Live Communication
Audiradio: radio digitale, è il tempo della collaborazione
(Santa Margherita Ligure - dal nostro inviato Claudia Albertoni) "Se per 10 anni il tema della radiofonia digitale ha rappresentato un terreno di scontro, oggi tutti gli operatori convergono sul fatto che la transizione alla radiofonia digitale si può e si vuole fare". Lo ha detto Stefano Ciccotti, amministratore delegato Rai Way, intervenendo alla seconda giornata di lavori del convegno Audiradio. "Fino a pochi anni fa la tecnologia non era in grado di soddisfare le esigenze di tutti per la scarsità delle frequenze: ma con i nuovi standard di codifica e la loro flessibilità si può soddisfare tutto il sistema, aggiungendo contenuti multimediali a quelli base della radio". Uno scenario che è già realtà in alcuni paesi: in Sud Corea si raggiungono 10 milioni di ascoltatori, in UK a fine anno saranno 9. In Francia e in Germania l'attuazione è prevista per la fine del 2009. Anche nel nostro paese non mancano le iniziative: fra l'altro, l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ha attivato un tavolo tecnico, già al lavoro.
Anche Sebastiano Sortino, dell'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, ha sottolineato che "i tempi della netta contrapposizione sul tema del Dab sembrano ormai superati, si opera in uno scenario di collaborazione. Lo dimostra il tavolo tecnico che riunisce concessionarie e operatori del settore, e che porterà a una regolamentazione non calata dall'alto". Dato che per il passaggio alla radiofonia digitale non esiste una data per o switch-off, "sarà il mercato a decretare la fine della vecchia radio, e la gradualità del passaggio tutelerà gli operatori esistenti". Un altro tema è quello delle frequenze destinate alla radio e in realtà occupate dalla televisione: "il regolamento per la Sardegna stabilisce che questo non potrà più avvenire". Infine, un monito per il mercato: "la svolta digitale non dovrà significare un mero cambiamento di modalità trasmissiva: farà segnare un passo avanti alla radiofonia solo se sarà uno strumento per migliorare l'offerta, altrimenti non si vede perché il pubblico dovrebbe esserne entusiasta".
Parole e musica della pubblicità in radio
Oltre agli interventi istituzionali, la mattinata ha visto uno spazio dedicato alla creatività, con l'intervento di Milka Pogliani, presidente e direttore creativo esecutivo McCann-Erickson, che ha riconosciuto che il boom della telefonia mobile ha riportato al centro la comunicazione verbale. Non è casuale che molti spot radio prendano spunto da situazioni narrative basate sull'utilizzo del cellulare. "La rivoluzione della parola – ha detto - ha portato anche a una fioritura di slang e neologismi, che impattano sulla capacità della pubblicità radio di customizzare". Inoltre, la radio continua a essere la fonte più comoda aggiornamenti in tempo reale, e intercetta individui in movimento: "se la tv ipnotizza, la radio mobilita. È un mezzo caldo, capace di emettere segnali di vita. Per questo entra oggi nelle pianificazioni che guardano alle persone, non a consumatori passivi".
Carlo Nasi, presidente Panarecord, si è concentrato sull'importanza del ruolo della musica per la comunicazione radiofonica. L'utilizzo di brani musicali nella produzione di spot a volte risente di una certa superficialità: "Alcuni lasciano la stessa canzone dello spot apportando dei tagli, e questo è buttare via i soldi". Nello scegliere la musica di uno spot radio, Nasi raccomanda di tenere presente che "la musica sia adatta al brand e ne facili l'identificazione nel tempo, che abbia un carattere particolare in grado di distinguerla dal resto della programmazione, che abbia quei 5 secondi in cui ferma il battito del cuore" Attenzione, poi, a non sopraffare la musica con il testo del messaggio.
La credibilità dell'advertising nel mezzo è rafforzata dal fatto che "la radio sta sostituendo i quotidiani per la freschezza delle notizie, grazie ai continui aggiornamenti". Lo ha detto Eugenio Bona, presidente e amministratore delegato Media Italia, ricordando che nel 2007 sono state 3.000 le marche e 1.200 le aziende che hanno investito nella radio.

