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Rai, la riforma è Legge. Arrivano un 'super' Amministratore Delegato e un Cda più snello
Non più il direttore generale ma l'AD indicato dal ministero del Tesoro. Un CdA non più eletto dalla Vigilanza, ma in parte dal Parlamento, in parte dal Governo e in parte dall’assemblea dei dipendenti. Un presidente “di garanzia” che avrà bisogno dei due terzi della commissione di vigilanza. Queste le principali novità introdotte dalla riforma della Rai approvata oggi in Senato. In generale la Rai è incaricata di svolgere il «servizio pubblico radiofonico, televisivo» ed anche «multimediale». Secondo lastima di R&S Mediobanca, ammonta a circa 420 milioni di euro la cifra che la Rai potrebbe recuperare grazie all'inserimento del canone nella bolletta dell'elettricità.
Con l'approvazione odierna del Senato diventa legge la riforma della Rai , che introduce la figura dell'amministratore delegato (che diventerà l'attuale DG Antonio Campo dall'Orto, nella foto), un Consiglio di amministrazione più snello e non più di derivazione della Vigilanza parlamentare, e un presidente di garanzia. La votazione è avvenuta immediatamente dopo quella della legge di Stabilità che è passata con 162 sì.
Le norme già approvate alla Camera sono state confermate oggi al Senato.
Vediamo i punti salienti della Riforma.
I POTERI DELL’AD. L’ad, secondo quanto previsto dall’art.2, è nominato dal cda (che lo anche revocare) su proposta dell’assemblea dei soci (il ministero del Tesoro), resta in carica per tre anni e può essere revocato dallo stesso consiglio. Può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del cda (che, nel caso dei direttori di testata, è vincolante se fornito a maggioranza dei due terzi). Secondo un emendamento approvato in commissione alla Camera, assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione anche dei giornalisti, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico; può firmare contratti fino a 10 milioni di euro e ha massima autonomia sulla gestione economica. Prevista l’incompatibilità con cariche di Governo, anche se ricoperte nei dodici mesi precedenti alla data della nomina. L'ad deve, inoltre, essere nominato tra coloro che non abbiano conflitti di interesse e non cumulino cariche in società concorrenti. Spetta all'Ad provvedere anche all'attuazione del piano industriale e del preventivo di spesa annuale e sentito il parere del Consiglio di amministrazione, definire i criteri e le modalità per il reclutamento del personale e quelli per il conferimento di incarichi a collaboratori esterni; proporre all'approvazione del Cda il (nuovo) Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale.
Sul fronte della trasparenza, è prevista la pubblicazione dei compensi dei soggetti, diversi dai titolari di contratto di natura artistica, superiori ai 200mila euro. Ai componenti degli organi di amministrazione e controllo della Rai, ad eccezione dell'amministratore delegato, si applica il "tetto" retributivo di 240 mila euro.
PRESIDENTE E CDA. In prima lettura al Senato, con un emendamento di Forza Italia, è stata introdotta la figura del presidente ‘di garanzia’, che viene nominato dal cda tra i suoi membri, ma deve ottenere il parere favorevole della Commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti. I componenti del cda sono sette al posto degli attuali nove: quattro eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall’assemblea dei dipendenti. Previsti precisi requisiti di onorabilità per i consiglieri. Al Cda è affidata l'approvazione del piano industriale e del piano editoriale, del preventivo di spesa annuale, degli investimenti di importo superiore a 10 milioni di euro, degli atti e dei contratti aziendali aventi carattere strategico.
Ogni membro del Cda potrà essere “licenziato” dall’assemblea dei soci (se anche i senatori e deputati della Vigilanza Rai daranno il via libera). Amministratore delegato, presidente, consiglieri sono sottoposti alle «azioni civili di responsabilità» tipiche delle «società di capitali». Una volta lasciata la tv di Stato, l’ad non potrà lavorare in aziende concorrenti per almeno un anno.
IL SUPERDG. In fase di prima applicazione della legge, al direttore generale sono conferiti i poteri dell’amministratore delegato. Un emendamento dei relatori approvato in Commissione alla Camera specifica che il dg mantiene anche le attuali competenze.
Il ddl approvato attribusice, inoltre, al Governo la delega ad adottare entro un anno un decreto legislativo per la modifica del testo unico dei servizi 'media': oltre alla semplificazione delle norme vigenti, i criteri direttivi prevedono indicazioni volte a favorire contenuti destinati ai minori, diffusione di trasmissioni in lingua tedesca e ladina (province di Bolzano e Trento), e francese (Val d'Aosta) e sloveno (Friuli).
