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CANNES. Agli USA il GP Branded Content & Entertainment

'The Beauty Inside' il social film realizzato da Pereira & O'Dell San Francisco per Intel e Toshiba si è aggiudica la seconda edizione dei Branded Content & Entertainment Lions, dominata dagli Stati Uniti. Peccato per Publicis e Heineken, che nonostante le 4 shortlist (3 per The Candidate e 1 per The Real Master of Intuition), in questo caso non sono riuscite ad agguantare un Leone.
(Cannes, dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). Già vincitrice di un Grand Prix nel Cyber, la campagna The Beauty Inside sviluppata dall'agenzia Pereira & O'Dell di San Francisco per Intel e Toshiba, si merita anche il massimo riconoscimento nella categoria Branded Content ed Entertainment.

Scott Donaton, presidente e ceo di Ensamble (parte della unit Mediabrands del Gruppo IPG) e presidente della giuria, ha spiegato ai nostri microfoni l'insight alla base del progetto vincitore e le ragioni per cui è stato preferito agli altri in gara.

Guarda l'intervista video al presidente di giuria.

The Beauty Inside nasce da una profonda verità sul brand - dice Donaton -, che per Intel vuol dire essere davvero dentro ai computer che alimenta, centrando tutta la campagna sul fatto che quel conta è dentro ognuno di noi. Una verità di marca e insieme una verità assai umana, collegata al discorso dell'identità ma anche della promessa di dare potenza al computer e al loro ruolo nella vita di tutti i giorni. Una storia d'amore molto ben raccontata e non solo inspirata dal brand, ma da questo alimentata e sviluppata”.
 
“Poi c'è l'aspetto di tutti i magnifici modi in cui ha preso vita, a partire dal nocciolo social e dal fatto che i fan della storia avevano davvero la possibilità di partecipare e dare forma alla storia e al contenuto in modo incredibile. E tutto questo ha contribuito a far emergere questa storia sopra ogni altra fra quelle che abbiamo visto in questa settimana”.
 
Quale tipologia di agenzie sta facendo il lavoro migliore nel campo del branded content?
“In questo ambito le idee non provengono da un solo posto, dalle agenzie creative o dai centri media o dagli specialisti in contenuti. Credo che le marche abbiano iniziato a capire che sono loro stesse a dover conoscere la propria storia e poi lavorare con i partner creativi per farla emergere".

"Questo mi piace; perché l'idea che la creatività sia appannaggio di un solo 'reparto' non è più funzionale. Le agenzie creative continuerano a essere partner importanti ancora a lungo, ma oggi i brand hanno l'opportunità di guardarsi attorno e sfruttare qualsiasi possibilitò da chiunque provenga".


Quali aree geografiche sono più avanti sotto il profilo del branded content?
“Qui abbiamo visto lavori fantastici provenienti da ogni parte del mondo, e abbiamo cercato di assegnare i premi di conseguenza... In termini di mercati leader è abbastanza evidente che gli Stati Uniti siano avanti, così come la Gran Bretagna, l'Australia - che per essere un paese così piccolo produce lavori straordinariamente creativi - lo stesso Brasile. Ma in generale abbiamo visto ottime cose provenienti dall'America Latina, come dall'Asia o dalla stessa Europa... Non dimentichiamo che è solo negli ultimi due anni che il Branded Content ha cominciato a diventare un fenomeno globale".
 
Qual è il futuro di questa disciplina e come si dovrà integrare con il resto della comunicazione di una marca?
Cistiamo probabilmente indirizzando verso un mondo in cui finiremo per smettere di parlare del branded content cme di una disciplina separata e metteremo piuttosto lo story-telling al centro di qualsiasi marca. Poi sarà una questione di come raggiungere l'audience e ingaggiarla, ma non credo avverrà con l'advertising: è finita l'era della pubblicità che ci interrompe come un ospite sgradito a una festa che ci ferma con una mano e comincia a parlare di se stesso... Il mondo verso cui andiamo vedrà piuttosto le marche invitate anch'esse alla conversazione, purché siano in grado di aumentarne il valore. E lo storytelling è il modo migliore per farlo.