Mercato
I tre obiettivi del Club: formazione, rapporto con i massimi vertici aziendali e con le istituzioni
Il presidente della nuova ipotetica associazione, coadiuvato da 7 consiglieri a turno, potrebbe essere Giuseppe Usuelli. Come la vecchia AssaP il Club dovrebbe rappresentare interessi omogenei. Fanfani (TBWA\Italia): “l’obiettivo che ci interessa è farci pagare di più dai clienti”. Del Frate (Assocom): “quello che volete potete farlo con noi”.Invece di semplificarsi la situazione si complica, e gli animi si scaldano. Parliamo dell’evoluzione del panorama associativo italiano della comunicazione. In particolare di Assocom giunta, da quello che le cronache degli ultimi giorni ci raccontano, a una sorta di bivio. La domanda più frequente è: si andrà verso la creazione dell’ormai famoso Club delle grandi agenzie internazionali, o dei network che dire si voglia, complementare ad Assocom, o tutto il rumore sollevato intorno alla vicenda si risolverà in un nulla di fatto?
Certo è che le dimissioni del presidente Massimo Costa (country manager di Wpp), e le motivazioni che le hanno determinate (“mancanza di velocità, efficienza e determinazione”, leggi news) hanno accelerato il processo di riflessione sull’esistenza e il ruolo stesso dell’associazionismo. Riflessioni che, probabilmente, prima o poi sarebbero comunque emerse.
In ogni caso questo processo ha messo in evidenza le diverse istanze che animano le strutture che oggi fanno parte di Assocom in tutta la loro diversità: agenzie indipendenti, internazionali, specializzate in
discipline diverse, e con dimensioni di fatturato differenti. Il percorso iniziato una quindicina di anni fa con Alberto Contri e proseguito con la casa comune di Enrico Montangero non sembra essere arrivato a un porto sicuro. Nel senso che certamente, anche grazie a un marketing associativo importante, l’associazione è riuscita ad allargarsi a una elevata quantità di strutture (diverse per Dna e dimensioni) ma, allo stesso tempo, ne ha in qualche modo snaturato la vocazione iniziale, quella che stava alla base appunto dell’AssAp, ossia un’associazione costituita da sigle omogenee (le famose agenzie a servizio completo) e, dunque, con interessi e obiettivi comuni. E per di più le grandi agenzie, anch’esse colpite duramente dalla crisi, si sono trovate a dovere pagare quote associative ritenute troppo elevate per servizi utili soprattutto alle strutture medie e piccole. Un malessere che, di fatto, era già presente ben prima delle dimissioni di Costa.
McCann, Saatchi, Euro Rscg (oggi Havas), BBDO erano già fuori prima dell’elezione del country manager Wpp. In seguito hanno deciso di uscirne Publicis, Leo Burnett, e ultima TBWA. Da quello che risulta in
maniera non ancora ufficiale anche tutte le sigle della galassia Wpp avrebbero già comunicato la disdetta.
In verità, il progetto di rifondazione annunciato a giugno dalla nuova guida di Assocom, formata da Peter Grosser ed Enrico Gasperini, ha introdotto quei cambiamenti allo statuto e alla governance , raccogliendo molti, se non tutti, gl punti programmatici e delle istanze avanzate da Costa nelle sue motivazioni che hanno determinato le sue dimissioni. La sensazione è che si sia forse arrivati troppo tardi o, come si dice, che la stalla sia stata chiusa quando i buoi erano già scappati. E si è fatta forte la tentazione di provare a pensare a un’associazione ristretta, a un club dei network ha già prodotto almeno un paio di incontri ai quali hanno partecipato i rappresentanti dei network: Omnicom-Publicis, Wpp, e Interpublic. Vi avrebbe partecipato anche la Armando Testa mentre non avrebbero potuto partecipare i rappresentanti di Havas, pur appoggiando l’iniziativa.
Secondo quello che risulta ad ADVexpress il progetto delineato punterebbe a creare un vero e proprio Club, probabilmente sotto la forma giuridica di una Fondazione per rilanciare la qualità professionale del comparto (e quindi correttamente retribuita) attraverso una rappresentanza qualificata, puntando in maniera decisa alla crescita della cultura integrata della comunicazione, invece che a problematiche quali le gare già affrontate senza successo da Assocom. La formazione, il rapporto con le istituzioni politiche e i vertici più alti delle aziende (da qui il possibile interlocutore in Centromarca, dove siedono i presidenti o ad delle aziende) sono i tre obiettivi da perseguire.
Come pure, sarebbe stata individuata nell’ex Interpublic Giuseppe Usuelli (foto 1) la figura del possibile presidente, già a suo tempo in prima linea nella difesa degli interessi dei netwok internazionali. Un presidente che si avvarrebbe di sette consiglieri coinvolti a turno con in quali decidere e intervenire con piena libertà. A giorni, sempre secondo quanto risulta ad ADVexpress, si dovrebbe tenere un nuovo incontro.
