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Bordoni (Centromarca): 'no all’aumento dell’Iva, frenerebbe consumi e investimenti in adv'
Il presidente di Centromarca, durante l’Assemblea tenutasi ieri a Milano sul tema 'Misure del Governo Monti, impatto sul comparto dei beni di consumo, implicazioni per i rapporti industria-distribuzione': “aumenterebbe l’inflazione del 3%, calerebbero potere d’acquisto e consumi (-2,5% nel 2012), con impatto negativo sulla marginalità delle aziende e sulla tenuta degli investimenti pubblicitari, fondamentali per essere competitivi sul mercato".
L’industria di marca dice no all’aumento dell’iva. “Perché il passaggio dal 10% al 12% e dal 21% al 23% delle aliquote previsto a settembre nel decreto Salva Italia, determinerebbe un aumento dell'inflazione, dei prezzi, un calo dei consumi con conseguente perdita di marginalità da parte delle aziende e una difficile possibilità di tenuta degli investimenti pubblicitari, fondamentali per essere competitivi sul mercato".Lo ha dichiarato oggi, 28 giugno, ad ADVexpress, Luigi Bordoni, presidente Centromarca, a margine dell'Assemblea tenutasi a Palazzo Mezzanotte in piazza Affari a Milano, sul tema 'Misure del Governo Monti, impatto sul comparto dei beni di consumo, implicazioni per i rapporti industria-distribuzione”.
In particolare, come sottolienato nel suo discorso dal presidente Bordoni, si prevede che il decreto Salva Italia determini un incremento dell'inflazione superiore al 3% sia nel 2013 sia nel 2014, un aumento medio dell'1,2% dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'1,8% dei non alimentari con una flessione dei consumi pari a 0,6% e dello 0,9%. Con effetti di recessione sul Pil (-0,5%) e sull’occupazione (-0,4%).
Symphony-Iri stima in 900 milioni di euro il gettito fiscale potenziale su base annua derivante dall’aumento Iva nel solo settore del largo consumo confezionato. Secondo i ricercatori, però, la riduzione degli acquisti derivante dall’aumento del costo dei prodotti porterebbe lo Stato a incassare il 60% dell’importo; il restante 40%, pari a circa 360 milioni di euro, non si concretizzerebbe per effetto della contrazione delle vendite.
“L’azione sull’Iva infliggerebbe un colpo pesantissimo ai consumi, previsti a -2,5% a fine 2012, indebolendo ulteriormente il potere d’acquisto e la domanda con effetti negativi anche sul gettito fiscale".ha aggiunto Bordoni, auspicando interventi più decisi ed efficaci sul fronte delle liberalizzazioni e ribadendo un no deciso a nuove forme di tassazione dei consumi come la ventilata Food Tax.
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Le riflessioni di Centromarca sono strettamente legate all’andamento stagnante del settore dei beni di consumo. Tra gennaio e maggio 2012, a parità di rete, le vendite complessive grocery della moderna distribuzione sono calate del -0,8% (dato Nielsen).
In una situazione che è molto articolata per settore, comparto merceologico, area geografica, gruppo distributivo il complesso delle marche industriali si attesta comunque su una quota di mercato complessiva prossima al 70%. Crescono le private label nonostante le difficoltà economiche del consumatore e le politiche di offerta della moderna distribuzione, che spinge con forza sulle vendite della marca commerciale.
Nel suo discorso davanti a quasi 200 aziende che si sono date appuntamento a Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari a Milano, Luigi Bordoni si è soffermato anche sull’articolo 62 del Decreto Liberalizzazioni (entrerà in vigore in ottobre) che in sintesi prevede vincoli per i tempi massimi di pagamento nella filiera agroalimentare e si pone l’obiettivo di assicurare rapporti contrattuali trasparenti, corretti, equilibrati, per evitare derive eccessivamente condizionate da rapporti di forza spesso sbilanciati. Sono, per esempio, vietate condizioni ingiustificatamente gravose, extracontrattuali, retroattive, che non abbiano connessione con l’oggetto dei contratti, volte a conseguire indebite prestazioni unilaterali.
Centromarca valuta in maniera generalmente positiva il provvedimento: “Le nuove norme modificano profondamente una materia complessa e vitale per le imprese”, rileva Bordoni, “è quindi comprensibile che le reazioni dei diversi settori ed operatori siano state tra loro contrastanti. Su tutte, però, è emersa in modo particolare la durissima posizione della distribuzione moderna, quasi che le nuove disposizioni si riferissero solo ai suoi comportamenti e non a quelli di tutti i soggetti attivi nella filiera, industria compresa”. Questa caratteristica differenzia la normativa italiana da quelle in vigore in altri grandi paesi, rivolte principalmente al controllo del potere di mercato della grande distribuzione. Il legislatore nazionale ha ritenuto che l’interesse da tutelare
abbia una doppia natura: non solo privata, ma anche pubblica, in quanto possibili squilibri negoziali hanno un impatto sulle dinamiche di mercato e sugli interessi del
consumatore”.
(In allegato l'indagine di Ref. Ricerche sugli effetti dell'aumento dell'iva)
Elena Colombo

