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Venture Camp, dalle nuove idee un aiuto alla crescita del ‘sistema Paese’

Per essere più competitiva a livello internazionale, l’Italia deve imparare a pensarsi come Paese. In  quest’ottica è importante aiutare le start-up a trovare partner che permettano loro di crescere e di farsi strada sul mercato, affinché i giovani imprenditori non siano costretti a cercare sostegno
all’estero. E’ nata a questo scopo l'iniziativa di Fondazione Mind the Bridge, alla quarta edizione, a cui sono dedicati due giorni di incontri in Sala Buzzati.
In Italia dare vita a una start-up non è così facile. Alle difficoltà economiche si aggiungono quelle  burocratiche che molto spesso costringono i giovani imprenditori a preferire i Paesi esteri per costituire le loro società, con il risultato che il nostro Paese perde molti giovani talenti e idee che potrebbero renderlo più competitivo a livello internazionale.

Per ovviare a questo problema e aiutare le start-up a trovare i capitali necessari al loro decollo è  nata la Fondazione californiana Mind The Bridge, che si propone di favorire l’incontro dei migliori talenti imprenditoriali italiani con le opportunità e i capitali della Silicon Valley.

Si sono aperti oggi, 4 novembre, a Milano, in Sala Buzzati, i lavori della quarta edizione del Venture Camp, convegno di due giorni organizzato dalla Fondazione durante il quale, alla presenza di esponenti  dell’imprenditoria ed esperti di innovazione e tecnologia, le migliori quindici start-up italiane presenteranno i propri progetti e business plan a potenziali investitori, sia europei che d’oltreoceano (vedi notizia correlata).

"La nascita di tante buone idee fa ben sperare sul futuro del nostro Paese e RCS è orgogliosa di poter  dare il proprio contributo alla crescita di queste start-up", ha esordito il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, ricordando che nell'ambito della manifestazione Rcs MediaGroup
conferirà un premio alla startup più innovativa nel campo dei media, che avrà la possibilità di passare tre mesi nell’incubatore di Mind the Bridge a San Francisco.

"L'Italia è nota in tutto il mondo per l'eccellente creatività ma vi sono grosse difficoltà a farla  emergere, perchè purtroppo il nostro Paese non sa ancora 'fare sistema' - ha spiegato Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera - . Gli italiani per troppo tempo sono stati abituati a guardare soltanto al loro singolo business, ma ora questa visione è superata e dobbiamo renderci conto che per competere a livello internazionale bisogna fare rete, creare partnership, unire risorse e talenti. L'importanza di iniziative come il Venture Camp risiede proprio in questo: può aiutare le aziende a trovare partner, a fare gruppo, per costruire con più facilità la strada verso il successo contribuendo allo stesso tempo a far crescere l'Italia".

Tre le parole chiave della due giorni: ispirazione, start-up e networking. "Il Venture Camp vuole essere un modo per ispirare e lasciarsi ispirare - ha affermato Marco Marinucci (nella foto a sx), executive director Fondazione Mind The Bridge -, proprio per questo molto del tempo a disposizione verrà dedicato al racconto di storie di successo di giovani imprenditori e a ripercorrere le tappe di alcune delle imprese che hanno fatto la storia del nostro Paese. Naturalmente le start-up sono al centro del Venture Camp: ciascuna avrà 10 minuti di tempo per farsi conoscere e convincere i i possibili finanziatori della validità del progetto. Infine networking, perchè uno degli obiettivi della nostra iniziativa è lo sviluppo di una rete proattiva che possa favorire l'innovazione e la realizzazione di nuovi progetti".

Il Venture Camp è una manifestazione salutata con entusiasmo anche da Kyle R. Scott, console generale degli Stati Uniti. "Il mondo sta cambiando rapidamente e a farlo cambiare sono soprattutto le buone idee, come ci ha dimostrato Steve Jobs, recentemente scomparso, con il lancio dei suoi prodotti che hanno rivoluzionato l'industria dei media - ha dichiarato Scott - . Tuttavia le idee hanno bisogno di capitali per trasformarsi in qualcosa di concreto e credo sia importante sostenerle anche in questo senso, perchè solo così si può far crescere l'economia. Molti dicono che l'innovazione è nel Dna stesso degli Stati Uniti; sicuramente è vero, ma sono convinto che anche in Italia non manchi lo spirito innovativo e vi siano molti giovani imprenditori pronti ad affrontare nuove sfide. Proprio per questo la Silicon Valley non può che essere orgogliosa di entrare in contatto con nuovi partner italiani grazie alla Fondazione Mind the Bridge".

In effetti nel nostro Paese gli start-upper non mancano. Come emerge dalla Survey 2011 'Startups in  Italy. Facts&Trends' a cura della Fondazione Mind the Bridge con il supporto scientifico del CrESIT (vedi notizia correlata), lo start-upper medio ha tra i 30 e i 35 anni, vanta un buon livello di istruzione e un curriculum ricco di esperienze all'estero. A dare vita a una nuova impresa sono per lo più piccoli gruppi di 3-4 persone, piuttosto che individui singoli.

La situazione però, come già detto, è tutt'altro che rosea. “Una percentuale importante (9%) e in crescita nel tempo di startup ha deciso di costituirsi all’estero - ha commentato Alberto Onetti (nella foto a dx), presidente della Mind The Bridge Foundation -. Questo dato sembra segnalare una carenza di attrattività
del nostro paese. Dal momento che oltre il 40% è rappresentato da progetti di impresa ('wannabe startup') non ancora costituiti in società, oggi come non mai diventa fondamentale investire nella ricerca e nella formazione universitaria se si vuole avere un ritorno in termini di nuove imprese
innovative e se si vuole evitare, oltre a fughe di cervelli, anche un massiccio ‘corporate drain’"..

Insomma, sulla scia di iniziative come il Venture Camp, l'importante è darsi da fare. Per far crescere il business ma anche, e soprattutto, per far crescere l'Italia.

Serena Piazzi