Media
Festival of Media - Contenuti, economia e liberta': 'rivoluzioni' all'insegna del social
Il creatore di una serie Tv (Breaking Bad), il direttore di una ‘moneta virtuale’ (Bitcoin) e la vittima di una sconvolgente violenza (l’attivista per i diritti umani Mona Eltahawy) hanno testimoniato dal palco del Festival Of Media Global di Roma la potenza dei social media nel trasformare la comunicazione ma anche la società.
Roma. Festival of Media. Vince Gilligan creatore ed executive producer della serie televisiva Breaking Bad, Jon Matonis, executive director della Bitcoin Foundation, e Mona Eltahawy, giornalista e attivista egiziana, sono stati i protagonisti della mattinata odierna al Festival Of Media Global di Roma. Tre personaggi, tre casi e tre ambiti completamente diversi che hanno però mostrato come i social media rappresentino ormai un aspetto essenziale della vita delle persone, che superano le tematiche legate alla mera comunicazione ‘commerciale’, ma dai quali quest’ultima può e anzi deve ancora imparare moltissimo.
Nella sua video-conversazione con l’organizzatore del Festival Charlie Crowe, Gilligan, già fra gli autori di X-Files, ha raccontato la sua esperienza in Breaking Bad dal duplice punto di vista creativo e produttivo: “Quanto ha giocato la viralità sul successo della serie? È stata fondamentale - ha dichiarato - ma devo ammettere che il successo è arrivato da solo, grazie alla fortunata coincidenza della nascita e del boom dei servizi di video streaming come Hulu, Netflix o Amazon. Da questo punto di vista la tecnologia ha rivoluzionato il modo di produrre contenuti televisivi per tre motivi: perché ha definitivamente sradicato la concezione che la serialità televisiva non sia capace di durare nel tempo; perché attraverso i social network ha dato agli spettatori la possibilità di condividere e amplificarne i contenuti; e infine perché sta rivoluzionando le stesse modalità di distribuzione delle serie”.
“Nel caso di Bitcoin, la ‘socialità’ è al centro stesso dell’idea da cui è nata la prima e unica moneta al mondo non sostenuta da un governo - ha spiegato Matonis -. Se le ‘bitcoin’ sono le unità monetarie in circolazione, Bitcoin, con la B maiuscola, è infatti il network sulla base del quale tutto si sostiene: una decentralizzazione della fiducia che non ha eguali al mondo e che in questo momento rappresenta il più forte, e concreto, elemento di disruption del sistema economico entro il quale si muovono le istituzioni finanziarie come le marche e i consumatori”.
Matonis ha inoltre aggiunto che l’utilizzo di bitcoin come metodo di pagamento rappresenta oggi una straordinaria opportunità per molti brand: “Lo ha fatto per esempio Richard Branson con Virgin Galactic, riscuotendo un enorme successo grazie anche al fatto di essere stato fra i primi ad aver aderito al sistema di pagamento virtuale per i suoi futuri viaggi spaziali commerciali. Non durerà per sempre, ma oggi l’effetto ‘alone’ per una marca è garantito”.
La terribile storia personale di Mona Eltahaway ha sicuramente scosso la platea del Festival: arrestata, picchiata e violentata dalla polizia del suo paese durante la ‘rivoluzione araba’ del 2011, l’attivista ha raccontato come la sua vita sia stata salvata da Twitter in più di un’occasione. “Per questo mi considero una rivoluzionaria - ha dichiarato -, e ho fatto del mio corpo e del mio nome 'il mio brand'. Il mio obiettivo è continuare la rivoluzione attraverso i social media fino a quando anche in Egitto la bellezza e la giustizia saranno finalmente considerate diritti di tutte le persone e soprattutto delle donne; e finché non scomparirà una volta per tutte il razzismo che invece ancora esiste nel mio paese di adozione, gli Stati Uniti, dove per il solo fatto di essere arabo o musulmano puoi essere fermato dalla polizia o cacciato da un locale”.
Tommaso Ridolfi
Nella sua video-conversazione con l’organizzatore del Festival Charlie Crowe, Gilligan, già fra gli autori di X-Files, ha raccontato la sua esperienza in Breaking Bad dal duplice punto di vista creativo e produttivo: “Quanto ha giocato la viralità sul successo della serie? È stata fondamentale - ha dichiarato - ma devo ammettere che il successo è arrivato da solo, grazie alla fortunata coincidenza della nascita e del boom dei servizi di video streaming come Hulu, Netflix o Amazon. Da questo punto di vista la tecnologia ha rivoluzionato il modo di produrre contenuti televisivi per tre motivi: perché ha definitivamente sradicato la concezione che la serialità televisiva non sia capace di durare nel tempo; perché attraverso i social network ha dato agli spettatori la possibilità di condividere e amplificarne i contenuti; e infine perché sta rivoluzionando le stesse modalità di distribuzione delle serie”.
“Nel caso di Bitcoin, la ‘socialità’ è al centro stesso dell’idea da cui è nata la prima e unica moneta al mondo non sostenuta da un governo - ha spiegato Matonis -. Se le ‘bitcoin’ sono le unità monetarie in circolazione, Bitcoin, con la B maiuscola, è infatti il network sulla base del quale tutto si sostiene: una decentralizzazione della fiducia che non ha eguali al mondo e che in questo momento rappresenta il più forte, e concreto, elemento di disruption del sistema economico entro il quale si muovono le istituzioni finanziarie come le marche e i consumatori”.Matonis ha inoltre aggiunto che l’utilizzo di bitcoin come metodo di pagamento rappresenta oggi una straordinaria opportunità per molti brand: “Lo ha fatto per esempio Richard Branson con Virgin Galactic, riscuotendo un enorme successo grazie anche al fatto di essere stato fra i primi ad aver aderito al sistema di pagamento virtuale per i suoi futuri viaggi spaziali commerciali. Non durerà per sempre, ma oggi l’effetto ‘alone’ per una marca è garantito”.
La terribile storia personale di Mona Eltahaway ha sicuramente scosso la platea del Festival: arrestata, picchiata e violentata dalla polizia del suo paese durante la ‘rivoluzione araba’ del 2011, l’attivista ha raccontato come la sua vita sia stata salvata da Twitter in più di un’occasione. “Per questo mi considero una rivoluzionaria - ha dichiarato -, e ho fatto del mio corpo e del mio nome 'il mio brand'. Il mio obiettivo è continuare la rivoluzione attraverso i social media fino a quando anche in Egitto la bellezza e la giustizia saranno finalmente considerate diritti di tutte le persone e soprattutto delle donne; e finché non scomparirà una volta per tutte il razzismo che invece ancora esiste nel mio paese di adozione, gli Stati Uniti, dove per il solo fatto di essere arabo o musulmano puoi essere fermato dalla polizia o cacciato da un locale”.Tommaso Ridolfi

