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Concessionarie, pronte alla prova creatività? D-Agency (Discovery Channel): quel gancio creativo tra brand e contenuto

"La comunicazione dei clienti deve essere sempre più integrata nel tessuto narrativo dei nostri brand e contenuti. Ormai non si tratta più di vendere spazi a un determinato costo per spot o per Grp: si tratta di trovare un gancio creativo funzionale alle esigenze dei clienti, che desiderano essere parte integrante o del contenuto o del mood dei nostri canali/brand",  Così Luca Poggi , brand partnership director Discovery Media, spiega la motivazione che ha portato alla nascita dell'agenzia creativa interna a Discovery Channel. Tendenza in atto nel mercato e al centro dell'inchiesta condotta da NC Nuova Comunicazione di febbraio- marzo di cui pubblichiamo il secondo 'capitolo' dopo quello dedicato ad Air (Rai Pubblicità) (leggi news).
Prosegue con un'intervista a  D-Agency di Discovery Channel, la pubblicazione su ADVexpress dell'inchiesta condotta da NC Nuova Comunicazione di febbraio-marzo su una tendenza interessante in atto, quella relativa alla creazione da parte di molte concessionarie pubblicitarie di gruppi editoriali di reparti creativi interni. Non sono poche infatti le realtà che si sono organizzate per fornire ai propri clienti soluzioni creative da utilizzare su tutti i mezzi del proprio portafoglio.  Dopo quello di Air (Rai Pubblicità) (leggi news), ecco il modello di D-Agency.

Nata ufficialmente nel 2013, ma già operativa dal 2012 con la nascita di Discovery Media, la D-Agency fa parte del team brand partnership di Discovery Channel, che copre quattro aree di specializzazione: project management, Digital&Social, Licensing (2013) e il team creativo, D-Agency. Interessante, poi, è che proprio l’Italia, già strategica per l’azienda a livello worldwide, è l’unico Paese ad avere una vera e propria agenzia creativa full service dedicata per il team ad sales e situata all’interno della struttura commerciale.

“Le aree coperte dalla no stra agenzia creativa - spiega Luca Poggi (nella foto), brand partnership director Discovery Media - sono: copywriting, internal creative production, branded content, grafica, editing, media planning fino alla gestione del lato operations. Insomma, una vera e propria agenzia creativa al servizio dei nostri clienti che desiderano comunicare i loro prodotti attraverso e con i vari brand del mondo Discovery".

A oggi, i progetti di brand partnership curati internamente raggiungono circa il 20% del totale fatturato Discovery Media, ben oltre la media di mercato: nel 2013, ad esempio, la brand partnership ha lavorato con oltre 170 clienti e D-agency ha prodotto oltre 100 campagne ‘full service’, seguendo il processo dal concept crea tivo alla produzione.

“La struttura è nata da un’esigenza di base: la comunicazione dei clienti deve essere sempre più integrata nel tessuto narrativo dei nostri brand e contenuti - continua Poggi -. Per questo, abbiamo valutato la necessità di avere un’agenzia creativa all’interno dell’area commerciale. Ormai non si tratta più di vendere spazi a un determinato costo per spot o per Grp: si tratta di trovare un gancio creativo funzionale alle esigenze dei clienti, che desiderano essere parte integrante o del contenuto o del mood dei nostri canali/brand. Solo attraverso un team creativo che vive i contenuti Discovery 24/7 è possibile soddisfare questa esigenza e fornire un servizio che sia al livello del terzo broadcaster nazionale”.

Un progetto significativo è quel lo di co-branding realizzato con Samsung e intitolato ‘Ti presento i nostri’. “Il cliente ci aveva chiesto una modalità per promuovere, a un target misto, i suoi device nella lo ro varietà - spiega Luca Piccirilli , ad sales creative manager Discovery Media -: dal nuovo smartphone al robot aspiratutto fino alla tv in superHD. L’agenzia ha preso in carico il brief e fatto una serie di proposte creative, fino ad arrivare alla soluzione: costruire una miniserie cross (Dmax/RealTi me, ndr), di ritratti dei nostri talent (Paola Marella, Carla Gozzi e Chef Rubio, ndr) che, parlando di sé, parlassero anche del loro rapporto con la tecnologia. E lo facessero raccontandosi non solo al proprio pubblico di riferimento (Paola e Carla per Real Time, Rubio per Dmax, ndr), ma anche al pubblico dell’altro canale. Un’operazione quindi importante non solo come branded content, ma strategica, innovativa e di talent management, mettendo in gioco il privato dei nostri talent storici”.