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In occasione della nuova Biennale Arte, Vanity Fair torna in edicola con un numero speciale diretto da Cecilia Alemani

Tanti i contenuti raccolti nel numero: la trasformazione dei corpi e delle identità (affrontati nell’intervista a Miro e nel ritratto dedicato a Claude Cahun); i sogni e la dimensione onirica (svelati dal neuroscienziato Giulio Bernardi); il superamento dei concetti di follia e normalità quando si parla di salute mentale (evocato nel racconto di Peppe Dell’Acqua e della magnifica esperienza di Marco Cavallo); l’esoterismo e il pensiero magico (al centro del colloquio con Emma Talbot); il fascino dei luoghi del mondo dove la realtà sembra sfumare in una dimensione fantastica. Ispirati alla seduzione surrealista anche i servizi moda, quelli dedicati al beauty e i consigli food.

 «Un modo per ricongiungersi ai sogni, alla fantasia, alla meraviglia che questi tempi di guerra e di pandemia ci hanno tolto, a volte proibito». È con queste parole che Simone Marchetti, direttore di Vanity Fair, introduce il nuovo numero del magazine, in edicola da domani mercoledì 20 aprile. Un’edizione speciale che esce in concomitanza con l’avvio della Biennale Arte e che è frutto di una  collaborazione tra il team del settimanale e la curatrice del grande evento culturale veneziano, Cecilia Alemani.

«Potevamo limitarci a intervistare Cecilia o a metterla in copertina, ma ci sembrava troppo scontato», racconta Simone Marchetti. «Così, come successo in passato con grandi registi come Paolo Sorrentino o con grandi artisti come Francesco Vezzoli, lo scorso dicembre abbiamo chiesto a Cecilia di dirigere Vanity Fair, di pensare al giornale come fosse uno dei padiglioni della sua Biennale, un’estensione editoriale del suo impegno da curatrice».

Continua Cecilia Alemani: «Quando Vanity Fair mi ha chiesto di essere direttore ospite di un numero speciale in concomitanza con l’apertura della Biennale, ho pensato che sarebbe stato interessante capire qual è l’eredità del Surrealismo oggi. È stata una bellissima avventura, ricca e appassionante, per la quale ringrazio tutti i miei compagni di viaggio».

Tanti i contenuti raccolti nel numero, perché tanti sono i temi surrealisti che, un secolo dopo, sono diventati centrali nelle nostre vite: la trasformazione dei corpi e delle identità (affrontati nell’intervista a Miro e nel ritratto dedicato a Claude Cahun); i sogni e la dimensione onirica (svelati dal neuroscienziato Giulio Bernardi); il superamento dei concetti di follia e normalità quando si parla di salute mentale (evocato nel racconto di Peppe Dell’Acqua e della magnifica esperienza di Marco Cavallo); l’esoterismo e il pensiero magico (al centro del colloquio con Emma Talbot); il fascino dei luoghi del mondo dove la realtà sembra sfumare in una dimensione fantastica (suggeriti in un portfolio di destinazioni imperdibili). Ispirati alla seduzione surrealista anche i servizi moda, quelli dedicati al beauty e i consigli food.

Ad aprire le porte di questo numero speciale, un servizio di copertina con protagonista Sharon Stone, fotografata in esclusiva per Vanity Fair e intervistata dalla scrittrice Chiara Barzini: un lungo dialogo in cui la star hollywoodiana affronta i lati più intimi della sua personalità. Gli anni che passano? «Ci rendono più forti». I traumi del passato? «È importante elaborarli». La morte? «Bisogna farci amicizia». L’arte? «E la magia della vita».

«Un grazie speciale a Sharon Stone, al suo coraggio, a una delle migliori interviste che ci abbia mai rilasciato», commenta alla fine Simone Marchetti. «Grazie per aver scelto di essere parte di questo progetto unico, di questa magica follia che si chiama Vanity Fair».