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Contenuti online a pagamento? Si può, ma senza dimenticare l'adv
Alla tavola rotonda dal titolo 'Il futuro dei contenuti nell'ecosistema del digitale' organizzata nell'ambito del Forum ANES, importanti operatori del settore si sono confrontati sul tema. L'offerta di contenuti di qualità è condizione irrinunciabile perchè l'utente sia disposto a pagare per accedervi e, in ogni caso, il business model che vede nell'advertising la principale fonte di ricavi non va abbandonato. Perchè, con i nuovi mezzi, si aprono nuove frontiere anche per la pubblicità.
Ogni giorno, nel mondo, vengono effettuate 4 miliardi di ricerche su Google e 4 miliardi sono le interrogazioni mensili fatte nel nostro Paese: numeri enormi, che danno un'idea di quanto Internet sia entrato prepotentemente nelle nostre vite e di quanto sia ampia la mole di informazioni che gli utenti cercano ogni giorno in rete.A comunicare questi dati è stato Stefano Maruzzi (nella foto a dx), country director di Google Italy, che ha partecipato con altri illustri operatori del settore alla tavola rotonda dal titolo 'Il futuro dei contenuti nell'ecosistema del digitale', organizzata oggi, 19 ottobre, nell'ambito del Forum ANES.
"Grazie a Internet, oggi c'è un'enorme ricchezza di contenuti, anche perchè, con barriere all'ingresso praticamente inesistenti, possono diventare produttori di contenuti anche soggetti che sono ben lungi dall'essere editori, come ad esempio le aziende - ha spiegato Maruzzi -. Il branded content è un settore in forte crescita: basti pensare che negli Stati Uniti vi sono stati investiti 4 miliardi. In questo mare magnum di informazione, l'asset irrinunciabile per attrarre audience è la qualità. Per quanto riguarda il business model da adottare, non è facile identificare quello più efficace; a mio parere l'offerta di contenuti a pagamento è una strada percorribile, anzi, sono proprio gli editori specializzati a poter essere pionieri in questo senso perchè le aziende di dimensioni ridotte hanno più capacità di innovare e vantano una maggiore adattabilità".
"Sono d'accordo sul fatto che il branded content rappresenti una grande opportunità - ha affermato Paolo Tacconi, executive producer MSN Western Europe - Microsoft -, è un ambito su cui noi lavoriamo molto, sviluppando contenuti insieme ai clienti. Sui contenuti online a pagamento nutro invece qualche perplessità: innanzitutto l'utente deve essere facilitato all'acquisto, poi il valore che viene trasferito deve essere molto chiaro, altrimenti difficilmente il navigatore sarà disposto a pagare. Soprattutto, però, non bisogna sottovalutare il potere dell'advertising: credo sia sbagliato puntare sull'informazione pay 'trascurando' la pubblicità in rete, che è il più grande business del momento".
In ogni caso, presidiare il web in modo efficace non è cosa semplice per gli editori, di stampa specializzata e non. "Bisogna proporre contenuti interessanti, capire come funzionano i motori di ricerca e ottimizzare i propri siti, capire le dinamiche social che possono portare traffico sui portali ed essere pronti ad affrontare più competitor - ha detto Cesare Sironi, senior vice president innovation & industry relation Telecom Italia, Ceo Matrix -. D'altra parte, il web offre moltissime opportunità: negli USA, ad esempio, si sta investendo molto sulla 'content curation', ovvero la personalizzazione dei siti in base al profilo degli utenti. Un approccio utilissimo che però nel nostro Paese potrebbe essere difficoltoso a causa delle norme più restrittive che tutelano la privacy: l'asimmetria regolamentare tra Europa e Stati Uniti andrebbe superata, servirebbero regole condivise, altrimenti le nostre riviste si troveranno a soccombere di fronte a quelle americane".
"Al di là della privacy, ci sono altri problemi che rendono difficoltosa la presenza in rete dei piccoli editori italiani - ha sottolineato Tacconi - : sussiste innanzitutto un problema di penetrazione della rete stessa, poi vi è il problema della mancanza di talenti e di competenze atte a traghettare gli editori sul web, infine sul nostro mercato vige la frammentazione, che rende tutto più complesso. Credo infatti che, per riuscire a innovare davvero, gli editori dovrebbero unire le loro forze e condividere gli sforzi in termini di tecnologia: se due testate online vengono realizzate attraverso la stessa piattaforma non è importante, a fare la differenza è, sempre e comunque, il contenuto che viene trasmesso".
Serena Piazzi

