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I giornalisti perdono 'reputation': servono testate di qualità, anche per gli investitori

Nel corso del convegno organizzato oggi a Milano dall'OdG della Lombardia , presentati i risultati dell'indagine 'Il futuro del giornalismo' realizzata da AstraRicerche. Peggiora l'immagine sociale della professione e diminuisce l'efficacia della pubblicità: la soluzione è la realizzazione di prodotti editoriali migliori. Gli esperti concordano: "Il precariato non fa che abbassare il livello qualitativo".

Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, Emilio Carelli, direttore di Sky Tg24, Lorenzo Del Boca, presidente OdG Nazionale, Carlo Malinconico Castriota Scanderberg, Presidente Fieg, Giampiero Gramaglia, direttore dell'Ansa, Rosanna Masserenti, direttore di Altroconsumo, Roberto Natale, presidente FNSI, Emanuele Pirella, presidente di Lowe Pirella Fronzoni, Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24, e Carlo Verdelli, direttore de La Gazzetta dello Sport: questi i nomi degli esperti che si sono riuniti oggi in una tavola rotonda organizzata dall'Ordine dei Giornalisti della Lombardia nell'aula magna dell'Università degli Studi di Milano.

Lo scopo? Riflettere sul futuro del giornalismo partendo dai risultati di un'indagine realizzata da AstraRicerche proprio per conto dell'OdG e tesa a mettere in luce le tendenze della professione giornalistica nei prossimi cinque/sette anni. Due le parti in cui è suddivisa la ricerca, presentata in aula da Enrico Finzi (nella foto), presidente di AstraRicerche: una prima che dà voce alle opinioni e ai desideri della popolazione nei confronti dei giornalisti e una seconda sezione volta invece a tracciare uno scenario dell'evoluzione a medio termine dei media.

Principalmente tre le conclusioni a cui giunge l'indagine, realizzata telefonicamente su un campione di 2004 soggetti rappresentativi della popolazione italiana dai 15 anni in su: l'immagine sociale dei giornalisti è peggiorata in modo significativo, la domanda di giornalismo è in crescita e l'efficacia della pubblicità è diminuita.

"In merito all'immagine sociale dei giornalisti – ha spiegato Finzi – va detto che il 55% degli intervistati ne dà un giudizio negativo, basandosi soprattutto sui professionisti che hanno maggiore visibilità. In particolare, le principali riserve riguardano la non veridicità delle informazioni, la loro inesattezza, la tendenza a gonfiare le notizie, la non indipendenza dei giornalisti, l'abitudine a fornire informazioni di parte e la scarsa comprensibilità degli articoli".

"D'altra parte però – ha aggiunto Finzi - la domanda di buon giornalismo cresce. Che cosa chiedono i lettori/spettatori? Professionalità, competenza tematica, capacità di coinvolgere emozionalmente. Il giornalismo, secondo la metà degli intervistati, deve aiutare a capire. Consola inoltre il fatto che il 47% pensa che si tratti di un'attività utile".

Un'attività che dovrà certamente reinventarsi, tenendo conto dei cambiamenti che continueranno ad investire i mezzi di comunicazione. "Gli scenari che Astra Ricerche appronta da 26 anni per l'Upa – ha affermato Finzi -prevedono un'ulteriore crescita di penetrazione di Internet, l'affermarsi della convergenza, della portabilità, del palinsesto personalizzato on demand. Ma dobbiamo aspettarci anche una crescente confusione da over-information e la nascita di nuove testate (non solo web). A fronte di questi fenomeni, sarà sempre più pressante la richiesta di un giornalismo capace di fornire soluzione alle sempre più forti esigenze di selezione, di sintesi, di gerarchia di rilevanza, di interpretazione, di orientamento".

