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21° Rapporto Censis sulla comunicazione: la tv mantiene il primato con il 93,2% di utenti, web al 90,4%. Tiene la radio

E' quanto emerge dal 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis "L'informazione nel mirino", presentato a Roma. Si registra un calo della tv tradizionale, diminuita in un anno di 3,6 punti percentuali (79,5%), compensato dall'ascesa della web tv che nell'ultimo anno ha raggiunto il 62,0% (+3,6 punti), mentre la mobile tv si è attestata al 38,6% (+3,7 punti). Stabile la tv satellitare con il 47,8% degli utenti.

La televisione si conferma il principale mezzo di comunicazione in Italia con il 93,2% degli utenti, mentre si consolida l'utilizzo di internet (90,4%), degli smartphone (90,3%) e dei social network (86,2%). E' quanto emerge dal 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis "L'informazione nel mirino", presentato oggi a Roma. 

Si registra un calo della tv tradizionale, diminuita in un anno di 3,6 punti percentuali (79,5%), compensato dall'ascesa della  web tv che nell'ultimo anno ha raggiunto il 62,0% (+3,6 punti), mentre la mobile tv si è attestata al 38,6% (+3,7 punti). Stabile la tv satellitare con il 47,8% degli utenti.

La radio conferma la tenuta con il 78,4% dell'utenza, stabili restano tutti i sistemi di ascolto che la riguardano: l'autoradio, con un'utenza complessiva pari al 70,0% (+1,2 punti percentuali nell'ultimo anno) rimane lo strumento prediletto mentre la radio tradizionale resta salda al 46,8%. Sul fronte dell'ascolto digitale, la radio tramite smartphone registra l'aumento più interessante (+2,8%), e raggiunge il 28,2%; la radio da internet si attesta al 18,0%. 

In via di saturazione i media digitali, con solo lo 0,3% in più rispetto al 2024 mentre smartphone e social network guadagnano entrambi circa un punto percentuale.

Crisi dei quotidiani cartacei, picco minimo (21%)

Continua la crisi dei media a stampa: i quotidiani cartacei a pagamento, seppur stabilizzati nell'ultimo anno (-0,7%), nel 2025 hanno toccato il picco minimo con il 21,0% (-46 punti percentuali dal 2007). Si registra ancora una limatura dei lettori dei mensili (-1,1% rispetto al 2024) che arrivano a 15,8%, mentre i settimanali restano stabili al 18,0%. Stabilità anche per gli utenti dei quotidiani online (sono il 29,9%) con un decremento solo dello 0,5%, mentre scendono in maniera significativa i siti web d'informazione, calati del 4,3% (56,7%). Torna positiva la curva dei libri, con un  trend di lettori in crescita: il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo, con un aumento del 2,3%. La ripresa non riguarda invece i lettori di e-book che non si sbloccano. rimanendo stabili al 13,8% (+0,4%).

Primo lieve calo dell'uso dei social tra i giovani

Primo lieve calo dell'uso dei social network nei giovani. In particolare, tra i 14 - 29enni si conferma nel 2025 la maggiore tendenza a frequentare i social ma si assiste a una contrazione: il 74,8% dichiara di utilizzare Instagram (-3,3% rispetto all'anno precedente) e il 76,9% è utente di YouTube (-0,7%) mentre regge meglio TikTok con il 64,5% (erano il 64,2%). I giovani sono molto presenti sulle piattaforme di messaggistica - quasi totalmente rappresentati su WhatsApp con l'88,6% - e sulle multipurpose come Amazon (50,8%), dove però sono presenti in maniera ancor più significativa le altre fasce d'età. Per i giovani attraente Spotify (la utilizza il 49,8%) e in espansione il mondo delle piattaforme di videogiochi (seguito dal 39,7%).

Più in generale, il 54,8% degli italiani ammette di non aver mai sentito l'esigenza di prendersi una pausa dai social network, ma il 38,1% ha invece avvertito l'esigenza di farlo, limitando il tempo di utilizzo, disattivando o eliminando l'account, o disinstallando le app (tuttavia solo il 15,3% lo fa regolarmente). Tra coloro che hanno avvertito una esigenza di 'social detox', il 25,6% indica come motivazione l'eccessiva distrazione rispetto alle attività quotidiane; il 20,6% segnala il bisogno di recuperare tempo per sé e per attività offline; il 17,8% riconosce una sensazione di dipendenza dall'utilizzo; il 17,4% richiama l'esigenza di tutelare la propria privacy; il 16,7% lamenta la pressione sociale e il confronto costante con gli altri; il 14,9% avverte un'influenza negativa sull'umore.

In lieve calo utenti dei Tg e siti

Stabili o in flessione le prime tre fonti di informazione più utilizzate dagli italiani: i telegiornali con il 43,9% continuano a rappresentare un punto di riferimento per una parte rilevante della popolazione, ma registrano -3,8 punti percentuali; Facebook (33,1%) segna - 3,3 punti; stabili i motori di ricerca, seguiti dal 23,2% della popolazione. Scendono sia i siti di informazione (-2,5%) che le televisioni all news (-2,3%), attestati rispettivamente al 14,7% e al 16,6%. Buon trend per i social network: TikTok con un calo dell'1,9% e Instagram dell'1,2% rispettivamente registrano il 12,5% e il 15,5% dell'utenza

Il 66,4% della popolazione verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie diffuse dai media principali, mentre il 59,5% cerca di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi e il 58,0% legge come riportano le notizie per scovare interpretazioni ideologiche. Sei persone su dieci (60,6%) si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i media più diffusi parlano poco o niente, e il 64,6% verifica le notizie dei media indipendenti o delle fonti alternative. Circa la metà della popolazione (il 49,1%) segue autori su temi specifici perché condividono la stessa visione del mondo, il 52,2% impiega i social per trovare interpretazioni indipendenti, mentre solo il 25,5% paga per avere informazione indipendente.    La maggioranza degli italiani (il 61,6%) non si sentirebbe a proprio agio a informarsi con un mezzo interamente generato dall'IA. Allo stesso tempo, c'è una schiera non indifferente di persone che sono favorevoli (38,4%): di queste, il 30,1% si dichiara disposto a farlo a patto che i contenuti siano supervisionati da esseri umani, il 8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fossero completamente gestiti dall'IA. I contrari temono il rischio di disinformazione o fake news (34,8%) e danno più valore a prodotti umani (26,8%).

 

Sette italiani su dieci si informano usando i reel

Sette italiani su dieci tra quanti usano i social includono anche i reel nell'universo dell'informazione: il 23,6% li considera intrinsecamente superficiali e per il 21,3% sono distrazioni che solo raramente producono conoscenza autentica, ma per il 18,6% sono più immediati, per il 13,1% più coinvolgenti, per il 9,8% più accessibili e per l'8,2% complementari alle fonti tradizionali. Il 36,3% degli italiani (e il 58,8% degli over 64) che usa almeno un social non sa cosa sia un meme, ma al contrario il 22,6% (e il 31,1% degli under 30) si è imbattuto in uno di essi, che "gli ha fatto scoprire una notizia su temi di attualità, società, politica o cultura".