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IAB. PromoDigital: la forza del buzz
Si è parlato di passaparola, oggi, 6 novembre nel workshop 'Buzz marketing: come scatenare il passaparola on line' a cura di PromoDigital all'interno dello Iab Forum. Le voci che si generano sul web non possono più venir trascurate. Se negative sono capaci di distruggere un marchio. Ne hanno parlato Andrea Febbraio, ceo PromoDigital, Roberto Di Nicola, brand manager Roc Johnson & Johnson e Gregory Pouy head of communication BuzzParadise.
Andrea Febbraio ha raccontato le attività PromoDigital. "Siamo una web agency ma, a differenza delle altre, non realizziamo siti, campagne banner, non facciamo search, e-mail marketing ecc. Noi ci occupiamo di buzz marketing ovvero del passaparola, un metodo che ha sempre funzionato per influenzare le opinioni. Generiamo buzz online rendendolo un media pianificabile. Febbraio ha spiegato i quattro passaggi che PromoDigital effettua per generare buzz. "Il primo step è ascoltare cosa si dice del marchio prima di inserirsi in una discussione online. Noi aggreghiamo tali dati con il Buzz Radar e li analizziamo sia in termini qualitativi che quantitativi. I risultati possono poi essere acquistati dai clienti in due modalità: one shot, oppure in maniera continuativa. Il secondo step è il buzz attack, ovvero individuiamo il territorio di infiltrazione e selezioniamo i 'talker'. Poi passiamo alla scelta dei 'buzz ambassador', persone che si candidano presso di noi spontaneamente esplicitando le loro aree di interesse e raccontando la loro esperienza di Internet. Una volta scelti, gli ambassador sono inseriti nel nostro database e presentati al cliente che affida loro il compito di parlare della marca. Dopo il briefing chiediamo al forum una duplice autorizzazione: se poterlo inserire nel nostro database e se è disponibile a far dialogare la marca con i consumatori. Inizia poi l'infiltrazione. Si tratta dell'unica campagna pubblicitaria che funziona anche quando si smette di pagare" PromoDigital non limita la sua azione ai forum ma agisce anche sui blog. "Per i blog realizziamo campagne di try advertising, ovvero facciamo testare ai blogger il prodotto fornendo un campione gratuito. Mente il buzz attack non genera traffico sul sito dell'azienda il try advertising lo genera in quanto migliora la visibilità su Google. Ci occupiamo anche di buzz seeding, lo sviluppo di azioni di diffusione dei video virali sul web. In pratica facciamo circolare i video su blog e forum analizzando anche le conversazioni che generano"
Dopo l'intervento di Febbraio è stato il turno di Roberto Di Nicola che ha illustrato il lancio del brand Roc Retin-Ox in collaborazione con PromoDigital. La campagna ha previsto una parte offline pianificata su mezzi tradizionali e una parte declinata sul web. "Retin-Ox è la linea storica anti-età di Roc. Avevamo l'obiettivo di generare brand awareness e comunicare Roc e Retin-Ox attraverso il passaparola. La campagna ha previsto una web infiltration e keyword adv supportato da un minisito con contest online. I risultati generati dal minisito sono stati ottimi: 30.000 visitatori unici, 200 pagine viste al giorno, 1.500 utenti registrati al concorso e 1.200 commenti. La campagna di buzz paradise ha registrato invece 1,5 milioni di esposizioni ai commenti postati dalle blogger e 12.000 esposizioni all'advertising banner posizionato nei vari blog. I commenti delle blogger sono comparsi tra i primi risultati di Google. Il buzz attack ha generato, attraverso quattro buzz agent che si sono presentati come ambasciatori di Roc, 1.100 contatti su forum e blog".
Gregory Pouy ha fatto una panoramica sulla situazione dei social media in Europa. "Le persone credono sempre meno alle aziende e cominciano ad ingorare l'advertising classico. Ma ora si può parlare di un prodotto anche sul web e i social media hanno molta credibilità". Pouy ha illustrato infine il diverso approccio ai social media nei singoli Paesi europei. "Gli svedesi possono essere definiti re dei social media, in Uk invece poche persone hanno un blog perchè pare che l'abitudine ad andare nei pub rallenti questo fenomeno. I francesi comunicano meno e ascoltano di più, gli olandesi sono grandi publisher. I tedeschi invece ignorano i social media a differenza degli spagnoli che chattano molto come gli italiani"