In un contesto di questo tipo, come reagiscono gli investitori pubblicitari? "Oggi in Italia bisogna spendere mediamente più del doppio che nel 1991 per ottenere gli stessi risultati di awareness, reputation e intention to buy – ha affermato il presidente di AstraRicerche - Ciò è determinato sì dall'affollamento degli annunci e dal calo della creatività, ma anche dalla perdita di attrattività 'editoriale' di gran parte delle testate/reti/trasmissioni. Il medium quale veicolo di pubblicità si indebolisce. Anche per questo motivo è necessario più che mai lavorare per migliorare la credibilità del mezzo. E questo obiettivo si può raggiungere partendo dalla valorizzaizone del lavoro svolto di giornalisti. Sicuramente l'alto tasso di precariato che caratterizza la professione, infatti, non innalza il livello di servizio offerto".

"In breve – ha concluso Finzi – occorre ridare peso ai giornalisti per ridare peso ai media e di conseguenza anche ai messaggi pubblicitari".

A commento dei risultati della ricerca si sono espresse le autorevoli personalità presenti all'incontro.

Lorenzo Del Boca, presidente OdG Nazionale
"Oggi c'è un problema di tempo. Una volta era il giornalista a cercare le notizie, ora sono loro a cercare lui. Ne arrivano a fiumi continuamente e non c'è più il tempo della riflessione. Chiunque riesce a dare la notizia, oggi la funzione del giornalista deve essere quella di approfondimento, ma serve una preparazione specifica per fare questo. La società rivendica un giornalismo migliore? Non è facile raggiungere questo obiettivo, soprattutto se si pretende che i giornalisti siano cani da guardia del potere e poi non si permette che ringhino".

Giampiero Gramaglia, direttore Ansa
"Da giornalista di agenzia, mi sento di dire che la notizia riveste sempre un ruolo fondamentale. Il nostro compito è proprio quello di dare le notizie in modo essenziale, specifico e concreto. Inoltre, oggi il ruolo delle agenzie, data l'enorme mole di informazioni disponibili, diventa quello di scegliere e di certificare le notizie da diffondere. In questo sta la nostra 'qualità'".

Maurizio Belpietro, direttore di Panorama
"Sarebbe bello se il deterioramento dell'immagine dei giornalisti fosse causato soltanto dalla percezione che la società ha di quelli visibili. In realtà credo che il problema sia ben più grave. La crisi dell'immagine sociale del giornalista riflette la crisi dei giornali stessi. Il vero problema è che le testate di oggi non aiutano più a comprendere. Sono autoreferenziali, parlano a se stesse più che al lettore e spesso presentano un'informazione collusa con il sistema, nascondendo le verità 'scomode'".

Carlo Verdelli, direttore de La Gazzetta dello Sport
"Proprio per far sì che il giornale parli al lettore e risponda alle sue esigenze, La Gazzetta dello Sport ha introdotto delle pagine di attualità, che si aggiungono a quelle di sport. In ogni caso, basta pensare a fenomeni come myspace e facebook per rendersi conto che si sta aprendo una fase di dialogo con i lettori, attraverso tutti i mezzi".

Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg, presidente Fieg
"La crescente domanda di buon giornalismo che emerge dalla ricerca è senza dubbio un segnale positivo. E' innegabile che la pubblicità da semplice 'colonizzatrice' sia ora molto più attenta alla qualità del 'supporto'".

Contattato a margine della conferenza, Malinconico ha dichiarato: "Attualmente l'affollamento pubblicitario deve essere al massimo il 45% della foliazione e viene stabilito sulla base del singolo numero. Noi auspichiamo invece il ritorno alla base annua, metodo in vigore fino ad un anno fa, perchè in questo modo non si fa altro che aumentare continuamente la foliazione, arricchendo soltanto i cartai".

Malinconico auspica anche una misurazione più efficace del lettorato: "Non basta sapere quante persone leggono una determinata testata, perchè questo non ci dà indicazioni su quanta pubblicità di quella testata effettivamente penetra tra i lettori".

