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Sullo spot degli strofinacci è polemica: 'inno al femminicidio'. L'azienda ritira la campagna

Inutile l'intervento del consulente marketing dell'azienda Stefano Antonelli che ha respinto le accuse al mittente: "Siamo dinanzi alla classica tempesta in un bicchiere d'acqua. C'è stata una lettura distorta del messaggio. Certo è che non c'è alcuna ispirazione al femminicidio: chi lo afferma lo fa in maniera davvero impropria".
Molte le polemiche sollevate da alcune parlamentari del centrosinistra nei giorni scorsi sulla campagna pubblicitaria dall'azienda di strofinacci Clendy di Casoria in cui al claim 'Elimina tutte le tracce' corrisponde l'immagine di un uomo che ripulisce la scena del crimine in cui si intravede il corpo di una donna cadavere.

"Inneggiamento al femminicidio" l'accusa che ha visto scendere in campo il ministro per le Pari Opportunità Elsa Fornero chiedendo all’Istituto per l’autodisciplina pubblicitaria il ritiro dello spot . Secondo il ministro, “pubblicità siffatte, che prendono spunto dal drammatico fenomeno del “femminicidio”, oltre a svilire l’immagine e la dignità della donna, istigano ad ingiustificati e gravissimi comportamenti violenti”.

L'azienda è stata costretta in questi giorni al ritiro della campagna. Inutile l'intervento del consulente marketing dell'azienda Stefano Antonelli che ha respinto le accuse al mittente: "Siamo dinanzi alla classica tempesta in un bicchiere d'acqua. C'è stata una lettura distorta del messaggio. Certo è che non c'è alcuna ispirazione al femminicidio: chi lo afferma lo fa in maniera davvero impropria".

La seconda versione dello spot propone la donna assassina. "La ditta voleva far leva sull'ironia del messaggio: sul manifesto si vantano le doti del nuovo prodotto che, assicura, "ammazza" lo sporco. Ci dispiace che ci sia stato questo clamore mediatico - aggiunge Antonelli - è semplicemente un messaggio pubblicitario, come tanti altri, che serve a richiamare l'attenzione. Nessun intento offensivo verso le donne, come dimostra anche la doppia versione del manifesto".

Le polemiche su pubblicità sessiste, volgari o provocatorie a Napoli sono all'ordine del giorno. Nel 2008 comparve a Fuorigrotta il maxi-cartellone di una compagnia di navigazione che puntava su un gigantesco decollétè. Dieci metri invasi da due enormi seni che distraevano centauri e automobilisti. Nel 2011 una rivendita di pneumatici partenopea pensa bene di utilizzare la classica pin up col sedere bene in vista e, dopo le polemiche, ci mette una toppa piazzando una ruota di scorta sul lato B della modella. Anche Bari si difende: nel 2008 apparvero in città i manifesti di un brand di gioielleria. Tre modelle con l'inequivocabile slogan: «E tu dove glielo metteresti?». Due anni fa un'azienda d'abbigliamento napoletana giocò pesante con lo slogan «Sono Maddalena e faccio la escort», scatenando l'ennesima bufera.