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Summit/4. Alesina: ‘La crisi è più grave se mal comunicata’
(Dalla nostra inviata a Roma Elena Colombo).Eccessi di ottimismo e pessimismo. Questa la maggiore responsabilità dei
media nel comunicare il periodo di crisi secondo Alberto
Alesina, Professore di Economia all'Harvard University e candidato al
Premio Nobel per l'Economia, intervenuto oggi, 11 marzo, al Summit 'Tutto
cambia, cambiamo tutto?' organizzato da Upa e
AssoComunicazione a Roma.
Non ci sono elementi per essere ottimisti in questa crisi economico – finanziaria, dichiara Alesina - ma certamente va ridimensionato l'eccessivo allarmismo diffuso dai media negli ultimi mesi. Dalle prime pagine dei giornali ai TG si alternano quotidianamente messaggi di titoli di Borsa in caduta libera e indici in ripresa, consumi altalenanti, segnali diversi amplificati a gran voce".
Certo è, secondo l'economista, che nel generale clima pessimistico grande responsabilità va attribuita ai media, che dovrebbero recuperare il pieno ruolo di informatori tour court. Una cattiva comunicazione determina una non corretta informazione, soprattutto tra gli investitori: "Una buona educazione degli investitori sulle vicende economico – finanziarie migliorerebbe certamente l'andamento dei mercati finanziari' sottolinea Alesina. "Da un'indagine effettuata tra gli addetti ai lavori in Italia, Danimarca e Usa – rivela l'economista - è emersa una sostanziale ignoranza, in molti casi, dei meccanismi dell'alta finanza e delle basilari regole aritmetiche". Spesso l'informazione sembra non avere una prospettiva e non tenere conto della memoria storica. "Il capitalismo non è sinonimo di crisi come spesso di legge sui giornali – fa notare Alesina – negli ultimi 30 anni ha determinato, nel mondo, la più alta crescita economica, sollevando l'economia di Paesi come la Cina, l'India e il Sud America". "La bolla speculativa che ha riguardato internet ha avuto forti ripercussioni, ma ha altrettanto spinto lo sviluppo e l'innovazione nel settore dell'IT dando un forte impulso all'evoluzione tecnologica".
Alla Comunicazione e ai media quindi, si richiedono toni reali: l'informazione bombastica che si esprime con iperboli ed eccessi, in un versante ottimistico da un lato e in quello pessimistico dall'altro, genera confusione sui numeri e la diffusione di dati fuorvianti. "La crisi è ampia – precisa Alesina – ma serve criterio nel pubblicare dati economici negativi sull'economia americana ed europea".
Luoghi comuni e false verità circolano nei media senza riflessioni critiche. "La globalizzazione, ad esempio, è vista come un fattore che ha determinato disuguaglianze e un allargamento delle fasce di poverta nel mondo - fa notare Alesina - mentre è stata un fattore determinante per risollevare l'economia di India, Cina e di altri Paesi ".
Quel che la comunicazione dovrebbe tener presente e rendere noto, è un messaggio differente: "Le crisi finanziarie ed economiche si sono susseguite nei tempi, da quella del 1929 in poi e nei vari casi il capitalismo si è ripreso più forte di prima". Dunque, compito primario della comunicazione è di diffondere non tanto un messaggio ottimistico ma dati e notizie reali, che spingano a una riflessione critica e una corretta interpretazione del mercato e delle opportunità offerte. Informazioni forti di una memoria storica che porta ad essere fiduciosi, come ha sentenziato il presidente UPA Sassoli de Bianchi in apertura del suo intervento, perché il Paese, nel corso della storia, ha dimostrato forza e coraggio e uno spirito ottimistico di ricostruzione. "Le crisi portano a una distruzione creativa – indica Alesina - le imprese dovranno ripulire i sistemi dalle parti meno efficienti e potenziare le aree più produttive per adattarsi alle novità di mercato e uscire dalla recessione rafforzate". Su questa considerazione l'intero sistema della comunicazione e dei media è chiamato a creare opinione e consapevolezza.

