Advertising
CANNES. YouTube: per andare ‘oltre’ i 30 secondi
E’ su YouTube che oggi nascono i trend e i movimenti culturali più importanti: come affermato da Robert Kyncl, vice president Google e head of content di YouTube, questo offre alle marche una piattaforma unica per reach ed engagement. Ma devono superare la logica ormai arcaica che vede lo spot televisivo al centro della loro comunicazione.
(Cannes. Dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). In un mondo in cui i consumatori non sono più un’audience passiva ma partecipanti attivi, fan appassionati che decidono cosa e chi sarà il prossimo “fenomeno”, le marche hanno a disposizione nuovi strumenti per superare i limiti imposti dai classici 30 secondi di uno spot televisivo: è in questo spazio che YouTube offre loro la possibilità di allargare la propria creatività per ingaggiare e intrattenere una platea globale.
“YouTube è il posto dove oggi si costruiscono e definiscono trend e cultura - ha dichiarato Robert Kyncl, vice president Google e head of content di YouTube (foto a sinistra), che per spiegare come ciò avvenga è partito da ciò che YouTube non è -: “Non è la ‘nuova’ televisione. Le differenze sono evidenti: la tv è unidirezionale, YouTube è interattivo e condivisibile. La Tv è su un mobile o sul muro di casa, YouTube è ovunque. Soprattutto, su YouTube non ci sono spettatori ma community e gruppi di fan che condividono passioni e interessi e che utilizzano i video come social currency”.Parlando a una platea di ‘storytellers’ come quella del Festival di Cannes, Kyncl ha insistito principalmente su due aspetti: “Il primo è l’assoluta libertà creativa, non paragonabile a quella di qualsiasi altro media, che ogni marca ha a disposizione per raccontare le proprie storie e per dare al pubblico il tempo e l’opportunità di trovarle, apprezzarle e condividerle. Il secondo è rappresentato dall’engagement che le storie più belle, divertenti o interessanti possono generare quando YouTube è il punto di partenza del messaggio, che poi può essere amplificato e distribuito a dismisura con un investimento infinitesimale rispetto alla Tv”.
Come nel caso di Evian, che ha superato i 100 milioni di visualizzazioni a costo zero. O come il canale YouTube brasiliano Porta dos Fundos: “Un canale che ha costruito il suo successo (quasi 4 milioni di abbonati) sulla presa in giro delle marche, ma che le marche stesse non hanno tardato ad abbracciare - come ha spiegato Kyncl - per far vedere quello che non dovrebbe mai succedere ma che a volte, purtroppo, accade…”.
Creare contenuti che le persone scelgono volontariamente di vedere è il modo migliore per costruire engagement, ma, ha aggiunto, “Non basta farlo una volta: occorre seguire e alimentare la conversazione con la community dei propri fan giorno dopo giorno e settimana dopo settimana. Per mantenere viva la relazione diretta instaurata con i propri consumatori è indispensabile essere ‘always on’”.
A supportare quanto affermato da Kyncl sono intervenuti anche Diego Machado, direttore creativo di Ogilvy Brazil, e Justin Cooke, chief marketing officer della catana di abbigliamento inglese TopShop (foto a destra), che hanno entrambi puntualizzato come il successo maggiore derivi da un uso dei media integrato e guidato dal potenziale di YouTube, dall’assumersi il rischio di cambiare, approcciare in modo integrato paid media, pr, social e tutti gli strumenti oggi a disposizione.Machado, ideatore della campagna Dove “Real Beauty Sketches” per Unilever, ha spiegato infatti come non esista oggi un’altra piattaforma a parte YouTube grazie alla quale il brand avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati in termini di copertura e soprattutto di reazioni: “Con 155 milioni di visualizzazioni il film Dove è a oggi il più visto nella storia di YouTube. E’ stato ripreso e discusso dai media di tutto il mondo e naturalmente dai consumatori, che si sono scatenati in centinaia di parodie e perfino di parodie delle parodie… raggiungendo la cifra strabiliante di 4,5 miliardi di impression globali”.
Il segreto? “Essere partiti da una grande idea creativa - ha concluso Machado -, da un brand ‘autentico’ e con una mission precisa. Aver investito sull’uso strategico delle pr e del paid media per rilanciare la campagna su scala globale. Essere riusciti a infrangere, con l’accordo dell’azienda, tutte le più classiche e sacre regole del marketing tradizionale che in Unilever si adoperano da sempre”.

