte dal 17% dei tempi d'oro della pubblicità a percentuali che vanno dal 5% al 2%. E' doveroso dunque per salvaguardare la professione combattere perchè anche le campagne pubblicitarie oggi rientrino nella normativa del diritto d'autore.
'Come dicono gli americani, quello che non paghi non vale' conclude Biasi.
A difesa delle idee e dell'iniziativa di Accatino anche Lele Panzeri, che ai nostri microfoni esprime il suo consenso alla necessità di tutelare la creatività in ambito pubblicitario con il diritto d'autore al pari di altre categorie professionali. Al di là delle attuali procedure operative, più complesse ed evolute soprattutto all'interno di grandi organizzazioni, il lavoro del creativo si fonda sempre e solo sulla generazione di idee vincenti per i clienti. E di queste devono poterne detenere la paternità, perchè opera dell'ingegno dell'autore.
Maria Ferrucci
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Come anticipato da e20express.it (leggi news) e come dichiarato per la prima volta pubblicamente ai microfoni di ADVexpress Tvda Alfredo Accatino (guarda intervista video), artistic & creative director di Filmmaster Events, in occasione del Bea Expo Festival, è partita il 28 novembre, la mobilitazione del mondo creativo per la tutela dei professionisti della mente per il rilancio del Paese. Obiettivo della 'rivoluzione creativa' in corso è che si attuino iniziative concrete come per esempio per la riformulazione del diritto d’autore e della tutela delle idee.
Copywriter, art director, grafici, designer, giornalisti, blogger, insieme ai professioni della moda, dello spettacolo, dell’industriaculturale, dell’editoria e dei media: sono circa 2 milioni gli italiani attivi nella filiera creativa.
Da qualche settimana su ADVexpress con la rubrica 'La comunicazione vista dall'Aldo' (leggi news), Aldo Biasi si è dichiarato ai nostri microfoni fermo sostenitore dell'iniziativa popolare di raccolta di firme (già a quota 10 mila) lanciata da Accatino per promuovere un disegno di legge a tutela della creatività.
E' compito dei creativi di lungo corso garantire un lavoro migliore alle prossime generazioni, sostiene Biasi precisando che, oltre ad insegnare il mestiere, è essenziale occuparsi della struttura del sistema oggi erroneamente fondato su parametri di efficienza quali i costi piuttosto che sulla qualità dei servizi offerti. 'Siamo stati capaci di svalutare il nostro lavoro, farlo percepire come una commodity. E' così che viene visto oggi dalle aziende che scelgono le agenzie sulla base dei costi e della velocità di esecuzione. Questi i parametri vincenti, a scapito dei contenuti diventati secondari' chiosa il pubblicitario.
Le idee creative di qualità sono frutto di un lavoro meticoloso che richiede tempistiche adeguate e vanno difese e tutelate al pari delle altre opere dell'ingegno regolamentate da un inquadramento giuridico. 'The Infrè è buono qui e buono qui' è solo un esempio di headline ideata da Biasi che ha fatto la fortuna di un'azienda per trent'anni, a testimonianza del fatto che le buone idee pagano. Non chi le ha generate però, visto che in pubblicità il diritto d'autore non è contemplato.
L'idea resta di proprietà dell'azienda che l'ha pagata. Questo aveva un senso, spiega Biasi, quando le commissioni d'agenzia erano adeguate a una concessione in esclusiva dell'idea prodotta. Purtroppo oggi le fee si sono ridotte dal 17% dei tempi d'oro della pubblicità a percentuali che vanno dal 5% al 2%. E' doveroso dunque per salvaguardare la professione combattere perchè anche le campagne pubblicitarie oggi rientrino nella normativa del diritto d'autore.
'Come dicono gli americani, quello che non paghi non vale' conclude Biasi.
A difesa delle idee e dell'iniziativa di Accatino anche Lele Panzeri, che ai nostri microfoni esprime il suo consenso alla necessità di tutelare la creatività in ambito pubblicitario con il diritto d'autore al pari di altre categorie professionali. Al di là delle attuali procedure operative, più complesse ed evolute soprattutto all'interno di grandi organizzazioni, il lavoro del creativo si fonda sempre e solo sulla generazione di idee vincenti per i clienti. E di queste devono poterne detenere la paternità, perchè opera dell'ingegno dell'autore.
Maria Ferrucci

