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LO STORYTELLING DI ADVexpress: GRAVITY
Nel video di oggi del servizio di ADVexpress sullo storytelling nell’audiovisual content, una ricostruzione digitale senza precedenti dell’ambiente zero gravità.
GRAVITY
Regia di Alfonso Cuaròn
Fotografia di Emmanuel Lubezki
Post-produzione di Framestore London
Cinque anni di lavorazione tra planning, prove, riprese e post-produzione, Gravity, il lungometraggio uscito ad ottobre del regista messicano Alfonso Cuaròn (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, 2004), alza l’asticella nell’utilizzo di CGI.
Ambientato a 550 chilometri sopra la terra, il film racconta, con poco dialogo e solo un minimo di caratterizzazione, di una missione nello spazio andata male. Il tema del film è la fragilità della vita nello spazio, e come metafora la solitudine della vita sulla terra, dove tutti noi siamo perennemente sul precipizio dell’abisso.
Sei mesi di riprese a Shepperton Studios, appena fuori Londra, e realizzato anche in versione stereoscopica, il film è stato fotografato da Emmanuel Lubezki, collaboratore storico di Cuaròn, con l’utilizzo di luci LED invece che luci tradizionali, che hanno dato più flessibilità creativa e tecnica nei colori riflessi della terra, la luna e il sole.

Guarda il video.
Il film è stato post-prodotto interamente dalla pluripremiata VFX studio Framestore London, che ha dovuto confrontarsi con sfide tecniche considerate quasi impossibili da superare. Mentre nel passato sequenze che illustrano l’assenza di gravità (notevolmente in Apollo 13, 1995, di Ron Howard) hanno necessitato un volo in un aereo costruito appositamente dalla Nasa (chiamato ‘vomit comet’ dai suoi fortunati passeggeri), qui le scene erano troppe numerose e troppo lunghe di durata per poterle girare in quei pochi secondi di caduta libera di un aereo. Framestore London ha ricreato gravità zero in CGI.
Sotto la supervisione tecnica di Tim Webber, collaboratore di Alfonso Cuaròn da lunga data, i VFX artisti di Framestore London hanno ricostruito non solo l’universo stellato attorno ai protagonista e i detriti, ma anche le tute spaziali, gli shuttle, il Hubble Telescope e il ISS (International Space Station).
Richard Ronan
richard.ronan@hotmail.it
Regia di Alfonso Cuaròn
Fotografia di Emmanuel Lubezki
Post-produzione di Framestore London
Cinque anni di lavorazione tra planning, prove, riprese e post-produzione, Gravity, il lungometraggio uscito ad ottobre del regista messicano Alfonso Cuaròn (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, 2004), alza l’asticella nell’utilizzo di CGI.
Ambientato a 550 chilometri sopra la terra, il film racconta, con poco dialogo e solo un minimo di caratterizzazione, di una missione nello spazio andata male. Il tema del film è la fragilità della vita nello spazio, e come metafora la solitudine della vita sulla terra, dove tutti noi siamo perennemente sul precipizio dell’abisso.
Sei mesi di riprese a Shepperton Studios, appena fuori Londra, e realizzato anche in versione stereoscopica, il film è stato fotografato da Emmanuel Lubezki, collaboratore storico di Cuaròn, con l’utilizzo di luci LED invece che luci tradizionali, che hanno dato più flessibilità creativa e tecnica nei colori riflessi della terra, la luna e il sole.

Il film è stato post-prodotto interamente dalla pluripremiata VFX studio Framestore London, che ha dovuto confrontarsi con sfide tecniche considerate quasi impossibili da superare. Mentre nel passato sequenze che illustrano l’assenza di gravità (notevolmente in Apollo 13, 1995, di Ron Howard) hanno necessitato un volo in un aereo costruito appositamente dalla Nasa (chiamato ‘vomit comet’ dai suoi fortunati passeggeri), qui le scene erano troppe numerose e troppo lunghe di durata per poterle girare in quei pochi secondi di caduta libera di un aereo. Framestore London ha ricreato gravità zero in CGI.
Sotto la supervisione tecnica di Tim Webber, collaboratore di Alfonso Cuaròn da lunga data, i VFX artisti di Framestore London hanno ricostruito non solo l’universo stellato attorno ai protagonista e i detriti, ma anche le tute spaziali, gli shuttle, il Hubble Telescope e il ISS (International Space Station).
Richard Ronan
richard.ronan@hotmail.it

