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L'epoca della convergenza: tra carta, tv e digital, con un occhio alla redditività

Al convegno organizzato a Milano da Fondazione Cariplo, riflessioni sulla profonda trasformazione in atto nel mondo della comunicazione: i giornali sembrano aver perso la capacità di raccontare storie, la tv generalista subisce la concorrenza dei canali digitali e satellitari, ma la carta sopravvivive e il web non è ancora riuscito a trovare un modello di business efficace. Molte le potenzialità della convergenza, ma la confusione la fa ancora da padrona.
Grandi della comunicazione a confronto oggi, 22 ottobre, all'Auditorium Gio Ponti di Milano, in occasione del convegno 'La nuova comunicazione e i suoi effetti sull'informazione', organizzato da Fondazione Cariplo.

In particolare, la tavola rotonda 'L'epoca della convergenza' ha visto riflettere sui meccanismi in atto nel mondo della comunicazione Antonio Pilati, componente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, Roberto Briglia, direttore generale Divisione periodici Gruppo Mondadori, Luca De Biase, Sole 24 Ore, Luca Barabino, presidente Barabino & Partners, Massimiliano Magrini, Ad di Annapurna Ventures, Marco Pratellesi, direttore editoriale area digital Condé Nast e Vittorio Zambardino, direttore Kataweb.

Il maggiore accesso al mondo dell'informazione da parte di una molteplicità di soggetti, soprattutto attraverso il web, pur determinando, come ha sottolineato Luca Barabino, un problema di qualità, dal momento che, com'è noto, non tutto ciò che si trova in rete è attendibile e ben scritto, obbliga gli editori a ripensare i loro prodotti, tenendo conto che quotidiani e periodici subiscono ogni giorno la concorrenza spietata delle notizie free di Internet. A guadagnarci per il momento, come affermato da Pilati, sono i cosiddetti 'fornitori di rotte', ovvero soggetti come Google che guidano l'utente nel marasma di informazione disponibile aiutandolo a trovare ciò di cui ha bisogno.

Secondo Pratellesi (nella foto a sx) ci troviamo in un momento di grande trasformazione ma anche di confusione. "I giornali stanno perdendo la loro autorevolezza e la capacità di raccontare storie - ha affermato il direttore editoriale area digital Condé Nast  -. Oggi tutti raccontano le stesse cose e il risultato è un magma indistinto di informazione: dunque perchè le persone dovrebbero pagare per ciò che trovano già gratis in rete? Inoltre, se ci riferiamo al web, proporre contenuti a pagamento è un rischio, perchè la conseguenza è la perdita di utenti a tutto vantaggio dei concorrenti. Se vogliono sopravvivere, gli editori devono puntare sulla qualità e sull'innovazione, portando i lettori a sceglierli tra la miriade di fonti disponibili".

"Condè Nast sta ridisegnando la propria offerta web - ha continuato Pratellesi -: abbiamo lanciato recentemente il sito di Wired, il 13 dicembre debutterà quello di Vanity Fair e tra dicembre e gennaio vedrà la luce anche quello di GQ. Per l'anno prossimo abbiamo in programma la messa a punto di un progetto per Glamour molto orientato al mobile e molto probabilmente porteremo in rete anche altre testate. Tenendo conto che la pubblicità online, anche in tempi di crisi degli investimenti, è l'unica che continua a crescere, è intenzione di Condé Nast presidiare il web il più efficacemente possibile, anche perchè una forte presenza digitale può aiutare a crescere anche le testate cartacee".

Più ottimista sul destino della carta stampata Roberto Briglia (nella foto a dx), nominato recentemente direttore generale Divisione periodici in seguito alla riorganizzazione in atto al Gruppo Mondadori. "Certamente la tecnologia e la sempre maggiore centralità dell'utente hanno modificato il modo di fare informazione - ha esordito - ma ciò non significa che la tv e i giornali tradizionali scompariranno. Molti casi dimostrano che c'è ancora spazio per questi mezzi, a patto che vengano realizzati in modo innovativo: è vero che oggi quasi tutti possono fare informazione e che questo crea una grande confusione, ma è altrettanto vero infatti che i consumatori continuano ad apprezzare i contenuti di qualità. Dunque gli editori per continuare a operare con successo in questo mercato devono cambiare la natura dei contenuti e delle 'fabbriche dei contenuti', ancora organizzate in modo obsoleto, e cambiare il modello distributivo. Operazioni lunghe e faticose ma necessarie per vincere la sfida del web".

A tutto questo si aggiunge il fatto che, come ribadito da Barabino e dallo stesso Briglia, non è ancora stato identificato un valido modello di business per il web. E questo non è un problema di poco conto, dal momento che, come ha sottolineato Confalonieri, alla fine ciò che davvero conta per un'impresa sono i ricavi. I guadagni, se per chi opera in rete tardano ad arrivare, sono invece ancora alti per chi presidia il settore della televisione, come Mediaset appunto, che da sola può contare su una raccolta pubblicitaria superiore alla somma di quanto raccolto da tutti gli operatori del web. 

Certo, la tv generalista deve fare i conti con l'amplificazione dell'offerta televisiva dovuta alla presenza dei canali satellitari e alla diffusione del digitale terrestre che porta con sé molti nuovi canali. Ma Mediaset risponde a tutto questo con un'offerta pay sul dtt che, dopo un periodo iniziale difficile, ora è decollata.

E alla crescita esponenziale della fruizione dei video in rete, che determina anche una modifica del concetto di palinsesto così come generalmente inteso, poichè oggi si tende a guardare quello che si vuole quando si vuole, senza più rispettare una scansione predefinita dall'alto, oppone una grande attenzione ai contenuti. "Ancora oggi, content is the king, il contenuto è la cosa più importante - ha spiegato Confalonieri -. Possiamo parlare delle mille possibilità offerte dalle nuove tecnologie, dei nuovi modi di fare business, ma se alla base non c'è un contenuto di valore non si va da nessuna parte".

Serena Piazzi