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SPECIALE CANNES. Roger Daltrey, la leggenda del brand The Who

Dopo Little Steven e in attesa di Bob Geldof (in arrivo al Palais domani), oggi è stata la volta di un’altra vera e propria icona del rock britannico e mondiale: Roger Daltrey, voce dei The Who, che parlando con  Harvey Goldsmith (promoter di Live Aid e altri storici eventi musicali), ha spiegato il ruolo giocato del marketing nel successo della sua band.

(Cannes, dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). Quello che era stato indicato come il 'Festival della crisi' - ma della quale nei vari seminari e workshop si è finora solo accennato - si sta in realtà trasformando in un Festival Rock. Mercoledì Little Steven, braccio destro di Bruce Springsteen nella E Street Band e oggi anche discografico, aveva portato a esibirsi sul palco della Sala Debussy del Palais uno dei gruppi di punta della sua scuderia, le Cocktail Slippers. Venerdì sarà la volta di Bob Geldof, che affiancherà Kofi Annan, Act!Havas per promuovere una comunicazione e un'azione più incisiva in tema di cambiamento climatico.

Ma la rockstar più grande di quest'anno rimarrà comunque Roger Daltrey, voce dei The Who, che al termine del seminario 'Resist the usual', promosso da Young & Rubicam, ha imbracciato la chitarra e interpretato due brani per la gioia di una platea strapiena ed entusiasta.

Il seminario si è aperto con una breve chiacchierata fra Hamish McLennan, global chairman e ceo Y&R, e Harvey Goldsmith, promoter di tour e concerti rock (uno per tutti: la reunion dei Led Zeppelin a Londra, nel dicembre 2007) ed eventi musicali di portata storica come Live Aid e Live 8. Ma poco dopo McLennan ha chiamato sul palco Roger Daltrey e lasciato i due ospiti a discutere in piena libertà.

"Come è stato possibile – è stata la prima domanda di Goldsmith – per la vostra band, ma anche per il vostro brand, sopravvivere così a lungo nonostante i lutti e le divergenze che ci sono state nei vostri oltre 40 anni di storia?".

"Il segreto è probabilmente nella doppia anima che ci contraddistingue fin dall'inizio – ha risposto Daltrey –. Il background di Pete Townshend è quello della 'Art School', e fin da ragazzo aveva perfettamente chiari i meccanismi del marketing. Io e gli altri eravamo più rozzi, dei ragazzi di strada. Questo mix ci ha permesso di essere diversi fin dall'inizio e di farci notare: per esempio distruggendo gli strumenti sul palco al termine dei concerti, anche se i giornalisti pensavano fosse solo una messa in scena in realtà per noi lo era solo al 25%, per il rimanente 75% era una questione di sound...".

Il primo punto di svolta, ha raccontato il cantante, è arrivato quando Kit Lambert, figlio di un musicista classico e di grande cultura, e Chris Stamp, un 'Eastender' proletario come lo stesso Daltrey, sono diventati manager del gruppo e lo hanno spinto a diventare portavoce dell'allora nascente movimento Mod.

"La band e il brand The Who diventarono così qualcosa di molto più forte nell'immaginario giovanile, grazie a un manifesto che rimane tuttora negli annali del design (vedi foto a fianco). Un'immagine che ha portato migliaia di giovani al Marquee Club, nel West End di Londra, per settimane e settimane, e che non ci ha mai abbandonato".

Parlando del rapporto fra la musica del gruppo e il marketing, Daltrey ha poi citato il disco 'The Who Sell Out', nato come protesta contro il governo britannico che aveva chiuso le radio 'pirata', le uniche che all'epoca trasmettevano rock: "L'intero album era stato strutturato proprio come se fosse un programma radiofonico, con tanto di jingle e di spot pubblicitari - tutti scritti e interpretati da noi - fra una canzone e l'altra".

Il secondo momento 'storico' che trasformò la band in un fenomeno mondiale fu però, come ha ricordato Goldsmith, l'uscita di 'Tommy', la prima 'opera rock' in assoluto, e la sua presentazione dal vivo in sale da concerto classiche: "Un vero esempio di genialità applicata al marketing".

"Anche in quel caso l'idea venne da Lambert e dal suo background classico. Fu lui a suggerirla a Pete, stanco del fatto che la critica non riconoscesse al rock il ruolo di musica contemporanea che secondo lui meritava. Eravamo nell'epoca dei singoli da 3 minuti – ha detto Daltrey – e noi provammo anche in quel caso a fare qualcosa di diverso: così, quando abbiamo suonammo nelle Opera House di tutta Europa e in America, era la prima volta che in quelle sale entravano chitarre elettriche e ragazzi con i capelli lunghi. Poi arrivarono Robert Stigwood e Ken Russell che produssero il film e divenne un successo mondiale. E il resto, come si dice, è storia...".

Dal passato al presente: quale l'opinione di Daltrey su pirateria e download illegali?

"È stata la stessa industria a darsi la zappa sui piedi distruggendo il 40% del valore di quelli che una volta erano i 'dischi'. Abbandonando i vecchi vinili e le loro copertine, sostituendoli con dei dischetti di alluminio orribili, hanno rovinato il packaging e la grafica che rendevano l'esperienza di ascolto molto più ricca. E a quel punto il download della sola musica trova una sua ragione..."

Goldsmith ha infine ricordato le attività degli Who in sostegno del Teenage Cancer Trust: "Abbiamo fatto beneficenza per molti anni – ha spiegato Daltrey– perché ci sentivamo dei privilegiati. Ma a un certo punto ci siamo resi conto che la maggior parte di ciò che davamo o facevamo non dava alcun riscontro o risultato concreto. Abbiamo quindi deciso di concentrare i nostri sforzi su una sola cosa, anche se piccola, e così, dieci anni fa, è nato il Trust: abbiamo già costruito in 16 ospedali inglesi altrettanti reparti dedicati alla cura dei tumori dei ragazzi e altri 4 sono in costruzione – ha concluso –. Ne siamo orgogliosi, perché tutto ciò, in fondo, nasce semplicemente dalle canzoni scritte da Pete...".