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Gitto (Film): Missione compiuta, l'Italia vince a Cannes se fa squadra
Missione compiuta per il giurato italiano nella sezione Film, Vicky Gitto, direttore creativo esecutivo di Young & Rubicam Group. Grande è la soddisfazione per la missione italiana alla sessantesima edizione del Festival di Cannes. “Abbiamo superato il record dell'anno scorso in termini di leoni conquistati (19 contro 18) e di short list (a conti fatti 51 contro 41, ndr). Un risultato raggiunto grazie al miglioramento della qualità creativa della comunicazione italiana, e all'evoluzione dell'architettura del Festival, che ha introdotto nuove sezioni, e ha dato maggiori possibilità di competizione con lavori diversi”.
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Ma la spiegazione più importante riguarda il gioco di squadra che i giurati hanno saputo fare: “Siamo arrivati preparati all'appuntamento perché è impensabile partecipare alle giurie del Festival senza sapere chi sono i colleghi, quali lavori hanno fatto, quali sono quelli presentati dal proprio paese, e le motivazioni che servono per spingerli. Partecipare a una qualunque giuria rappresenta un privilegio unico e si deve essere assolutamente pronti e preparati”. Quale ruolo hanno le lobby tra paesi all'interno delle giurie? “Non sono lampanti ma è inutile nascondere che si confrontano fronti diversi, come quello latino, anglosassone e resto del mondo”.
Per la prima volta giurato a Cannes, Gitto spiega com'è andata nella sua sezione dove l'Italia ha conquistato due bronzi con Heineken 'The Candidate' (Publicis) e Fiorucci Food (McCann), oltre a cinque short list. “Fino a quasi l'ultima votazione avevamo sei short list. Purtroppo, alla fine si è persa la campagna per il centenario di BNL. Ma la soddisfazione rimane perché sono comunque entrate cinque campagne realizzate da quattro agenzie diverse”.
Il rammarico maggiore è per la campagna Fiorucci che per due punti non è riuscita ad ottenere l'argento. “La categoria nella quale era iscritta era particolarmente impegnativa e non ha ottenuto alcun oro, per cui c'è stato un automatico downgrading di tutti i lavori. Per Heineken c'erano state inizialmente alcune difficoltà a fargli attribuire un bronzo, poi superate grazie alle argomentazioni che ho espresso”. Nella categoria Sociale il progetto Itaca iscritto proprio da Y&R non è riuscita ad andare oltre la short list, anche in questo caso per due soli voti. “Era una categoria molto difficile, dalla quale è per altro emerso il Grand Prix (Dumb ways to die). Gli altri due lavori, purtroppo, non hanno avuto il punteggio sufficiente per ottenere un metallo”.
A proposito del Grand Prix, Gitto commenta così la decisione del Festival di darne uno per la televisione e uno per 'gli altri schermi' (interattivi, virali e interattivi): “faccio mio il pensiero del residente di giuria John Hegarty e abbiamo vissuto questa novità come un privilegio non come un problema. Ed è indubbio che tra le due categorie ci siano differenze evidenti. Con Dumb ways to die è stata premiata la freschezza e la forza di un'idea molto semplice che ha avuto una potenza straordinaria. Il suo contender, Dove, era secondo me più una campagna più sofisticata e costruiva, dà più valore alla marca e ridisegna il modo di raccontare una storia in televisione”.
A Gitto è piaciuto moltissimo l'altro Grand Prix assegnato agli altri schermi. Parliamo di Intel+Toshiba 'The Beauty Inside': “E' un lavoro con un'architettura creativa straordianria, e mostra una forza dello script eccezionale. Inoltre ha un valore aggiunto in termini di qualità esecutiva del crafting e di coinvolgimento del pubblico. Ed è un modo diverso di raccontare la tecnologia”.
Quali sono le macro tendenze riscontrate in questa edizione del Festival? “I grandi temi che si evincono sono il valore generato dalla rilevanza sociale delle marche. Inoltre è fondamentale il livello dello script, che in Italia ancora facciamo difficoltà ad esprimere. In terzo luogo, la qualità dell'esecuzione che diventa sempre più importante. Infine l'importanza della musica, driver straordinario della potenza dell'idea”.

