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Space Available in Cannes/1. From GRP’s to Oculus: Thank You Creativity

Nella sua rubrica da Cannes, Pasquale Diaferia osserva come Oculus è la parola chiave del Festival di quest’anno. O quantomeno la prima in ordine di tempo. Samsung ha militarizzato il Palais, e tutte gli spazi in cui i delegati passano, con i suoi visori di Virtual Reality. Nokia ha mostrato sulla spiaggia OZO, la neonata camera sferica per realizzare filmati, in altissima qualità audio e soprattutto video, con 8 ottiche ed altrettanti microfoni. Ma la creatività e le idee restano centrali. "In questo delirio di VR e digitale, su uno dei pannelli all’interno del Palais c’è una frase davvero significativa, che parla degli skill base: “ I fondamenti della pubblicità stampa (scrittura, art direction, illustrazione e fotografia) rimarranno sempre i pilastri della narrazione. pensare che i numeri, da soli, ci permettano di costruire una relazione con il nostro cliente finale, ecco, forse si sta perdendo di vista il processo".
Buffo aprire il primo pezzo da Cannes con quasi lo stesso titolo di un intervento del convegno di Assocom di mercoledì scorso. Ma Oculus è la parola chiave del Festival di quest’anno. O quantomeno la prima in ordine di tempo.

Perfino nella zona specializzata nell’Healthcare ci sono aree di dimostrazione degli effetti della riproduzione di realtà virtuale. Samsung ha militarizzato il Palais, e tutte gli spazi in cui i delegati passano, con i suoi visori di Virtual Reality. Decine di sedie girevoli di ottimo design con l’apparecchio da fissare sugli occhi, per mostrare le meraviglie della tecnologia virtuale.

Addirittura in strada c’è una enorme area di Oculus test, frequentatissima dai turisti curiosi che passano a farsi le foto sulla scalinata delle star.

Anche Nokia ha predisposto un geodete sulla spiaggia in cui  mostrano OZO, la neonata camera sferica per realizzare filmati, in altissima qualità audio e soprattutto video, con 8 ottiche ed altrettanti microfoni. Vedere in oculus con quella qualità, provato personalmente, è davvero pazzesco, molto più di quanto l’aggettivo “immersivo” possa raccontare.

Eppure, in questo delirio di VR e digitale, su uno dei pannelli all’interno del Palais c’è una frase davvero significativa, che parla degli skill base: “ I fondamenti della pubblicità stampa (scrittura, art direction, illustrazione e fotografia) rimarranno sempre i pilastri della narrazione”.

Ecco, forse, come aveva già fatto Emanuele Nenna mercoledì scorso, sempre al convegno Assocom allo Iulm, non bisogna dimenticarsi della centralità delle idee. Anch’io amo usare, da circa vent’anni, una slide all’interno delle mie relazioni sull’uso creativo della tecnologia. Ha un titolo semplice e forte, che dice: “First Ideas, Then Machines”.

Anche se qualcuno ci prova a banalizzare la cultura del progetto, non dimentichiamoci che, alla fine è il contenuto che genera l’esecuzione, non il contrario. Sul tema molto si è dibattuto, ma la conclusione è sempre che non si può pensare di non avere un’idea centrale, rilevante per il consumatore. Poi, se l'inaspettato viene dall’esecuzione tecnologica, evviva. Ma pensare che i numeri, da soli, ci permettano di costruire una relazione con il nostro cliente finale, ecco, forse si sta perdendo di vista il processo.

Non è un caso che, dopo dieci anni di convegni sempre con lo stesso titolo (Are Big Data Killing Creativity?), per la prima volta qui al Festival arriva uno statement che definitivamente chiude la questione: “Thank You, Creativity.” Lo hanno scritto dappertutto, sulle t-shirt che vendono nello store del festival, sulle borse cyan che i delegati portano a passeggio sulla Croisette, sui
muri e sui tovagliolini di carta.

Senza le idee, e quelli che le creano, questa industria non esiste. Punto.

Il resto è tecnologia, che misura l’efficacia delle pianificazioni e che ti fa vedere quello che non c’è. E la tecnologia cambia, in continuazione. Mentre le emozioni che guidano i comportamenti, le scelte, la società, restano sempre le stesse. Dalle caverne da cui veniamo, ed in cui dobbiamo sforzarci, attraverso la scienza, la cultura, la civiltà, di non tornare.


Pasquale Diaferia