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La pubblicità non è in crisi ma porta i suoi miliardi nei Bric
Gli investimenti sono cresciuti anche nel primo semestre 2012 perfino negli USA. Solo l'Europa è in calo. I big spender del largo consumo, dell'auto, della finanza si stanno spostando verso i mercati emergenti dove l'economia ancora corre, come si legge su Affari e Finanza nell'articolo di Ettore Livini.
La pubblicità a livello mondiale non è in crisi. Nel primo semestre 2012 sono stati 266 i miliardi di euro (+2,7%) spesi dagli investitori per promuovere i loro prodotti. Come si legge su Affari e Finanza nell'articolo di Ettore Livini, quello che sta cambiando è la mappa della pubblicità globale. Alberto Dal Sasso, business director di Nielsen Italia, spiega ad Affari e Finanza: "Il mercato è la fotocopia di come sta cambiando il mondo. Una volta faceva i conti solo con gli alti e i bassi dell’economia. E quando il pil frenava si aggrappava agli investimenti anticiclici. Basta guardare i dati, la pubblicità balla molto più del pil."
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L’Europa ha chiuso il primo semestre 2012 con un calo del 2,7% della raccolta pubblicitaria, molto peggio del saldo della sua crescita economica. Gli Stati Uniti crescono del 2,4%. Dati che rischiano di essere rivisti al ribasso nella seconda parte dell’anno.
"Settembre è stato un mese difficilissimo - ha spiegato agli investitori in questi giorni Maurice Levy, Ceo Publicis, "molte aziende, davanti alle difficoltà del Vecchio Continente e al fiscal cliff americano hanno congelato i loro investimenti". E non la pensa tanto diversamente Wpp, che per due volte in due mesi è stata costretta a rivedere al ribasso le sue prospettive di utile: "Fino a poco tempo fa le nostre uniche preoccupazioni erano quelle per il futuro dell’Europa. Oggi invece guardiamo con un po’ di apprensione anche a quello che succede dall’altra parte dell’Atlantico", ammette Martin Sorrell, numero uno della grande agenzia.
Nei paesi emergenti però è tutta un’altra musica. Il mondo dell'advertising ha chiuso il primo semestre in Indonesia con un +25,6%. Volano Turchia (+13%) e Argentina (+16,4%). Brasile, Filippine, Hong Kong, Arabia Saudita e Nuova Zelanda viaggiano tutte con tassi di crescita superiori al 10%.
"I big spender ormai non ragionano più in termini di singoli paesi ma di macro-aree" continua Dal Sasso nell'intervista alla testata del Gruppo Espresso "E di fronte a questi dati il risultato è ovvio: l’Italia e l’Europa diventano mercati secondari rispetto a nazioni in salute migliore e con centinaia di milioni di persone che iniziano ad affacciarsi solo ora al palcoscenico dei consumi."
La carta geografica però non è l’unica lente attraverso cui leggere le grandi trasformazioni del mercato pubblicitario. La grande rivoluzione del terzo millennio è quella tecnologica. Gli investimenti pubblicitari infatti, non solo hanno traslocato in parte verso i paesi emergenti, ma stanno rapidamente posizionandosi sulle nuove piattaforme arrivate sul mercato, dai motori di ricerca ai social network, mettendo in crisi i mezzi più tradizionali.
I periodici hanno registrato un calo dell’1,3% a livello mondiale, i quotidiani hanno messo a segno un modesto +1,6%, ma in Europa (-5,2%) crescono solo sol in Norvegia e Turchia. La televisione tiene al 3,1% mentre Internet viaggia a un +7% (+11% nel Vecchio Continente).
Google oggi raccoglie da solo 36 miliardi di dollari di pubblicità all’anno e continua a crescere a due cifre. Facebook è a quota 3 miliardi e punta a 5,6 per il 2013. La raccolta sugli smartphone è destinata secondo le stime di E-Marketer, a salire dai 3 miliardi del 2011 ai 23 del 2015. E i tablet stanno dando un’altra spallata alla vecchie certezze del mercato pubblicitario.
La raccolta pubblicitaria online del New York Times, malgrado il boom degli abbonamenti digitali del quotidiano Usa, è calata nel terzo trimestre 2012 del 2%.
E in Italia nei primi otto mesi dell’anno gli investimenti pubblicitari sono calati del 10,5% (dati Nielsen) perdendo circa 560 milioni di euro. I quotidiani hanno registrato un -13,9%, le tv viaggiano a -10,9%, le radio seguono a -7,4%. Le cose vanno male anche per cinema (-22%), cartellonistica (-13%) e periodici (-16,2%). L’unico timido spiraglio di luce sono i dati della raccolta su internet, in crescita dell’11%. Nei primi otto mesi dell’anno gli investitori hanno speso online 429 milioni di euro di spot contro i 386 dello stesso periodo dello scorso anno. E la massa critica di questo segmento di mercato è arrivata a insidiare i 439 milioni di euro messi insieme a fatica da tutti i periodici tricolori.