Al momento l’unica voce ufficiale di questo ‘movimento’ è quella di Marco Fanfani (foto 2) Country Manager di TBWA\Italia che già mesi fa lanciò l’idea del ‘Club’. Interpellato dal nostro giornale ha definito meglio
il suo pensiero già espresso qualche giorno fa (leggi news): “Ci siamo dimessi da Assocom perché non eravamo soddisfatti. L’eventuale Club delle agenzie internazionali dovrebbe, infatti, lavorare per migliorare il percepito delle agenzie, riqualificare il comparto e raggiungere l’obiettivo più importante: farci pagare di più dai clienti”. Che l’obiettivo lo si possa raggiungere all’interno o meno di Assocom non ha importanza. Come diceva Deng Xiaoping non importa di quale sia il colore del gatto, l’importante è che mangi i topi. Detto questo, forse potrebbe essere più facile raggiungere il traguardo attraverso un gruppo di strutture omogenee per cultura e DNA e che, soprattutto, attraverso i sette principali network rappresentano l’80% e passa del mercato”.
Insomma, sembra che possa delinearsi uno scenario stile anni ’80, quando vi erano l’assAp e la Otep (oggi Unicom) in un prossimo futuro caratterizzato dall’associazione delle grandi agenzie internazionali e da Assocom, che potrebbe unirsi con Unicom. Certo è che un’Assocom senza le grandi (Wpp da sola pesa per circa 250 mila euro di quote associative) faticherebbe a stare in piedi, e certamente porrebbe in seria discussione anche l’intero sistema delle Audi e i rapporti con le associazioni dei clienti, Upa in testa (affronteremo presto questo argomento).
Dal canto suo Stefano Del Frate (foto 3), direttore generale di Assocom, si batte perché l’associazione non perda la sua rappresentanza. “Anche lo scopo di Assocom è la tutela della redditività delle agenzie. A questo aggiungiamo anche la tutela dei livelli di occupazione. Alla luce della recente riforma dell’associazione pressoché tutte le istanze avanzate da Massimo Costa e dalle altre agenzie sono state recepite, a iniziare dal tema delle quote associative. Noi siamo convinti che pure nella diversità sia importante che l’associazione rappresenti tutti. Poi, come già stabilito dal nuovo statuto le grandi possono riunirsi in gruppi e decidere di fare quello che credono più opportuno nei tempi ritenuti consoni”.
E anticipa ad ADVexpress alcuni progetti imminenti. “Come Assocom, in accordo col Politecnico, stiamo conducendo una ricerca sulla filiera della comunicazione. I risultati li renderemo pubblici entro fine anno, ma dalle prime anticipazioni emerge che fuori dal perimetro di Assocom ci sono almeno 500 agenzie digitali che potrebbero essere coinvolte. L’importante, torno a ribadire, è che non si perda unitarietà in un settore già debole in assoluto rispetto ad altre industry e che, se si disgregasse ulteriormente, godrebbe di un ascolto ancora minore presso le istituzioni politiche e private”.
Insomma il confronto continua e non sono esclusi altri, imminenti, colpi di scena.
Salvatore Sagone
Certo è che le dimissioni del presidente Massimo Costa (country manager di Wpp), e le motivazioni che le hanno determinate (“mancanza di velocità, efficienza e determinazione”, leggi news) hanno accelerato il processo di riflessione sull’esistenza e il ruolo stesso dell’associazionismo. Riflessioni che, probabilmente, prima o poi sarebbero comunque emerse.
In ogni caso questo processo ha messo in evidenza le diverse istanze che animano le strutture che oggi fanno parte di Assocom in tutta la loro diversità: agenzie indipendenti, internazionali, specializzate in
discipline diverse, e con dimensioni di fatturato differenti. Il percorso iniziato una quindicina di anni fa con Alberto Contri e proseguito con la casa comune di Enrico Montangero non sembra essere arrivato a un porto sicuro. Nel senso che certamente, anche grazie a un marketing associativo importante, l’associazione è riuscita ad allargarsi a una elevata quantità di strutture (diverse per Dna e dimensioni) ma, allo stesso tempo, ne ha in qualche modo snaturato la vocazione iniziale, quella che stava alla base appunto dell’AssAp, ossia un’associazione costituita da sigle omogenee (le famose agenzie a servizio completo) e, dunque, con interessi e obiettivi comuni. E per di più le grandi agenzie, anch’esse colpite duramente dalla crisi, si sono trovate a dovere pagare quote associative ritenute troppo elevate per servizi utili soprattutto alle strutture medie e piccole. Un malessere che, di fatto, era già presente ben prima delle dimissioni di Costa.
McCann, Saatchi, Euro Rscg (oggi Havas), BBDO erano già fuori prima dell’elezione del country manager Wpp. In seguito hanno deciso di uscirne Publicis, Leo Burnett, e ultima TBWA. Da quello che risulta in
maniera non ancora ufficiale anche tutte le sigle della galassia Wpp avrebbero già comunicato la disdetta.
