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Innovazione digitale: Italia 'caso clinico', bisogna agire

Francesco Sacco, managing director del centro di ricerca EntER dell'Università Bocconi, intervenuto oggi, 2 maggio, al convegno 'Rinascimento digitale' di Assolombarda, ha sottolineato l'arretratezza del nostro Paese in tema digital (basti pensare che l'economia di Internet in Italia incide appena per l'1,6% del PIL), ponendo l'accento sulla necessità di trovare al più presto delle soluzioni.
Nel Regno Unito l'economia di Internet vale già oggi il 7,2% del PIL, più del settore sanitario. In Francia, Internet ha contribuito nel 2010 per il 3,7% alla formazione del PIL, percentuale che salirà al 5,5% entro il 2015. In Italia, invece, questo valore incide appena per l'1,6% del PIL, pari a circa 32 miliardi di euro, nonostante sia cresciuto del 10% rispetto al 2009. Nel 2015 l'economia di Internet nel nostro Paese varrà tra il 3,3% e il 4,3%.

I Paesi a più alto tasso di investimenti in innovazione 'digitale' traggono i maggiori benefici in termini di crescita del PIL e dell'economia nazionale rispetto a quelli meno digitalizzati, tra i quali c'è l'Italia. La conseguenza è che, se non reagiamo immediatamente, il nostro ritardo diventerà presto strutturalee difficilmente recuperabile, con un costante e inarrestabile arretramento del nostro Paese non solo sotto il profilo dell'industrializzazione, ma anche sotto il profilo della cultura e della conoscenza, con impatti significativi soprattutto sulle prospettive delle giovani generazioni.

Queste considerazioni 'di scenario' sono state il punto di partenza dell'appello per un'Agenda Digitale che ha recentemente coinvolto, in modo trasversale, manager, imprenditori, docenti e uomini di spettacolo; un appello pubblico finalizzato a sollecitare il mondo della politica e delle rappresentanze di interessi diffusi verso proposte che servano a far decollare una strategia organiza per una concreta digitalizzazione del nostro Paese.

Assolombarda, con il suo Gruppo Terziario Innovativo, ha voluto, con l'evento 'Rinascimento digitale', organizzato oggi, 2 maggio, a Milano, fornire un contributo in questa direzione.

Francesco Sacco, managing director del centro di ricerca EntER dell'Università Bocconi, nel suo intervento ha tracciato un quadro a tinte fosche della situazione italiana, per quanto riguarda le tematiche digital.

"L'Italia è uno dei pochi Paesi a non avere una strategia in termini di digitalizzazione - ha esordito Sacco  - e questo è un aspetto da non sottovalutare, soprattutto se si considera che oggi tutto il mondo è online, come dimostra la percentuale di penetrazione di Internet nelle varie aree geografiche, che si attesta al 77,4% negli Stati Uniti, al 61,3% in Oceania/Australia, e al 58,4% in Europa. Le previsioni parlano di una crescita del traffico web di 5 volte dal 2008 al 2012 e di 23 volte dal 2008 al 2018 che andrà di pari passo con la crescita dei video su Internet. Anche grazie al web, inoltre, il valore dell'export mondiale è triplicato dal 2000 ad oggi. Numeri importanti, che fanno capire quanto sia fondamentale affontare la questione e trovare delle soluzioni".

"In Italia - ha continuato il managing director EntER -,  la spesa IT è cresciuta di soli 9 punti dal 1999 ad oggi (passando da un indicativo 100 a 109, ndr.), mentre nel resto del mondo è aumentata di 145 punti (raggiungendo quota 245, ndr.). Il nostro Paese è ancora molto arretrato rispetto alla media europea anche per quanto riguarda l'e-commerce e l'utilizzo della rete. L'Italia, insomma, è un 'caso clinico' per quanto concerne lo sviluppo digital, e questa arrestratezza ha effetti anche a livello economico, come dimostra il calo registrato nella competitività e nella produttività delle imprese italiane".  

Il tessuto economico italiano è formato soprattutto da piccole e medie imprese e i dati dimostrano che, tra queste, quelle attive su Internet sono cresciute in fatturato ed esportazioni. Inoltre, è importante tenere presente che Internet, oltre a degli effetti diretti, ha anche degli effetti 'indiretti', altrettanto importanti (basti pensare a quanti degli acquisti effettuati offline derivano da decisioni prese in base a quanto si legge online, ndr.)

Dunque è evidente che, per non far allargare ulteriormente il gap tra l'Italia e gli altri Paesi, è necessario agire al più presto. Come? Secondo Sacco, infrastrutture e servizi sono senz'altro fondamentali, ma non basta adottare le stesse misure che gli altri Paesi hanno implementato tempo fa. "Uno sviluppo lineare non è sufficiente - ha concluso Sacco  -per recuperare bisogna saltare le fasi intermedie e puntare avanti".

Serena Piazzi