Nielsen, in una lettera inviata in questi giorni ai suoi clienti, ha dichiarato che ben difficilmente il mercato migliorerà nell’ultima parte del 2012 rispetto al -10% registrato fino ad agosto, a differenza della previsione leggermente migliore del presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, che vede il 2012 chiudersi con un saldo negativo della raccolta al - 7,5%.
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L’Europa ha chiuso il primo semestre 2012 con un calo del 2,7% della raccolta pubblicitaria, molto peggio del saldo della sua crescita economica. Gli Stati Uniti crescono del 2,4%. Dati che rischiano di essere rivisti al ribasso nella seconda parte dell’anno.
"Settembre è stato un mese difficilissimo - ha spiegato agli investitori in questi giorni Maurice Levy, Ceo Publicis, "molte aziende, davanti alle difficoltà del Vecchio Continente e al fiscal cliff americano hanno congelato i loro investimenti". E non la pensa tanto diversamente Wpp, che per due volte in due mesi è stata costretta a rivedere al ribasso le sue prospettive di utile: "Fino a poco tempo fa le nostre uniche preoccupazioni erano quelle per il futuro dell’Europa. Oggi invece guardiamo con un po’ di apprensione anche a quello che succede dall’altra parte dell’Atlantico", ammette Martin Sorrell, numero uno della grande agenzia.
Nei paesi emergenti però è tutta un’altra musica. Il mondo dell'advertising ha chiuso il primo semestre in Indonesia con un +25,6%. Volano Turchia (+13%) e Argentina (+16,4%). Brasile, Filippine, Hong Kong, Arabia Saudita e Nuova Zelanda viaggiano tutte con tassi di crescita superiori al 10%.
"I big spender ormai non ragionano più in termini di singoli paesi ma di macro-aree" continua Dal Sasso nell'intervista alla testata del Gruppo Espresso "E di fronte a questi dati il risultato è ovvio: l’Italia e l’Europa diventano mercati secondari rispetto a nazioni in salute migliore e con centinaia di milioni di persone che iniziano ad affacciarsi solo ora al palcoscenico dei consumi."
La carta geografica però non è l’unica lente attraverso cui leggere le grandi trasformazioni del mercato pubblicitario. La grande rivoluzione del terzo millennio è quella tecnologica. Gli investimenti pubblicitari infatti, non solo hanno traslocato in parte verso i paesi emergenti, ma stanno rapidamente posizionandosi sulle nuove piattaforme arrivate sul mercato, dai motori di ricerca ai social network, mettendo in crisi i mezzi più tradizionali.
I periodici hanno registrato un calo dell’1,3% a livello mondiale, i quotidiani hanno messo a segno un modesto +1,6%, ma in Europa (-5,2%) crescono solo sol in Norvegia e Turchia. La televisione tiene al 3,1% mentre Internet viaggia a un +7% (+11% nel Vecchio Continente).
Google oggi raccoglie da solo 36 miliardi di dollari di pubblicità all’anno e continua a crescere a due cifre. Facebook è a quota 3 miliardi e punta a 5,6 per il 2013. La raccolta sugli smartphone è destinata secondo le stime di E-Marketer, a salire dai 3 miliardi del 2011 ai 23 del 2015. E i tablet stanno dando un’altra spallata alla vecchie certezze del mercato pubblicitario.
La raccolta pubblicitaria online del New York Times, malgrado il boom degli abbonamenti digitali del quotidiano Usa, è calata nel terzo trimestre 2012 del 2%.
E in Italia nei primi otto mesi dell’anno gli investimenti pubblicitari sono calati del 10,5% (dati Nielsen) perdendo circa 560 milioni di euro. I quotidiani hanno registrato un -13,9%, le tv viaggiano a -10,9%, le radio seguono a -7,4%. Le cose vanno male anche per cinema (-22%), cartellonistica (-13%) e periodici (-16,2%). L’unico timido spiraglio di luce sono i dati della raccolta su internet, in crescita dell’11%. Nei primi otto mesi dell’anno gli investitori hanno speso online 429 milioni di euro di spot contro i 386 dello stesso periodo dello scorso anno. E la massa critica di questo segmento di mercato è arrivata a insidiare i 439 milioni di euro messi insieme a fatica da tutti i periodici tricolori.
Nielsen, in una lettera inviata in questi giorni ai suoi clienti, ha dichiarato che ben difficilmente il mercato migliorerà nell’ultima parte del 2012 rispetto al -10% registrato fino ad agosto, a differenza della previsione leggermente migliore del presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, che vede il 2012 chiudersi con un saldo negativo della raccolta al - 7,5%.

