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Assegnazione delle frequenze sul dtt, quale la via giusta?

Il piano di digitalizzazione dell'Italia prosegue di pari passo con le polemiche relative al piano di assegnazione delle frequenze proposto dall'Agcom. Sul tema si sono espressi oggi, 4 maggio, Stefano Mannoni, in rappresentanza dell'Autorità, Paolo Romani, vice ministro per lo Sviluppo Economico, Andrea Ambrogetti, presidente DGTVi, oltre a esponenti delle tv locali.
"La digitalizzazione è la cronaca di un grande successo, l'Italia deve proseguire nel suo percorso verso l'innovazione superando le polemiche che bloccano l'attuarsi del piano di assegnazione delle frequenze. Non si deve delegittimare la via italiana alla digitalizzazione". Ha esordito così Stefano Mannoni, in rappresentanza dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel suo intervento in occasione della seconda giornata della Quinta Conferenza Nazionale sulla Tv Digitale Terrestre. La polemica riguarda in primis Sky, che potrebbe essere autorizzato dalla commissione europea sulla concorrenza a entrare con il proprio marchio nel dtt (dove è già presente con Cielo, ndr.) partecipando al 'beauty contest' (ovvero alla gara, ndr.) indetto dall'Agcom.  

"Gli operatori non possono contestare in modo radicale il piano di assegnazione proposto - ha affermato Mannoni - anche perchè bisogna rendersi conto che la coperta è troppo corta per accontentare tutti. Le loro ragioni sono valide ma il nostro intento è costruire un percorso pragmatico, che risponda a regole precise, e l'Agcom deve essere aiutata nel suo difficile compito. Le frequenze devono essere assegnate in modo equilibrato: la Rai non può far valere la sua natura di servizio pubblico come stendardo per aggiudicarsene un numero spropositato; alle tv locali destineremo la quota a cui hanno diritto, vagliando con attenzione i singoli canali. Con la digitalizzazione si assiste infatti a una proliferazione dei canali non sempre all'insegna della serietà e al momento l'inutilizzo dei canali è un lusso che non ci si può permettere".

Nutre qualche dubbio sull'efficacia del piano di assegnazione delle frequenze stabilito dall'Agcom Andrea Ambrogetti (nella foto a sx), presidente DGTVi.  "Le emittenti locali serie rischiano di soccombere nel mare magnun dei nuovi canali nati con l'avvento del digitale - ha dichiarato - Chiediamo all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il massimo impegno nella messa a punto di un piano che non nasca da elaborazioni teoriche e ingegneristiche, come quello attualmente oggetto di discussione, ma che riconosca la realtà esistente. A nostro parere, ogni operatore deve semplicemente portare sul digitale le frequenze che già possiede in analogico, senza agevolazioni per nessuno, nemmeno in merito all'ordinamento dei canali. Non possiamo tollerare che, ora che l'Italia è digitale, nuovi operatori usufruiscano delle infrastrutture in cui altri hanno investito denaro e impegno per anni. Non devono esserci regali, né in terra né in cielo. Inoltre, chiediamo che le frequenze vengano rilasciate al più presto nelle regioni prossime allo switch off".

D'accordo, naturalmente, i rappresentanti delle tv locali. "35 anni di storia non si possono cancellare, gli sforzi fatti vanno tenuti in considerazione - ha spiegato Maurizio Giunco, presidente associazioni tv locali FRT - Il piano deve essere rivisto tenendo conto dell'importanza delle tv locali, che vanno tutelate in quanto garantiscono il pluralismo del panorama televisivo e il radicamento al territorio".

"Lo schema di piano presentato è frutto di elaborazioni tecniche  - ha fatto eco Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti Corallo - se dovesse essere approvato alcune delle frequenze appanaggio delle tv locali verrebbero eliminate con grave danno per l'intero panorama televisivo nazionale".

Anche Paolo Romani (nella foto a dx), Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, dopo aver ripercorso le tappe che hanno portato alla digitalizzazione in Italia e aver annunciato che si sta impegnando per far sì che lo switch off possa essere completato già nel 2011, ha giudicato il piano proposto dall'Agcom troppo teorico e "privo di attinenza con il territorio".  "Nel processo di assegnazione è importante anche tenere conto dell'utilizzo che viene fatto delle frequenze assegnate - ha spiegato il Vice Ministro  - Attualmente, ad esempio, solo il 4,3% dei mux (gli apparecchi che consentono la trasmissione del segnale, ndr.) viene utilizzato in modo efficiente. Saremo molto rigidi sul rispetto delle regole da parte degli operatori, pena la revoca dell'autorizzazione alla trasmissione".

Riguardo al tema, anch'esso molto dibattuto, dell'ordinamento dei canali sulla piattaforma digitale terrestre, Romani ha affermato: "L'ordinamento deve essere stabilito garantendo la semplicità d'uso per l'utente, per questo una prima tranche sarà dedicata ai canali nazionali più popolari, una seconda ai semigeneralisti e una terza alle tv locali. Il problema sta nelle posizioni 8 e 9, dal momento che le locali giudicano penalizzante posizionarsi su un canale a doppia cifra e vorrebbero quindi far slittare le semigeneraliste dopo di loro".

Il Vice Ministro, al di là delle qustioni spinose ancora da risolvere, si è detto comunque soddisfatto dei risultati raggiunti finora: "Siamo alla vigilia della Rivoluzione Digitale, abbiamo tutte le carte in regola per condurla nel modo più efficace possibile dal punto di vista tecnologico, normativo e infrastrutturale".

Serena Piazzi