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Il mondo è sul Titanic, ma dal basso parte la Green Revolution

E' un quadro a tinte fosche quello dipinto da Diego Masi, presidente di Assocomunicazione e chairman Go Green Digital, in apertura dei Green Stages, che si sono svolti oggi, 6 maggio, a Milano. L'adozione di un comportamento 'sostenibile' è ormai un imperativo irrinunciabile per tutti noi, alla comunicazione digitale il compito di farsi portavoce della rivoluzione in atto e di alimentarla.
Una cosa è certa: dopo aver ascoltato l'intervento di Diego Masi (nella foto a sx), in apertura dei lavori dei Green Stages, che si sono svolti oggi, 6 maggio, a Milano, tutti i presenti in sala ci penseranno due volte prima di lasciare accesa la luce inutilmente.

Il presidente di Assocomunicazione e chairman Go Green Digital ha dipinto un quadro a tinte fosche per far comprendere ai presenti l'urgenza della Green Revolution, uno dei fenomeni caratteristici del nostro tempo. "L'adozione di un comportamento 'sostenibile' è oggi un imperativo irrinunciabile per singoli e aziende  - ha detto Masi - Il fatto che al vertice di Copenhagen (COP 15, ndr) fossero presenti importanti rappresentanti politici da tutto il mondo è significativo: finalmente la politica ha posto attenzione a questi temi e si è resa conto della necessità di agire il più velocemente possibile per salvaguardare il pianeta".

La rivoluzione green, motore di cambiamento per il mercato, anche a livello economico, va di pari passo con un'altra rivoluzione, quella digital, che ha stravolto invece il mondo della comunicazione. I due fenomeni si influenzano e si alimentano a vicenda: web, blog e social network sono infatti la voce attraverso cui la green revolution prende vita e si diffonde, inoltre il digitale fa maturare l'empatia, l'attenzione agli altri, alla base del concetto stesso di sostenibilità, definita come la capacità di utilizzare le risorse disponibili ora senza comprometterne l'utilizzo per le generazioni successive alla nostra. Non solo. "Il risultato di tutto questo sarà una serie di griglie sovrapposte e integrate tra loro, che si stanno formando già a partire da adesso - ha spiegato Masi - Digital grid, mobility grid, health grid, smart grid, house grid, lifestyle e social grid ed energy grid si uniscono e si influenzano: usiamo smartphone e pc, ci muoveremo sempre più con auto ibride, crescerà ancora l'attenzione al fitness e al wellness, si svilupperà l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili e tutto questo creerà un circolo 'green' virtuoso".

"Attualmente è come se ci trovassimo sul Titanic - ha affermato Masi - l'iceberg è lì, ben in vista, la situazione è drammatica e se non ci diamo da fare adesso il nostro pianeta è destinato allo sfascio. Al COP 15 si è raggiunto il compromesso di limitare a 2 gradi centigradi l'aumento della temperatura al 2050, un obiettivo che comunque non preserva il mondo da conseguenze disastrose".

Il chairman ha poi snocciolato una serie di dati alquanto preoccupanti. "Se nel 1950 la popolazione mondiale ammontava a 2,5 miliardi di persone, oggi siamo a quota 6,8 miliardi e nel 2050 saremo 9,5 miliardi grazie a Asia, Africa e America Latina - ha detto Masi - Questo determinerà un aumento dei consumi e, a sua volta, un aumento delle emissioni di CO2, che oggi sono stimate in 383 ppm (parti per milione). Per contenere l'aumento della temperatura a 2 gradi, come stabilito dal vertice di Copenhagen, le emissioni dovranno essere ridotte a 350".

La situazione è critica su vari fronti: gas serra, energia (l'utilizzo delle rinnovabili è pari al 13%, l'obiettivo è portarlo al 20% entro il 2020, ndr.), biodiversità, rifiuti, ozono (che provocherà 3 milioni di morti entro il 2025), deforestazione.

Naturalmente il futuro non ci riserva solo devastazione, ma se non si agisce per risolvere, almeno parzialmente, le criticità, anche gli aspetti positivi (nuova forza lavoro, allungamento della vita grazie sviluppi della medicina etc.), rischiano di essere annullati. 

"La green revolution è una bottom up revolution - ha sottolineato Masi -, è un movimento che parte dal basso, poichè i cittadini diventano protagonisti del cambiamento e, con il loro apprezzamento, spingono le aziende ad essere attente ai temi ambiantali".   

In effetti, i cittadini si dimostrano attualmente molto sensibili alla sostenibilità. E' quanto è emerso anche dalla ricerca condotta da GfK Eurisko per UPA e Assocomunicazione sul tema 'Gli Italiani e la sostenibilità' i cui risultati sono stati presentati da Giuseppe Minoia (nella foto a dx), presidente GfK Eurisko.

Questi i principali.  

I giovani sono al momento i meno coinvolti dalle tematiche relative alla sostenibilità. Gli italiani si preoccupano principalmente per il climate change, l'inquinamento dell'aria e lo smaltimento dei rifiuti e nutrono attese elevate: i nostri connazionali vorrebbero eliminare i consumi inutili, soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri e poter utilizzare nuove tecnologie che lascino invariate le prestazioni ma consumino meno.

Mentre le istituzioni sono più lente a prendersi carico di questi problemi, la popolazione italiana è attenta: legge le informazioni relative a tematiche ambientali, è disposta a spendere qualcosa in più pur di salvaguardare il pianeta e soprattutto adotta in prima persona comportamenti sostenibili, dallo spegnere le luci al rispettare la raccolta differenziata dei rifiuti, fino all'ultizzare lampadine a risparmio energetico e a preferire i prodotti alimentari di stagione.

Se le aziende di elettrodomestici, secondo gli italiani interpellati, dimostrano di essersi attivate per garantire un maggiore rispetto dell'ambiente, così come la grande distribuzione, il percorso è ancora lungo per edilizia e trasporto pubblico. In ogni caso, i cittadini dimostrano maggiore fiducia nei confronti delle aziende che danno il via a iniziative ecosostenibili, anche se pretendono che l'atteggiamento 'sostenibile' sia dimostrato dai fatti, non solo dalle parole.  

Insomma la macchina della green revolution, anche in Italia, si è messa in moto, forse l'iceberg si può ancora schivare.

Serena Piazzi