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SPECIALE CANNES. La Rock’n’Roll Media Company di Little Steven
(Cannes, dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). La musica è talmente
parte della sua vita che come testimone di nozze ha avuto Bruce
Springsteen, per officiare la cerimonia si è rivolto a Little
Richards e, mentre accompagnava sua moglie Maureen all'altare,
Percy Sledge ha cantato per gli invitati 'When a man loves a
woman'. Stiamo parlando di Steven Van Zandt, o Little
Steven, ospite quest'oggi di Tim Mellors, chief
creative director worldwide di Grey per l'annuale seminario
dedicato al music business organizzato dall'agenzia.
Nel corso della chiacchierata fra i due è emersa la grande poliedricità
dell'artista: musicista e co-fondatore della E Street Band di
Springsteen, disc jockey con un programma settimanale trasmesso da oltre 200
emittenti e ascoltato da 2 milioni di persone, attivista politico e umanitario,
fondatore e manager della propria casa discografica nonché talent scout, e per
finire anche attore tv (nel serial 'I Soprano' - foto a
destra).
"Nonostante tutte queste attività,
compresa la sua carriera da solista – ha osservato Mellors –, la caratteristica
principale di Steven è il ruolo defilato che assume in qualsiasi
circostanza, nella vita come nella finzione tv al servizio di due diversi 'boss'... Un
ruolo scelto o imposto?"
"Fin da quando ho cominciato ho sempre voluto essere parte di un gruppo, più che un leader. È la ragione per cui sono entrato nel 'music business', che all'epoca voleva dire suonare per far divertire e ballare le persone nei club, e che solo dopo anni di gavetta permetteva di trasformarla in un mestiere che dava da vivere. Oggi è tutto diverso: e la ragione per cui ho assunto un ruolo differente, da discografico, è in un certo senso proprio per aiutare e proteggere il lavoro degli artisti, il mio come quello dei giovani".
"Che cosa pensi del rapporto che esiste
oggi fra marche e musicisti?" ha chiesto Mellors (nella foto a sinistra).
"Siamo in una fase di grandi cambiamenti – ha risposto Van Zandt. È come un cerchio che si chiude: agli inizi della musica Pop, nei primi anni Sessanta, partecipare a uno spot per i cantanti era normale. Quando alla fine di quel decennio, e poi per tutti gli anni Settanta e Ottanta, il Pop si è trasformato in Rock e le canzoni da 2 minuti sono diventate di 12, i musicisti hanno cominciato a considerarsi 'artisti' e non hanno più accettato compromessi. Il pubblico stesso li avrebbe considerati 'venduti'. Adesso il rapporto commerciale sta tornando a essere accettabile e anzi, in molti casi, addirittura essenziale".
"Nel momento in cui ho fondato Wicked Cool Records – ha proseguito – ho cercato deliberatamente di non farne una casa discografica ma una Rock'n'Roll 'media company': siamo perfettamente consapevoli che fin dagli ultimi 5 o 6 anni le vendite di dischi non sono più sufficienti a mantenere in vita l'azienda, e stiamo facendo progressi nei rapporti con le aziende proponendo loro qualcosa di nuovo, che le aiuti a differenziarsi dai soliti nomi. Ancora non ci siamo arrivati, ma credo che in futuro diventeranno sempre più numerosi i casi di marchi che 'adotteranno' una band o un musicista, diventandone sponsor fin dall'inizio e non solo per usarli nei classici spot da 30" ma attraverso una miriade di attività integrate".

