
Mercato
Il titolo Stellantis perde più del 23% a Piazza Affari: fra le possibili ripercussioni sul budget pubblicitario lo spostamento degli investimenti verso il digitale e un maggior focus su misurabilità e performance
Nella seduta odierna le azioni di Stellantis (nella foto l'AD Antonio Filosa) hanno registrato un crollo storico, con il titolo che in alcune fasi ha perso oltre il 20 % del proprio valore dopo la notizia di una svalutazione record di circa 22,2 miliardi di euro legata alla revisione della strategia sulle auto elettriche e alla sospensione del dividendo per il 2026.
La forte reazione del mercato è stata determinata da un “profit warning” — ossia una comunicazione di risultati peggiore delle attese — e dal drastico ridimensionamento delle prospettive di crescita legate agli EV, con attesa di perdite significative anche nel secondo semestre 2025.
Non si tratta di un caso isolato, perché negli ultimi mesi tutti i titoli delle principali case automobilistiche europee e statunitensi hanno mostrato elevata volatilità e performance negative legate a fattori strutturali che caratterizzano in questo momento l’intero settore: rallentamento della domanda, costi di transizione verso l’elettrico, pressioni tariffarie e difficoltà nella catena di produzione.
- Strategia EV sotto pressione: la transizione verso veicoli elettrici si è rivelata più lenta del previsto, aumentando i costi di sviluppo e diminuendo i ritorni finanziari attesi.
- Performance operative deboli: la domanda globale di auto, soprattutto in Europa e Nord America, resta debole e la redditività delle vendite è compressa dalla concorrenza, costi delle materie prime e sovracapacità produttiva.
- Incertezza macro e commerciale: le tensioni commerciali e i dazi internazionali aggiungono ulteriori costi e rischi alla redditività, come già visto nei mercati Usa e Cina.
Le possibili ripercussioni sul fronte degli investimenti pubblicitari
In primo luogo, in un contesto di forte incertezza finanziaria, Stellantis – come le altre aziende automobilistiche –potrebbero tagliare o ricalibrare i budget pubblicitari, privilegiando spese con ritorni misurabili o concentrandosi su campagne digitali più efficienti. La contrazione degli investimenti è una leva comune quando i profitti diminuiscono e il mercato richiede disciplina finanziaria.
In termini di impatto diretto ciò potrebbe tradursi in un calo delle sponsorizzazioni tradizionali (TV, eventi, sport), una maggiore pressione su concessionarie e dealer per spingere le vendite a livello locale, una focalizzazione delle risorse su campagne a performance.
In secondo luogo, i margini in contrazione potrebbero dirottare l’attenzione delle case automobilistiche verso canali misurabili – social media, search e performance marketing – a discapito degli investimenti sul brand. Ciò favorirebbe piattaforme come Meta, Google o TikTok, mentre i media tradizionali soffrono.
A sua volta, per agenzie pubblicitarie e centri media, così come per gli editori e le loro concessionarie che lavorano con il settore auto, questo cambio di passo strategico potrebbe significare ricavi più fluttuanti e contratti rivisti al ribasso, con maggiore richiesta di ottimizzazione ROI e revisione dei KPI.
È un dato di fatto che la comunicazione del settore Auto sta affrontando una fase di transizione che impatta direttamente anche la tipologia di campagne pubblicitarie, chiedendo agli operatori della consulenza e dei media di valorizzare ogni euro speso in pubblicità per generare valore reale: in altri termini, la gran parte dei brand sembra muoversi verso un marketing meno centrato sui lanci di prodotto e una narrativa aspirazionale, verso un maggior orientamento all’efficienza, alla fidelizzazione e alla sostenibilità economica.