La riforma prevede una delega per il riordino e la semplificazione dell’assetto normativo. In prima lettura al Senato è stata ridotta la sua ampiezza con la soppressione del riferimento all’evoluzione tecnologica e di mercato.
L’articolo 1 prolunga a cinque anni la disciplina dei contratti per lo svolgimento del servizio pubblico e potenzia il ruolo del Consiglio dei ministri, che delibera indirizzi prima di ciascun rinnovo del contratto nazionale. Alla Camera e’ stata introdotta una norma con la previsione di una consultazione pubblica in vista del rinnovo della concessione del prossimo anno.
L’articolo 3 detta norme sulla responsabilità dei componenti del cda e prevede la deroga, rispetto all’applicazione del codice dei contratti pubblici, per i contratti aventi per oggetto l’acquisto e lo sviluppo di programmi radiotelevisivi.
Rai avrà una corsia preferenziale per l'acquisto, la produzione o la coproduzione di programmi ed opere tv, settore cui non si applicherà il “Codice dei contratti pubblici” (decreto legislativo 163 del 2006). Per le produzioni sarà necessario firmare altri contratti che garantiscano ad esempio servizi e forniture. E questi beneficeranno di identica corsia preferenziale (se inferiori nella spesa alle soglie di rilevanza comunitaria).
In generale la Rai è incaricata di svolgere il «servizio pubblico radiofonico, televisivo» ed anche «multimediale». Il governo riceve dal Parlamento la delega a precisare la missione della tv di Stato alla luce delle nuove piattaforme di trasmissione. In questa sede, Palazzo Chigi può autorizzare Viale Mazzini a fare la pay-tv e la pay-per-view.
Ammonta a circa 420 milioni di euro la cifra che la Rai potrebbe recuperare grazie all'inserimento del canone nella bolletta dell'elettricità. E' la stima di R&S Mediobanca, che calcola il nuovo importo di 100 euro e un'evasione al 5% rispetto all'attuale 30,5%. La Rai diventerebbe così il primo gruppo tv per ricavi in Italia.
La Rai, cui attualmente i cittadini 'versano' un totale di 1,56 miliardi di euro, ha stimato in 600 milioni di euro i mancati introiti da canone, vale a dire quanto incasserebbe in piu' (alle condizioni attuali) se tutti pagassero il contributo dovuto.
"La legge di Stabilità, proprio con l'obiettivo di abbattere l'evasione, stabilisce il pagamento del canone tramite la bolletta elettrica: con un canone di 100 euro, in un'Italia con un tasso di evasione al livello di quello inglese (5% contro l'attuale 30,5%), si stima che il Gruppo Rai potrebbe fatturare circa 2,8 miliardi, collocandosi al primo posto per ricavi in Italia e avvicinandosi, a livello europeo, a France Televisions", si legge nel rapporto di Mediobanca.
Dal medesimo studio emerge come, in Italia, quasi una famiglia su tre non paghi il canone. Il tasso di mancata adesione è molto differenziato: 26% al Nord (minimo in Alto Adige e in Friuli, ma a Milano s'impenna al 42%), 29% nelle Regioni del Centro, 37% al Sud e 40% nelle Isole.
Le province più virtuose del 2014 sono Ferrara (17%), Rovigo (18%) e Bolzano (25%), quelle che segnano il più alto tasso di evasione Crotone (56%), Napoli (55%) e Catania (53%). Roma è a un tasso di evasione del 38%.
EC
Le norme già approvate alla Camera sono state confermate oggi al Senato.
Vediamo i punti salienti della Riforma.
I POTERI DELL’AD. L’ad, secondo quanto previsto dall’art.2, è nominato dal cda (che lo anche revocare) su proposta dell’assemblea dei soci (il ministero del Tesoro), resta in carica per tre anni e può essere revocato dallo stesso consiglio. Può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del cda (che, nel caso dei direttori di testata, è vincolante se fornito a maggioranza dei due terzi). Secondo un emendamento approvato in commissione alla Camera, assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione anche dei giornalisti, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico; può firmare contratti fino a 10 milioni di euro e ha massima autonomia sulla gestione economica. Prevista l’incompatibilità con cariche di Governo, anche se ricoperte nei dodici mesi precedenti alla data della nomina. L'ad deve, inoltre, essere nominato tra coloro che non abbiano conflitti di interesse e non cumulino cariche in società concorrenti. Spetta all'Ad provvedere anche all'attuazione del piano industriale e del preventivo di spesa annuale e sentito il parere del Consiglio di amministrazione, definire i criteri e le modalità per il reclutamento del personale e quelli per il conferimento di incarichi a collaboratori esterni; proporre all'approvazione del Cda il (nuovo) Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale.
