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IAB/3. Infrastrutture e formazione le priorità per l'agenda digitale in Italia

Nella prima giornata di lavori dello IAB Forum 'I protagonisti del new normal' si sono confrontati, moderati da Riccardo Luna, su opportunità e difficoltà legate alla rete nel nostro Paese. Dall'incontro è emerso che, oltre a un problema di carenza di banda, ne sussiste uno culturale: i cittadini e le PMI devono essere educati alla digitalizzazione, perchè imparino a coglierne gli aspetti positivi.
Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, sarebbe riuscito comunque a costruire il suo impero? E' stata questa provocazione, lanciata alcuni giorni fa da un blogger e riproposta da Riccardo Luna, ad aprire la discussione alla tavola rotonda 'I protagonisti del new normal', che si è tenuta oggi, 12 ottobre, nell'ambito della prima giornata dello IAB Forum.

"Molto probabilmente se il fondatore della Apple fosse stato italiano se ne sarebbe andato dal nostro Paese - ha esordito Paolo Ainio (nella foto a sx), presidente di Banzai -. Già l'espressione 'new normal' dimostra quanto in Italia siamo ancora lontani da un utilizzo efficiente della rete: potremo dire di essere in una situazione 'normal', infatti, solo quando le aziende investiranno il 20% dei loro budget nel digitale, quando in tutto il Paese ci sarà la possibilità di accedere a Internet, quando in tutte le scuole ci saranno pc funzionanti e così via. Al momento, purtroppo, l'Italia è ancora lontana dagli altri Paesi, anche se il digitale continua la sua crescita inarrestabile".

"Credo che siano principalmente due i fattori che inibiscono la digitalizzazione del nostro Paese - ha puntualizzato Silvia Candiani (nella foto a dx), marketing & operator director Microsoft Italia -: la mancanza di istruzione tecnica, ovvero anche di figure professionali in grado di gestire l'evoluzione digitale delle imprese, e la carenza di infrastrutture, banda in primis".

Nonostante le innegabili difficoltà, bisogna rifuggire però dalla critica fine a se stessa. "Ci sono molte opportunità di crescita", ha detto Candiani; "In Italia non tutto è sbagliato, il 'made in Italy' va valorizzato, dobbiamo imparare anche ad apprezzare gli aspetti positivi", ha fatto eco Giulio Corno, presidente Gruppo Triboo.

Sta di fatto, però che chi, in una situazione complicata come quella italiana, riesce a emergere e a ritagliarsi una nicchia di successo sul web, può essere considerato a tutti gli effetti un eroe. O almeno così la pensa Giancarlo Vergori (nella foto a sx), direttore generale di Matrix. "Nulla nel nostro Paese aiuta a far crescere l'industry del web - ha spiegato -, basti pensare alle leggi che regolano Internet, da quella sulla privacy alla nuova legge relativa alla cancellazione dei cookies che, se dovesse entrare in vigore, creerebbe non pochi problemi agli operatori del settore".

Le istituzioni e la politica hanno quindi un ruolo fondamentale per lo sviluppo della rete in Italia. Come ha ribadito il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenuto al convegno attraverso un video in streaming, "le istituzioni devono essere consapevoli dell'importanza del web e promuovere una politica più strategica, che favorisca non soltanto un miglioramento infrastrutturale, ma offra alle aziende incentivi economici alla digitalizzazione e promuova l'alfabetizzazione informatica a tutti i livelli. Utilizzare la rete in modo efficiente può essere anche una soluzione per far risparmiare le casse dello Stato: le ricerche dimostrano che con la sola digitalizzazione della PA si otterrebbe un risparmio annuo di 40 miliardi di euro".

Per Antonio Converti, Ceo di Libero, il problema principale restano in ogni caso le infrastrutture: consentire ai privati di provvedere allo sviluppo della banda larga potrebbe essere una soluzione efficace soltanto nei grandi centri e di certo non risolverebbe il problema del digital divide. Prioritarie anche la formazione e la semplificazione normativa per le PMI, che costituiscono il tessuto economico del nostro Paese.

L'educazione è all'ordine del giorno nell'agenda digitale d'Italia anche per Candiani: "Il 50% degli italiani non ha mai utilizzato un pc - ha affermato -, mi sembra un dato emblematico che dimostra quanto sia necessario un percorso formativo volto alla digitalizzazione degli italiani. La digitalizzazione delle piccole e medie imprese e della Pubblica Amministrazione sono le altre due priorità".

D'accordo anche Ainio, che ha spiegato: "Si potrebbe cominciare dalle scuole, fornendo l'attrezzatura necessaria e istruendo innanzitutto gli insegnanti". Ma servono anche altri provvedimenti. "Molte multinazionali stanno togliendo i loro centri decisionali dall'Italia per portarli all'estero - ha continuato il presidente di Banzai - . Una prassi preoccupante, un problema strutturale, che va assolutamente risolto. Più che di 'agenda digitale', bisognerebbe parlare di 'agenda Paese'".

Per Corno, "occorrerebbe detassare le aziende per gli investimenti in corso d'esercizio", ma anche "incentivare le aziende a investire nell'advertising online".

"A mio parere dovremmo innanzitutto imparare a essere propositivi, a non parlare come se si trattasse di una sfida persa in partenza e, soprattuto, a essere meno esterofili - ha chiosato Vergori - . Dobbiamo valorizzare le eccellenze italiane, senza dimostrarci interessati soltanto alle case history estere: non serve parlare soltanto di Amazon o dell'Huffington Post, un po' di orgoglio nazionale ogni tanto non farebbe male".

Serena Piazzi