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SPECIALE CANNES. Khai Meng (Ogilvy): 'Quel che conta è l'idea'
(Cannes. Dalla nostra inviata Elena Colombo).
'You don't' need much, you just need an idea'. 'Non serve altro, solo un'idea'. Questo l'unico
suggerimento, o per meglio dire incitamento, che Than Khai
Meng, Ogilvy World Creative Director, ha rivolto ai giovani creativi,
questa mattina, nella Young Lions Zone del Palais. L'idea al centro di
tutto, di ogni processo creativo. Espressa con freschezza, semplicità,
originalità. Ma come si possono avere 'good ideas'?
Ecco i consigli di Meng: "Depuratevi da ogni processo, schema e ridigità mentale, osservate persone e oggetti quotidiani partendo da punti di vista sempre diversi, siate spontanei, ironici, istintivi, caotici quanto basta, lasciate esplodere fantasia e curiosità e divertitevi, senza limiti". Due le 'regole' fondamentali, dunque, per chi fa della creatività il suo mestiere e per chi intende diventare 'the master of idea': riscoprire il potere della semplicità e scrollarsi di dosso gli eccessi di pensiero: 'Just relax and have fun' sollecita Khai Meng. Certo è che non basta dare un'osservata alla quotidianità per essere creativi. Secondo Khai Meng è fondamentale imparare l'arte di vedere, perché, spiega "Scoprire significa vedere quello che ciascuno ha visto e pensare quello che nessuno ha pensato". Come afferma John Constable 'Vedere è un'arte, deve essere imparata'.
In effetti, dalla collection di idee creative provenienti da tutto il mondo
proiettata stamattina al Palais è chiaro che è da una nuova interpretazione
della realtà, filtrata dallo humour, che può provenire lo spunto per un'ottima
campagna. Così come dalla semplicità di un'idea altrettanto potente può
scaturire una campagna integrata che faccia il giro del mondo.
Basta pensare al progetto ideato da Ogilvy per la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico che dal 7 al 18 Dicembre a Copenhagen vedrà discutere sul pianeta 192 rappresentati da tutto il mondo. Come diffondere un messaggio di speranza con un linguaggio diretto che superi le barriere linguistiche dei Paesi? Semplice: trasformando Copenhagen in Hopenhagen e veicolando l'idea con strategica genialità negli aeroporti, nelle affissioni sui ponti delle autostrade, nelle bandiere tinte di verde in una grande piazza di una capitale europea, su stampa, in maxi affissioni nelle città, su un sito internet www.hopenhagen.org che faccia da fulcro informativo al progetto e che raccolga riflessioni, consigli e messaggi della gente su quello fa bene al Pianeta, dai pannelli solari all'acqua trasparente per tutti. Potenza roboante di un'idea che racconta in una parola il significato di un summit che vuole consegnare alle persone il potere di guidare i leader che discuteranno del Pianeta.

