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SPECIALE CANNES. L'era della 'connected collective'

Cannes. Nell'ultima giornata di Festival, il seminario di News Corporation, tenuto da Joe Talcott, group marketing director- News Limited , ha ripercorso la storia della comunicazione, dalla nascita del linguaggio al web, per giungere a tre conclusioni: oggi, il vero medium sono le masse, il confine tra produttori e fruitori di contenuti è più labile e l'attenzione si sposta sempre più dalla tecnologia al messaggio.

(Dalla nostra inviata a Cannes Serena Piazzi) . I cambiamenti nel mondo della comunicazione avvengono così velocemente che spesso non ce ne rendiamo conto. Cambiano i mezzi, cambia il nostro modo di utilizzarli, ma noi difficilmente ci fermiamo a riflettere su quali implicazioni possano avere queste piccole grandi rivoluzioni, ne siamo semplicemente travolti.

Basterebbe guardare un po' indietro nella storia, invece, per scoprire che alcuni meccanismi del passato sono validi ancora oggi. E' partito proprio da questo presupposto il seminario di News Corporation, tenuto nell'ultima giornata di Festival da Joe Talcott (nella foto), group marketing director - News Limited .

Talcott ha ripercorso velocemente la storia della comunicazione. Agli albori del genere umano, la nascita del linguaggio ha reso possibile l'atto del comunicare; con la scrittura, gli individui hanno conquistato l'opportunità di parlare alle generazioni successive; con la stampa, invece, è nato il primo vero mass medium.

Attualmente ci troviamo nella fase della 'connected collective', ovvero siamo una generazione 'connessa'. Questo significa che possiamo comunicare in ogni modo: i singoli con le masse, le masse tra di loro e così via. Secondo Talcott, le implicazioni che ne derivano sono importanti e interessanti da analizzare.

"La prima - ha spiegato il group marketing director - News Limited - è che oggi le masse sono il medium. A dimostrarlo è il successo riscosso dai social network: le persone vanno sul web, comunicano, caricano foto e si aspettano che gli altri facciano lo stesso per partecipare e commentare. Ciò comporta la necessità di un nuovo modello di business, dove la separazione tra i marketer e i consumatori è sempre più labile. Il modello organico, che prevedeva che i contenuti venissero prodotti da persone deputate per farlo e poi distribuiti e fruiti è sorpassato, oggi le agenzie e le aziende producono contenuti insieme agli utenti, non più soltanto per gli utenti".

A parere di Talcott, inoltre, è sbagliato definire Internet come un medium. "La rete non è un mezzo - ha spiegato - ma un luogo, dove le persone possono compiere varie azioni, da acquistare oggetti a guardare la tv, da scaricare musica a commentare foto. E' importante considerare quello che fanno, più che il tempo che trascorrono in rete. Sta succedendo ora esattamente quello che è successo con tutte le altre 'novità tecnologiche': dopo una fase in cui è la tecnologia ad essere in primo piano, ne subentra un'altra in cui è ciò che viene trasmesso a catturare l'attenzione: dopo aver osservato con curiosità il primo giornale, si è passati ad esaminarne il messaggio che veicolava, dopo essere stati attratti dalle possibilità del web, si guarda a quello che si trova sulla rete, cioè al contenuto".

Un contenuto che è sempre più spesso autoprodotto. E molto spesso creativo, tanto da costituire una sfida per chi si occupa di creatività di professione. D'altra parte, che sia frutto di professionisti o no, il talento, come ha anche affermato Talcott in chiusura, "vince sempre". Solo che, grazie alle nuove tecnologie e alla rete in particolare, è più facile esprimerlo, perchè tutti hanno la possibilità di farlo.