In verità, il progetto di rifondazione annunciato a giugno dalla nuova guida di Assocom, formata da Peter Grosser ed Enrico Gasperini, ha introdotto quei cambiamenti allo statuto e alla governance , raccogliendo molti, se non tutti, gl punti programmatici e delle istanze avanzate da Costa nelle sue motivazioni che hanno determinato le sue dimissioni. La sensazione è che si sia forse arrivati troppo tardi o, come si dice, che la stalla sia stata chiusa quando i buoi erano già scappati. E si è fatta forte la tentazione di provare a pensare a un’associazione ristretta, a un club dei network ha già prodotto almeno un paio di incontri ai quali hanno partecipato i rappresentanti dei network: Omnicom-Publicis, Wpp, e Interpublic. Vi avrebbe partecipato anche la Armando Testa mentre non avrebbero potuto partecipare i rappresentanti di Havas, pur appoggiando l’iniziativa.
Secondo quello che risulta ad ADVexpress il progetto delineato punterebbe a creare un vero e proprio Club, probabilmente sotto la forma giuridica di una Fondazione per rilanciare la qualità professionale del comparto (e quindi correttamente retribuita) attraverso una rappresentanza qualificata, puntando in maniera decisa alla crescita della cultura integrata della comunicazione, invece che a problematiche quali le gare già affrontate senza successo da Assocom. La formazione, il rapporto con le istituzioni politiche e i vertici più alti delle aziende (da qui il possibile interlocutore in Centromarca, dove siedono i presidenti o ad delle aziende) sono i tre obiettivi da perseguire. Come pure, sarebbe stata individuata nell’ex Interpublic Giuseppe Usuelli (foto 1) la figura del possibile presidente, già a suo tempo in prima linea nella difesa degli interessi dei netwok internazionali. Un presidente che si avvarrebbe di sette consiglieri coinvolti a turno con in quali decidere e intervenire con piena libertà. A giorni, sempre secondo quanto risulta ad ADVexpress, si dovrebbe tenere un nuovo incontro.
Al momento l’unica voce ufficiale di questo ‘movimento’ è quella di Marco Fanfani (foto 2) Country Manager di TBWA\Italia che già mesi fa lanciò l’idea del ‘Club’. Interpellato dal nostro giornale ha definito meglio
il suo pensiero già espresso qualche giorno fa (leggi news): “Ci siamo dimessi da Assocom perché non eravamo soddisfatti. L’eventuale Club delle agenzie internazionali dovrebbe, infatti, lavorare per migliorare il percepito delle agenzie, riqualificare il comparto e raggiungere l’obiettivo più importante: farci pagare di più dai clienti”. Che l’obiettivo lo si possa raggiungere all’interno o meno di Assocom non ha importanza. Come diceva Deng Xiaoping non importa di quale sia il colore del gatto, l’importante è che mangi i topi. Detto questo, forse potrebbe essere più facile raggiungere il traguardo attraverso un gruppo di strutture omogenee per cultura e DNA e che, soprattutto, attraverso i sette principali network rappresentano l’80% e passa del mercato”.Insomma, sembra che possa delinearsi uno scenario stile anni ’80, quando vi erano l’assAp e la Otep (oggi Unicom) in un prossimo futuro caratterizzato dall’associazione delle grandi agenzie internazionali e da Assocom, che potrebbe unirsi con Unicom. Certo è che un’Assocom senza le grandi (Wpp da sola pesa per circa 250 mila euro di quote associative) faticherebbe a stare in piedi, e certamente porrebbe in seria discussione anche l’intero sistema delle Audi e i rapporti con le associazioni dei clienti, Upa in testa (affronteremo presto questo argomento).
Dal canto suo Stefano Del Frate (foto 3), direttore generale di Assocom, si batte perché l’associazione non perda la sua rappresentanza. “Anche lo scopo di Assocom è la tutela della redditività delle agenzie. A questo aggiungiamo anche la tutela dei livelli di occupazione. Alla luce della recente riforma dell’associazione pressoché tutte le istanze avanzate da Massimo Costa e dalle altre agenzie sono state recepite, a iniziare dal tema delle quote associative. Noi siamo convinti che pure nella diversità sia importante che l’associazione rappresenti tutti. Poi, come già stabilito dal nuovo statuto le grandi possono riunirsi in gruppi e decidere di fare quello che credono più opportuno nei tempi ritenuti consoni”. E anticipa ad ADVexpress alcuni progetti imminenti. “Come Assocom, in accordo col Politecnico, stiamo conducendo una ricerca sulla filiera della comunicazione. I risultati li renderemo pubblici entro fine anno, ma dalle prime anticipazioni emerge che fuori dal perimetro di Assocom ci sono almeno 500 agenzie digitali che potrebbero essere coinvolte. L’importante, torno a ribadire, è che non si perda unitarietà in un settore già debole in assoluto rispetto ad altre industry e che, se si disgregasse ulteriormente, godrebbe di un ascolto ancora minore presso le istituzioni politiche e private”.
Insomma il confronto continua e non sono esclusi altri, imminenti, colpi di scena.
Salvatore Sagone

