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Mindshare, il motore è digitale

Da sempre attenta al digitale, Mindshare ha costantemente incrementato il peso di internet sul proprio billing complessivo, portandolo dai 20 milioni di euro del 2006 ai 100 milioni del 2010. Un risultato favorito anche dall'acquisizione di nuovi clienti, come Bnp Paribas e Wind. Per l'anno in corso è previsto un amministrato di 850 milioni, in crescita del 15-20%. Questi i dati da cui si è partiti per il primo ‘Digital Day’ dell’agenzia media, svoltosi oggi a Milano.
Quest’oggi, presso la Mediateca di Santa Teresa, si è svolto a Milano il primo ‘Digital Day’ di Mindshare, momento di confronto e discussione con clienti e addetti ai lavori, che sarà replicato domani a Roma. I lavori sono stati aperti da Massimo Beduschi (in foto), executive chairman Mindshare, e da Carlo Momigliano, da aprile nuovo ceo dell’agenzia. Al centro degli interventi la sottolineatura del ruolo nevralgico svolto dal digitale nelle strategie dell’agenzia media. “Il peso di internet sul billing complessivo - afferma Beduschi - è in costante incremento. Se si tiene conto che siamo passati dai 20 milioni del 2006 ai 100 milioni del 2010, si può dire che siamo la più digitale delle agenzie”. Non male, soprattutto se si tiene conto che l’amministrato complessivo dell’agenzia si attesterà, per fine anno, secondo la previsione di Beduschi, sul valore di 850 milioni di euro, grazie anche alle recenti acquisizioni di Wind e di Bnp Paribas e alla conferma di Trentino. Valore, quest’ultimo, che corrisponderebbe a una crescita del 15-20% sul dato di chiusura del 2009.



Inoltre, continua Beduschi, proprio per gestire al meglio il ruolo crescente del digitale attraverso una prospettiva olistica, recentemente è stata anche realizzata una ristrutturazione delle unit dell’agenzia, collocando i planner offline accanto a quelli online, facendo cadere tutte le inutili barriere sia architettoniche, sia mentali, e assegnando al web la dignità che è propria degli altri media. Infine, utilizzando una metafora mutuata dalla fisica, Beduschi ha sottolineato che il digitale ha curvato le variabili spazio-temporali della comunicazione, introducendo nuovi formati e dilatando la raggiungibilità, grazie alla mobilità.
Come spiegato dallo stesso Beduschi ad ADVexpress, i servizi digitali offerti dal centro media spaziano dal search a progetti di marketing integrato, print-internet, pianificazione di spot su YouTube, fino alla rilevazione del roi delle attività online.



Al ‘Digital Day’ di Mindshare ha partecipato anche Norm Johnston, digital director Mindshare worldwide, assieme alla squadra formata da Hannah Evershed, head of search, Ciaran Norris, head of social media, e Adam Gerhart, esperto di mobile marketing, tutti e tre di Mindshare worldwide. Nel suo intervento, Johnston ha sottolineato gli incredibili passi avanti fatti dal digitale in termini di diffusione: “Se Facebook fosse una nazione - afferma Johnston - sarebbe la più popolosa nazione al mondo”. E poi ancora: “Non tutti sanno che il discorso di insediamento di Barack Obama è stato seguito da più persone tramite internet, piuttosto che tramite la televisione”. L'analisi di Johnston si basa, in particolare, sulla distinzione tra siti 'paid' (pagati), 'owned' (proprietari) e 'earned' (da guadagnarsi), ponendo l'accento proprio su quest'ultima categoria, quella più delicata, caratterizzata da realtà come Google, Facebook, Twitter, Flickr e MySpace, ossia da tutte quelle piattaforme e social network dove la 'reputazione' svolge un ruolo centrale. Non dimenticando, però, che le tre categorie sono, tra loro, profondamente collegate, perché, per esempio, il 'chiacchericcio' sui siti 'earned', relativo a un certo brand, aumenta di pari passo con l'impegno di quello stesso brand sui siti 'paid' e 'owned'.

Infine, Johnston ha precisato che molti brand hanno già pienamente imboccato la via dell’online per coinvolgere e intrattenere i consumatari. Tra questi, per esempio, Kraft che, negli Stati Uniti, ha creato un sito specializzato in ricette culinarie, che viene visitato, ogni giorno, da addirittura 10 milioni di utenti. Non è da meno Unilever che si è guadagnata il favore del pubblico online tramite una sit com intitolata ‘In the MotherHood’ che, attraverso situazioni e aneddoti divertenti, ha rafforzato la relazione tra brand e le mamme consumatrici.

Da evidenziare anche l’intervento di Evershed, la quale ha sottolineato che la search non è solo caratterizzata dalla sua componente ‘paid’, ossia la sponsorizzazione dei risultati delle keyword sui vari motori di ricerca, bensì, anche dal ‘search engine optimization’, ovvero l’ottimizzazione dei siti per comparire in testa sui risultati organici dei motori di ricerca. Elemento, quest’ultimo, sempre più centrale nelle strategie di online marketing.

Il ruolo sempre più attivo dei consumatori che, grazie al digitale, diventano essi stessi produttori, oltre che fruitori, di contenuti è stato al centro dell’analisi di Norris, il quale ha sottolineato anche la natura ‘impegnata’ e non solo ‘perditempo’ di gran parte dei commenti postati sui social network. Si pensi, per esempio, ha spiegato Norris che l’80% dei contenuti di Twitter sono di tipo professionale. Sfatando così uno dei più ‘classici’ dei pregiudizi legati al social.

Di mobile ha parlato invece Gerhart. Al centro della sua analisi la sottolineatura di due tendenze parallele che determineranno sempre più la crescita del settore: l’incremento della velocità di navigazione in mobilità e la progressiva diminuzione dei costi di accesso. Non è un caso, continua Gerhart, che alcune aziende, come Bmw, utilizzino ampiamente il mobile per comunicare con i propri consumatori. Una iniziativia della casa automobilistica prevede, per esempio, l’invio di messaggi personalizzati a coloro che hanno acquistato un veicolo, finalizzati a informarli sulle revisioni che è opportuno sostenere per affrontare le varie stagioni dell’anno. Oppure ancora, significativa è l’attività realizzata da Novartis, che consiste nell’inviare ai pazienti che soffrono di allergie respiratorie sms relativi ai rischi che si possono correre nelle specifiche aree geografiche in cui si trovano in quel particolar momento.

Illuminante, infine, la frase di Martin Sorrell, ceo Wpp, con la quale si chiuso il convegno: “La tecnologia mobile è la più sopravvalutata nel presente e la più sottovalutata nel lungo termine”.

Mario Garaffa