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Enrico Letta (PD) a confronto con le aziende nella prima giornata de Linkontro Nielsen
"È finito il tempo di scherzare e far baruffe altrimenti il nostro Paese rischia un’involuzione". Lo ha affermato il vicesegretario del Pd, dialogando con Giuseppe Lavazza, vicepresidente Lavazza, Franco Pugliese, dg Conad, e Silvia Candiani, general manager consumer e online Microsoft Italia nella giornata inaugurale del convegno organizzato da Nielsen con oltre 400 top manager dell’imprenditoria italiana.
Letta ha dipinto uno scenario economico italiano poco roseo: "L’Italia arretra. Il Fondo monetario internazionale ha messo in fila i 180 Paesi del mondo in base alla loro crescita economica. Siamo al penultimo posto, seguiti solo da Haiti che è stata vittima del terremoto". La soluzione? Per Letta è da ricercare in tre specifici fattori: favorire l’occupazione giovanile, puntare alle infrastrutture e, in modo particolare, ai porti italiani che meriterebbero maggior autonomia e indipendenza e al ringiovanimento della classe accademica italiana.
D’accordo con lui i rappresentanti della distribuzione italiana e dell’industria. Francesco Pugliese, direttore generale Conad, ha espresso forte preoccupazione per un tasso di disoccupazione giovanile intorno al 30%; uno shopping di imprese (come nel caso della Parmalat) che lascia un facile ingresso alle acquisizioni da parte di stranieri e ha puntato il dito sulla mancanza di progettualità politica. Il monito per il futuro? La parola chiave è liberalizzazione: parafarmacie e carburanti su tutti.
Per Giuseppe Lavazza, vice presidente di Lavazza, gli imprenditori hanno spesso a che fare con il 'fuoco amico': ossia politica assente, grande incertezza normativa e insidie a sorpresa (norme in fatto di sicurezza, tematiche varie di lavoro, o fisco).
Silvia Candiani, general manager consumer e online Microsoft Italia punta lo sguardo sull’economia digitale: "Come sostenerla al meglio?". "Bisogna investire subito nell’istruzione pubblica - risponde Letta e invita le aziende a investire meno nelle squadre di calcio e di più in facoltà universitarie. Nonostante tutto il rappresentante del Pd si dice ottimista: "Dobbiamo spingere sulla crescita, shakerare la nostra società e la nostra economia. E bisogna puntare sull’Unione Europea. Senza Europa non può esserci un futuro".
Ma come intercettare i cambiamenti in un mondo sempre più complesso e collegato? La risposta è stata affidata a Roberto Pedretti, Ad The Nielsen Company Italy. Il primo passo fondamentale è la capacità di adeguare velocità e consumatori, soprattutto la nuova generazione di digital natives: "Siamo di fronte a un consumatore complesso e globale, che non solo usa la rete per interfacciarsi e relazionarsi con le persone, che conosce o meno, ma è dipendente dagli smartphone come non mai, un fenomeno che non ha eguali nella storia - ha precisato Pedretti -. Si tratta di comportamenti trasversali a tutti i target dai giovani, che rappresentano l’avanguardia, agli adulti. Vediamo alcuni esempi: se può non sorprendere il fatto che in Italia quasi 1 giovane su 2 possiede uno smartphone, non è così scontato che nel target over 55 quasi 1 su 3 ne possieda uno. E ancora, se è vero che in Italia i giovani passano 20 ore e 54 minuti al mese su PC e Laptop, il resto della popolazione naviga in internet quasi il doppio: 37 ore e 58 minuti. Contrariamente poi a quello che ci potremmo aspettare, i giovani non stanno abbandonando la televisione per i nuovi media, anzi in Italia la loro esposizione e’ stabile negli ultimi 4 anni e il resto della popolazione complessivamente passa più ore davanti alla televisione. Questo significa che per individuare i target dei propri prodotti e servizi non bastano le categorie socio demografiche usate finora, ma bisogna adottare nuovi punti di vista e approcci innovativi".
Se gli italiani sono preoccupati da crisi e disoccupazione non sfugge loro la complessa e sanguinosa vicenda che sta sconvolgendo i popoli al di là del Mediterraneo, in prima istanza la guerra in Libia. "La ribellione in atto è, però, il primo segnale positivo che possiamo osservare negli ultimi vent’anni dei rapporti tra Occidente e mondo arabo - ha sottolineato Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’Università Cattolica di Milano. Si tratta di un’inversione di tendenza importante, che evidenzia una convergenza politica su valori universali, che non sono quelli che hanno contraddistinto la storia occidentale, ma sono con essi compatibili. Questa convergenza parte già da uno spazio fisico comune (il Mediterraneo), nel quale tutti devono essere inclusi per trovare soluzioni comuni ai problemi".
SP

