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La tv oggi? Si guarda mentre si naviga in rete e si commenta sui social. Spot inclusi
E' quanto è emerso dagli interventi di Vittorio Bucci, managing director Phd Italia, e Matteo Cardani, vice dg mktg Publitalia '80, nell'ambito dell'incontro 'Evolutionary', organizzato oggi, 29 ottobre, a Milano. Grazie alle nuove tecnologie, la televisione sta vivendo una seconda giovinezza: si rafforza il legame con i social media, che permettono agli utenti di commentare ciò che vedono. Un trend che, se ben sfruttato, consente agli operatori del settore della comunicazione di creare campagne ancora più efficaci.
E' ormai cosa nota quanto il nostro modo di fruire dei media si sia modificato negli ultimi anni. Tuttavia non si può non rimanere sorpresi da questi dati: mediamente, consultiamo il nostro cellulare (uno smartphone, nella maggior parte dei casi, ndr.) ben 150 volte al giorno e si sta diffondendo sempre più la nomofobia, una vera e propria patologia che porta chi ne soffre a stare male se si dimentica il telefono a casa o è impossibilitato a connettersi a Internet.Meccanismi che inducono a riflettere su quanto essere in rete ormai sia una vera e propria necessità. Tanto da non rinunciarvi nemmeno quando si guarda la tv. E' quanto emerge dalla ricerca presentata questa mattina, 29 ottobre, da Vittorio Bucci (nella foto a sx), managing director Phd Italia, nell'ambito dell'incontro 'Evolutionary', organizzato in partnership con Publitalia '80 e teso proprio a illustrare i principali trend, presenti e futuri, del settore della comunicazione.
"Abbiamo intervistato 1000 persone e abbiamo scoperto che i cosiddetti light users (cioè coloro che hanno un utilizzo minore del mezzo televisivo rispetto alla media, ndr.) sono naturalmente predisposti al multitasking - ha esordito Bucci -. Il 9% degli intervistati fa altro mentre guarda la televisione, in particolare il 73% del campione utilizza il pc e il 59% il proprio smartphone. Per fare cosa? Soprattutto per restare in contatto con i propri conoscenti attraverso i social media. E i social media vengono anche utilizzati, nel 29% dei casi, per commentare gli stessi programmi televisivi".
E' Facebook a catalizzare il maggior numero di commenti, seguito da Twitter. A essere 'presi di mira' dai commenti degli utenti sono film, talk show, talent show, ma anche, per il 41% del campione, i contenuti pubblicitari, di cui si parla soprattutto se lo spot (78%) o il testimonial (37%) sono particolarmente attraenti.
Questo per le aziende e per chi opera nel mondo dell'advertising significa avere a disposizione un'opportunità unica di ottenere un gran numero di informazioni generate dagli utenti stessi e di entrare in contatto diretto con i potenziali consumatori. "E' importante imparare a utilizzare al meglio questi dati e veicolare contenuti in grado di creare ingaggio - ha sottolineato Bucci -. Non solo. Non bisogna dimenticare che il dialogo innescato con il
consumatore deve essere multidevice, dal momento che ogni mezzo ha le sue regole". Da questo scenario possono nascere inedite sinergie tra la tv tradizionale e i nuovi media, che modificano le classiche modalità di planning, come ha sottolineato nel suo speech Matteo Cardani (nella foto a dx), vice direttore generale marketing Publitalia '80. "Innanzitutto bisogna tenere presente che non si tratta di mezzi alternativi, ma complementari - ha affermato il manager - . Infatti, se è vero che il tempo dedicato agli schermi digitali è in aumento, è altrettanto vero che quello trascorso davanti alla tv non è in diminuzione. In secondo luogo, i social media non fanno che amplificare la natura sociale della televisione, come dimostra il fatto che i programmi televisivi siano tra gli argomenti più discussi sui social. Chi si occupa di pianificazione non può non tenere conto di questi fenomeni e anzi deve lavorare nell'ottica di creare modalità sempre nuove di brand interaction".
Le emozioni, ad esempio, sono un elemento da non sottovalutare. "La tv è sociale proprio perché è in grado di emozionare - ha affermato Cardani -. Identificare, comprendere e sfruttare gli elementi emozionali può essere una chiave per creare campagne di successo".
Certo, non è facile comunicare in un mondo così poco lineare, per questo è importante che agenzie creative, agenzie media e aziende, insieme, collaborino per trovare forme innovative di comunicazione, sfruttando la straordinaria capacità di interazione che offrono i nuovi mezzi.
Serena Piazzi

