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L’immediato futuro secondo GfK Eurisko
Svoltosi quest’oggi a Milano, il convegno organizzato da GfK Eurisko ha delineato i tratti salienti della società di domani, con un focus particolare sui rapporti tra media, consumatori e brand.
L’affermazione di internet e della comunicazione 2.0 ha alimentato una serie di ‘favole sociali’, la più grave è probabilmente del ‘me-media’. “L'opinionismo creativo - afferma Minoia - tende a considerare i nuovi media una realtà-contenitore da riempire di valori e intention, di contenuti e di racconti elaborati da chi legge, ascolta, dialoga”. In quest’ottica “tutti saremmo coautori e i media diventerebbero appunto me-media”. Tuttavia, continua Minoia, “in quanto individui al massimo possiamo funzionare da opinionisti, da influential, ma il contenuto dei media è un sapere esperto, prodotto di un'esperienza specialistica in grado di creare valore oggettivo e scientifico”.
Di fronte alle ‘sirene’ che predicano la co-creazione dei contenuti, si impone il recupero dell'autonomia dei media quali produttori di saperi esperti. Perché i veri media, quelli efficaci che meritano fidelizzazioni, spiega sempre Minoia, non possono che giustificarsi per contenuti specificamente rilevanti, da produrre anche e soprattutto a pagamento. Media in grado di proporre contenuti e performance di esperienza unica, specialistica, trasparente, rispettosa della verità dei fatti e delle fonti. Si tratta dunque di mezzi sempre più forti a disposizione di individui sempre più mobili, che in tempo reale possono avvalersi della credibilità e del sapere dei contenuti messi a disposizione on demand o di default nei vari percorsi di interattività.
In questo scenario, conclude Minoia, “le grandi marche, locali o sovranazionali, profonde in verticalità o potenti in trasversalità, sono le più reputate per le produzioni di contenuti sostenibilmente forti. I grandi brand del giornalismo quotidiano, ad esempio, dovrebbero trovarsi di fronte ‘praterie di opportunità’. E lo stesso dicasi per i grandi broadcast della radio e della televisione, i marchi con i quali sono cresciute intere coorti di individui hanno le carte in regola per prodotti credibili, sostenibili, scientifici”. A partire svantaggiati sono invece i grandi marchi del mondo digitale, “anche se sostenuti dalla forte carica emotiva e innovativa che viene dalle quasi unanimi condivisioni generazionali dei nativi digitali”.
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A definire la questione da un punto di vista più ampio che andasse anche oltre le dinamiche dei rapporti tra media, consumatori e brand, ci ha pensato Remo Lucchi (foto 2 sopra). “La gestione sia della cosa pubblica che del sistema economico - afferma Lucchi - è da tempo caratterizzata da un eccesso di politica di ‘breve periodo’” finalizzato al raggiungimento di risultati immediati. “L’eccesso di ‘brevità’ ha innescato la crisi, che a sua volta ha contribuito ad aggravare il problema dell’allungamento e quindi della disgregazione della società, con minaccia seria alla coesione sociale, condizione alla base della sicurezza sociale, che è a sua volta alla base di un qualsiasi progetto di sviluppo”. In un tale contesto, continua Lucchi, “la soluzione è possibile a condizione che si sviluppi un progetto coordinato, dove le tre aree di intervento - economica, politica e sociale - vengano portate contemporaneamente a soluzione nel rispetto di una strategia di sostenibilità, che sia un progetto di lungo periodo, caratterizzato da una visione chiara”.
Di crisi, futuro e valore di marca ha parlato invece Fabrizio Fornezza il quale, citando uno studio Y&R Brands, ha sottolineato che la brand loyalty nel medio-breve termine ha un andamento ciclico legato alle crisi economiche. In particolare, essa tende a calare in corrispondenza di una crisi, per poi tornare a risalire fino alla crisi successiva, quando torna a scendere. Tutto ciò determina nel lungo periodo una progressiva erosione della brand loyalty media.
In conclusione, sottolinea Fornezza, se si vuole ragionare a un nuovo progetto di leadership della marca, occorre aumentare la qualità nella comunicazione, valorizzando i ‘luoghi e soggetti’ della qualità, e soprattutto rifondare la relazione diretta con il consumatore. Senza dimenticare che è importante guardare al lungo termine, parlando del futuro non solo in termini di sogni e valori, ma legando il futuro al presente con forme concrete di vantaggio per il consumatore.

