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McCann Italia taglia il 30% dei dipendenti: 40 persone in uscita tra Milano e Roma
La riduzione degli investimenti pubblicitari da parte delle aziende impatta anche sul business delle agenzie pubblicitarie: nel caso di McCann, a pesare sulla drastica decisione sarebbero la perdita di un cliente importanti come Findus (passato in Havas WW London) e la crisi del settore automotive, a cui era stata dedicata una divisione ad hoc, ora da ridimensionare. Inoltre il cliente Chevrolet ( gruppo General Motors, cliente McCann) ha annunciato di voler abbandonare l'Europa occidentale e orientale a partire dal 2016. I dipendenti sono entrati in sciopero.
La crisi non risparmia nessuno, tanto meno i colossi dell'advertising. La reazione a catena d'altra parte era prevedibile: le aziende sono costrette a far fronte a drammatici cali di fatturato che le porta a ridurre i costi, tra cui gli investimenti pubblicitari, e questo naturalmente impatta sulle agenzie di pubblicità.E' di questi giorni la notizia (pubblicata anche da Affari & Finanza di Repubblica) che l'americana McCann Erickson ha in programma di tagliare in Italia il 30% dei dipendenti, ovvero 40 delle 120 persone attualmente impiegate tra le sedi di Milano e Roma. Una decisione drastica, sulla quale a pesare sarebbero state principalmente la perdita di un cliente importante come Findus (andato in Havas Worldwide London, leggi news, mentre la gara media che vede coinvolta anche UM è ancora aperta), e la crisi del settore automotive: al cliente General Motors era stata dedicata una divisione ad hoc, ora da ridimensionare. Sempre secondo Repubblica nel 2012 le perdite dell'agenzia in Italia si sarebbero attestate a 2,2 milioni di euro.
In realtà, purtroppo, non si tratta di una novità per molte agenzie internazionali e, soprattutto per McCann: negli ultimi anni (si ricorderà il giro di licenziamenti e il relativo sciopero del 2009) ci sono stati altri tagli che hanno portato una riduzione complessiva del personale di circa il 40%.
Nel 2010 (leggi news) si tentò di ricompattare l'agenzia appartenente alla holding Interpublic sotto il triunvirato composto da Giuseppe Usuelli (richiamato ad occuparsi dell'Italia a discapito di una parte degli incarichi internazionali), Willy Proto (cui spettava il controllo finanziario e amministrativo di tutte le società IPG) e Milka Pogliani, richiamata a dirigere il reparto creativo dopo l'uscita di Marco Cremona mandato in Russia a seguire il cliente Nestlé. Al triunvirato il compito di gestire la fusione di McCann Worldgroup e McCann Erickson Italia, in una unica entità, la McCann Worldgroup Italia. Mentre a Giuseppe Cogliolo, CEO di McCann Erickson Italia dal 2005 al 2010, veniva data la carica di Vice Presidente di McCann Worldgroup Italia.
Nel novembre del 2011 (leggi news) è addirittura l'headquarter europeo guidato da Gustavo Martinez (lo scorso 6 novembre nominato presidente globale di JWT) a prendere in mano le redini del Gruppo trasferendosi nella sede di Via Valtellina. Usuelli, Proto e Pogliani, potevano quindi lasciare definitivamente i propri incarichi e Michele Sternai (nella foto), diventava ceo di McCann Worldgroup Italia. Di lì a poco Alex Brunori ne assumeva, invece, la carica di direttore creativo esecutivo (ricordiamo i tre leoni di bronzo vinti nell'ultima edizione del festival di Cannes con salumi Fiorucci). Evidentemente, nonostante l'impegno del manager internazionale e locale le cose non sono andate esattamente per il verso giusto. E la notizia di un'ulteriore ristrutturazione ovviamente non è stata ben accolta dai dipendenti, che hanno incrociato le braccia, organizzando lo scorso venerdì 6 dicembre un flash mob davanti agli uffici, durante il quale sono stati distribuiti volantini dal titolo 'Dobbiamo parlare'. I sindacati chiedono infatti di poter dialogare con l'azienda, dal momento che a loro parere è mancata "una trattativa che trovasse un accordo tra le parti, per stabilire un piano di esuberi che cercasse di tutelare gli interessi dei dipendenti".
Molti dipendenti di Milano e di Roma sarebbero stati invitati a presentare volontariamente le proprie dimissioni, in cambio di offerte economiche. Insomma, come nel 2009, sembra che anche la 'forma', ossia la mancanza di un confronto tra le parti, abbia fatto crescere la tensione fino al punto in cui è arrivata venerdì. Purtroppo, nonostante la richiesta da parte di ADVexpress, nessuno in McCann Worldgroup Italia ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