Emanuele Pirella, presidente di Lowe Pirella Fronzoni
"Penso che i giornali debbano essere innanzitutto credibili per i loro lettori, prima ancora che per gli inserzionisti, anche se è innegabile che anche quest'ultimi necessitino di testate autorevoli. Mi fa piacere che nessuno dei presenti abbia utilizzato l'espressione, purtroppo in voga fino a qualche tempo fa, di 'torta pubblicitaria'. Si tratta infatti di un'espressione non adatta, che svilisce il ruolo della pubblicità, presentandola soltanto come un qualcosa da spartire tra i diversi investitori. Invece la pubblicità è molto di più. Deve distinguersi dal contesto in cui è inserita ed essere un vero e proprio 'colpo di teatro' dentro il giornale. La pagina pubblicitaria comunica con maggiore forza quando è inaspettata; altrimenti, se si confonde con il resto del giornale, la comunicazione fallisce e si ottiene soltanto un nulla indistinto. Ad esempio, in 'Vogue' molto spesso è difficile distinguere gli spazi destinati alla pubblicità dalla parte redazionale. Al contrario, per l'ultima campagna che abbiamo realizzato per il Salone di orologeria di Ginevra, abbiamo usato uno stile molto particolare, che rimanda ai fumetti giapponesi rivisitati in chiave trash. L'immagine che ne deriva in questo caso è sicuramente originale, diversa, qualcosa che il lettore non si aspetta. In merito alla ricerca di Finzi, mi sento di contestare il dato che dimostra che molti intervistati considerano i giornalisti 'venduti', perchè sostanzialmente credo che chi afferma questo in realtà non è un vero lettore di giornali".

Giancarlo Santalmassi, direttore Radio 24 de Il Sole 24 Ore
"La nostra emittente è cresciuta del 40% in tre anni. Forse perchè l'obiettivo primario a cui puntiamo è proprio quello di farci capire dai nostri ascoltatori. Oggi il segreto non è più dare la notizia, ma raccontarla meglio degli altri".

Rosanna Massarenti, direttore di AltroConsumo
"AltroConsumo non ha pubblicità al suo interno e quindi può permettersi di veicolare un'informazione libera e indipendente, senza preoccuparsi delle reazioni degli investitori (che non ha!). Il risultato è che la rivista, grazie alle sue inchieste, in uno scenario in cui calano le copie vendute, continua a crescere".

Roberto Natale, presidente FMSI
"Questa ricerca deve fornire uno spunto a tutti gli editori perchè adottino dei provvedimenti di miglioramento. La riconquista della qualità passa anche attraverso l'organizzazione del lavoro. Servono una maggiore competenza tematica e soprattutto nuove norme che regolarizzino l'accesso alla professione e limitino il precariato diffuso".

Giampaolo Roidi, direttore Metro Italia
"L'obiettivo di Metro è quello di spiegare e di far comprendere il più possibile i lettori, che lo apprezzano proprio per questo taglio semplice e diretto. Per quanto riguarda la pubblicità, i quotidiani gratuiti sopravvivono grazie alla raccolta ma non per questo hanno un rapporto perverso con essa. Anzi, la free press deve proprio costantemente dimostrare che anche se vive di pubblicità non fa compromessi eccessivi".

Gli interventi video, ad opera di Ferruccio De Bortoli (direttore de Il Sole 24 Ore), Concita De Gregorio (direttore de L'Unità), Ezio Mauro (direttore de La Repubblica), Valentino Parlato (presidente di Cooperativa – Il Manifesto), Don Antonio Sciortino (direttore di Famiglia Cristiana) e Vincenzo Vitelli (vice presidente Upa) hanno sostanzialmente ribadito l'importante ruolo della pubblicità per le testate giornalistiche e il fatto che è bene che parte redazionale e annunci pubblicitari restino separati. "L'accesso a molte informazioni - ha dichiarato Vitelli - fa sì che il consumatore pretenda non solo la qualità del mezzo, ma anche una comunicazione di qualità".

Serena Piazzi