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Love the value of tv. Valerii (Censis): "Si moltiplicano gli schermi, si allunga la vita dei contenuti, il consumatore diventa protagonista: così la Tv si trasforma ma resta centrale nell’ecosistema dei media”
L'analisi di Massimiliano Valerii è partita dalla duplice premessa che, in un sistema mediatico complesso e integrato come quello odierno, la visione di un osservatore sociale non possa prescindere dal punto di vista dell'utenza, perché è il soggetto/individuo che, elaborando le proprie scelte, è diventato protagonista assoluto del mercato. Il direttore generale del Censis ha esaminato infatti come e quanto sia variata la fruizione dei diversi mezzi nell’ultimo decennio sulla scorta di tali scelte: così, mentre Radio e Televisioni hanno visto via via integrarsi la fruizione del mezzo ‘tradizionale’ con quello ‘digitale’ (grazie al moltiplicarsi dei device), ciò non è accaduto invece per la Stampa.
Come ha spiegato Valerii, mentre negli ultimi anni si è andato riducendo il ‘digital divide’, oggi ci troviamo di fronte a un vero e proprio ‘press divide’. Il 56% degli italiani non legge quotidiani, né periodici, né libri, e la percentuale sale al 63% fra i giovani under 30. Soprattutto, a differenza degli altri mezzi, l’online non ha compensato il calo dei ‘lettori’ cartacei: solo il 25% della popolazione si informa sui siti dei quotidiani, mentre oltre il 40% dichiara di farlo attraverso ‘altre fonti online’ (la cui credibilità e affidabilità risultano peraltro decisamente inferiori). Un’ulteriore lettura di tale fenomeno riguarda poi la ‘vittoria’ del linguaggio audiovisivo su quello scritto.

Focalizzandosi sui device, nel 2018 il numero di schermi a disposizione degli italiani ha raggiunto la quota di 112 milioni, in crescita rispetto al 2017 di oltre mezzo milione. Ogni famiglia ha una media di 4,6 device a disposizione. Inoltre, gli smartphone, che sono 43,6 milioni, hanno per la prima volta superato gli apparecchi Tv (42,3 milioni). Nel decennio 2007–2018, inoltre, la penetrazione di Internet è passata dal 45% al 78% e quella degli smartphone dal 15% al 73%: “Al di là delle loro funzioni mediatiche – ha sottolineato Valerii – gli smartphone si sono rivelati i dispositivi della disintermediazione digitale”.
Sempre nel 2018, le Smart Tv e i dispositivi esterni che permettono di collegare al web un
apparecchio televisivo tradizionale erano 10,4 milioni, di cui 6,5 milioni effettivamente connessi, con una crescita del +20,6% rispetto al 2017. E bisogna anche considerare che nel triennio 2020- 2022 è previsto un nuovo ‘switch off’ che accelererà la conversione del parco apparecchi televisivi verso smart Tv evolute.
Questa moltiplicazione dei device si è trasformata in moltiplicatore e differenziatore delle possibilità e delle modalità di fruire di contenuti di comunicazione, migrando tra uno schermo e l’altro, in visioni che avvengono da soli, in compagnia, in soggiorno, in cucina, nella camera da letto, spesso in contemporanea su più schermi e più programmi. Sono 5,7 milioni – pari al 9,7% della popolazione di età superiore ai quattro anni, ma al 18,4% della fascia fra 11 e 17 anni, e al 20,5% dei millennial –, gli italiani che guardano programmi televisivi live o on demand su schermi diversi dalla televisione, collegandosi a device fissi o mobili.
Ciò che emerge dalla sintesi di tali dati, a giudizio di Valerii, è la rinnovata centralità della
televisione: la trasformazione digitale del mezzo permette infatti di superare una lettura affrettata dell’evoluzione dei consumi Tv in base alla quale si sente spesso decretare, infondatamente, la fine o la morte del mezzo.

In un mondo iperaffollato di schermi, a cominciare dalla presenza pervasiva degli smartphone, la Tv rimane 'baricentrica' nell’ecosistema dei media proprio perché si sta profondamente rinnovando, rendendo sempre più accessibili i propri contenuti su tutti gli schermi (smart Tv, internet Tv, mobile Tv e così via) dimostrando una transmedialità matura: in un mondo di ibridazione dei mezzi, la Tv ha assunto un ruolo di hub, di aggregatore e di crossover fra il mondo web e quello della Tv tradizionale: in altre parole, si sta dimostrando l’unico mezzo capace di 'mediare' tra i media.
“Stiamo entrando in quella che definirei come l’era ‘biomediatica’ – ha concluso Valerii –, in cui come dicevo all’inizio il consumatore è protagonista, trasformandosi anche in produttore di contenuti e di percorsi di fruizione personalizzati e condivisi. La Tv rinnovata quindi gioca le sue possibilità tra la sincronizzazione del palinsesto lineare, vale a dire la legacy storica ma ancora attuale di potenza aggregante della fruizione collettiva – che lo smartphone non ha! –, e la desincronizzazione della fruizione individuale sugli schermi digitali, oggi offerta in modo massivo dalle app dei broadcaster Tv. Una dinamica che in realtà 'allunga' il ciclo di vita dei contenuti Tv nel tempo, oltre la dimensione puramente lineare del palinsesto, aumentando quindi i contatti e le potenzialità del mezzo stesso”.
Tommaso Ridolfi

