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OpenAI: la pubblicità di ChatGPT sfiora il miliardo di dollari e si espande in 31 nuovi paesi, Italia compresa. Ma l’efficacia dei risultati lascia ancora dubbiosi marketer e agenzie
L'espansione della pubblicità di ChatGPT accelera e arriva anche in Italia. Dal 24 agosto OpenAI ha esteso i suoi ChatGPT Sponsored ad placements a 31 mercati europei, tra cui Italia, Germania, Francia, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi e Austria: si tratta della maggior espansione realizzata dall'azienda dopo il debutto negli Stati Uniti a febbraio, cui sono seguiti prima Canada, Australia e Nuova Zelanda, poi Messico, Brasile, Giappone e Corea del Sud, e il Regno Unito all’inizio dell’estate.
Sul fronte fatturato, OpenAI ha annunciato lunedì in una nota stampa di aver raggiunto, in meno di 200 giorni dal lancio, un tasso di fatturato annualizzato di un miliardo di dollari, con “decine di migliaia” di inserzionisti attivi in tutto il mondo, presentando la pubblicità come uno dei pilastri del proprio “modello di business diversificato”, insieme ad abbonamenti, offerte enterprise e API a consumo, in vista della quotazione in Borsa: un mix che, secondo OpenAI, permette di sostenere anche la versione gratuita del chatbot, usata da oltre un miliardo di persone ogni settimana.
OpenAi ha dichiarato di essere al lavoro sulla prossima “fase di crescita” per estendere ChatGPT Ads a un maggior numero di mercati (i prossimi saranno India e Indonesia) e introdurre formati, obiettivi, opzioni di acquisto e funzionalità di misurazione aggiuntivi, oltre a esplorare nuove modalità di interazione tra le aziende e i consumatori su ChatGPT.
L’azienda ha poi ricordato a inserzionisti e utenti che gli annunci sponsorizzati sono sempre chiaramente contrassegnati come tali e non influenzano le risposte fornite dal chatbot ma che, viceversa, le risposte agli interrogativi degli utenti influenzano gli annunci, indipendentemente dal fatto che le persone clicchino o meno su di essi. Inoltre, gli inserzionisti non hanno accesso alle conversazioni private degli utenti e questi ultimi possono controllare come viene personalizzata la loro esperienza pubblicitaria. A questo proposito un traguardo significativo è stato raggiunto anche sul fronte della privacy, grazie al lavoro di OpenAI sulla residenza dei dati in Europa, dove le regole sono più stringenti che altrove.
Restano dubbi sull'efficacia
Fra gli inserzionisti che hanno testato il canale emergono pareri contrastanti. Da una parte ci sono le agenzie che lamentano risultati deludenti: chi ha provato campagne su ChatGPT racconta di tassi di clic ben più bassi rispetto alla Search tradizionale – attorno allo 0,6% contro una media del 2% – a fronte di un costo per clic comunque elevato, e soprattutto di una difficoltà cronica nel tracciare le conversioni, perché i clic riportati da OpenAI spesso non coincidono con quelli registrati da Google Analytics. Diversi professionisti preferiscono quindi trattare per ora la spesa su ChatGPT come un budget sperimentale, non come un canale su cui investire seriamente.
Parte del problema, secondo alcune analisi, è che fino ad agosto 2026 la piattaforma non offriva strumenti di geotargeting né audience personalizzate, introdotti solo pochi giorni fa insieme a un pixel di conversione e a integrazioni con sistemi di misurazione di terze parti.
Dall'altra parte, non mancano segnali più incoraggianti. Alcuni operatori che hanno adottato la nuova strategia di offerta automatica di OpenAI riportano miglioramenti sensibili su costo per clic, costo per mille impressioni e tasso di clic, al punto da ritenersi ormai competitivi con le campagne su Meta e Google. Anche OpenAI rivendica risultati concreti per alcuni inserzionisti – tra cui un caso di ritorno triplo sulla spesa pubblicitaria per un'azienda di e-commerce – e sottolinea di aver ampliato l'ecosistema a oltre 50 partner tecnologici e di misurazione, con l'obiettivo di rendere più solido e affidabile il tracciamento delle performance.
TR

