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Con Heineken ruggisce il leone Publicis. Bertelli: lo story telling è il big trend

Il bilancio è di quelli, ancora una volta, clamorosi. Ben 8 leoni di cui un leone d'oro nelle Relazioni Pubbliche, due argenti nella Promo & Activation, cinque bronzi nel Direct, Outdoor, Design, Film e Integrated con le campagne Heineken 'The Candidate', 'The Real Master of Intuition', e 'The wall of opportunities. Per non parlare delle 20 campagne entrate in short list.

Publicis è l'agenzia che tra quelle italiane ha raccolto più leoni alla sessantesima edizione del Festival, e si avvicina alla straordinaria performance del 2010, quando a fare man bassa fu la famosa campagna Heineken 'Auditorium', che da sola conquistò ben 10 statuette (l'anno scorso il brand gestito da Publicis ha portato a casa 1 argento).

Quindi, il leone Heineken fa ruggire il logo/simbolo di Publicis, il leone appunto. “Siamo molto contenti soprattutto per il cliente che ci spinge sempre a cercare nuovi modi di comunicare”, dichiara ad ADVexpress Bruno Bertelli, direttore creativo esecutivo di Publicis Italia insieme a Cristiana Bocassini. E spiega come 'The Candidate', ad esempio, nasceva come un progetto di comunicazione interna, e visto il suo successo è stato veicolato a livello globale.

Ma la verità è che quando c'è un rapporto di fiducia col cliente nulla è impossibile. Heineken ha inoltre una brand personality molto forte, che li spinge a fare cose molto innovative, utilizzando canali fuori dagli schemi come, appunto, le job interview nel caso di The Candidate.

Quindi, come funziona il rapporto col cliente, si ha la massima libertà di espressione creativa? Assolutamente no. In realtà si fa molto lavoro insieme al cliente, molto brain storming con cui si decide quali piattaforme da lanciare. Ad esempio, quest'anno è stato deciso di investire sulla piattaforma del design per la rilevanza mondiale che ha il design week di Milano, cercando di comunicare il pay off 'Open your world', da cui l'operazione 'The Wall of opportunities'.

Al di là dei leoni vinti da Heineken quello che ha colpito Bertelli in questa sessantesima edizione del Festival è stata l'attenzione dedicata allo story telling, un vero big trend che sempre più si trasforma in story whispering. Nel senso che oggi più che urlare, creare 'buzz', è forse più efficace parlare sottovoce per essere ascoltati. Ne sono esempi lampanti le campagne più premiate come Dove, e Dumb ways to die.
Due anni fa Bertelli è stato giurato nella sezione Film. Quindi conosce bene i meccanismi che regolano il lavoro della giuria e sottolinea l'iniziativa Goodfellas promossa dall'ADCI negli ultimi due anni. “Abbiamo studiato le case history prima di andare a Cannes, e ci siamo preparati anche per proporre le motivazioni giuste per convincere gli altri giurati a premiare le campagne meritevoli di un qualche leone”. Bertelli tiene anche a sottolineare come, per fortuna, sia anche crollato il pregiudizio nei confronti della creatività italiana. Al contrario, oggi siamo ben considerati dai colleghi stranieri, che riconoscono il valore di quello che facciamo. Il futuro è quindi roseo.