Sul fronte della trasparenza, è prevista la pubblicazione dei compensi dei soggetti, diversi dai titolari di contratto di natura artistica, superiori ai 200mila euro. Ai componenti degli organi di amministrazione e controllo della Rai, ad eccezione dell'amministratore delegato, si applica il "tetto" retributivo di 240 mila euro.
PRESIDENTE E CDA. In prima lettura al Senato, con un emendamento di Forza Italia, è stata introdotta la figura del presidente ‘di garanzia’, che viene nominato dal cda tra i suoi membri, ma deve ottenere il parere favorevole della Commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti. I componenti del cda sono sette al posto degli attuali nove: quattro eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo e uno designato dall’assemblea dei dipendenti. Previsti precisi requisiti di onorabilità per i consiglieri. Al Cda è affidata l'approvazione del piano industriale e del piano editoriale, del preventivo di spesa annuale, degli investimenti di importo superiore a 10 milioni di euro, degli atti e dei contratti aziendali aventi carattere strategico.
Ogni membro del Cda potrà essere “licenziato” dall’assemblea dei soci (se anche i senatori e deputati della Vigilanza Rai daranno il via libera). Amministratore delegato, presidente, consiglieri sono sottoposti alle «azioni civili di responsabilità» tipiche delle «società di capitali». Una volta lasciata la tv di Stato, l’ad non potrà lavorare in aziende concorrenti per almeno un anno.
IL SUPERDG. In fase di prima applicazione della legge, al direttore generale sono conferiti i poteri dell’amministratore delegato. Un emendamento dei relatori approvato in Commissione alla Camera specifica che il dg mantiene anche le attuali competenze.
Il ddl approvato attribusice, inoltre, al Governo la delega ad adottare entro un anno un decreto legislativo per la modifica del testo unico dei servizi 'media': oltre alla semplificazione delle norme vigenti, i criteri direttivi prevedono indicazioni volte a favorire contenuti destinati ai minori, diffusione di trasmissioni in lingua tedesca e ladina (province di Bolzano e Trento), e francese (Val d'Aosta) e sloveno (Friuli).
La riforma prevede una delega per il riordino e la semplificazione dell’assetto normativo. In prima lettura al Senato è stata ridotta la sua ampiezza con la soppressione del riferimento all’evoluzione tecnologica e di mercato.
L’articolo 1 prolunga a cinque anni la disciplina dei contratti per lo svolgimento del servizio pubblico e potenzia il ruolo del Consiglio dei ministri, che delibera indirizzi prima di ciascun rinnovo del contratto nazionale. Alla Camera e’ stata introdotta una norma con la previsione di una consultazione pubblica in vista del rinnovo della concessione del prossimo anno.
L’articolo 3 detta norme sulla responsabilità dei componenti del cda e prevede la deroga, rispetto all’applicazione del codice dei contratti pubblici, per i contratti aventi per oggetto l’acquisto e lo sviluppo di programmi radiotelevisivi.
Rai avrà una corsia preferenziale per l'acquisto, la produzione o la coproduzione di programmi ed opere tv, settore cui non si applicherà il “Codice dei contratti pubblici” (decreto legislativo 163 del 2006). Per le produzioni sarà necessario firmare altri contratti che garantiscano ad esempio servizi e forniture. E questi beneficeranno di identica corsia preferenziale (se inferiori nella spesa alle soglie di rilevanza comunitaria).
In generale la Rai è incaricata di svolgere il «servizio pubblico radiofonico, televisivo» ed anche «multimediale». Il governo riceve dal Parlamento la delega a precisare la missione della tv di Stato alla luce delle nuove piattaforme di trasmissione. In questa sede, Palazzo Chigi può autorizzare Viale Mazzini a fare la pay-tv e la pay-per-view.
Ammonta a circa 420 milioni di euro la cifra che la Rai potrebbe recuperare grazie all'inserimento del canone nella bolletta dell'elettricità. E' la stima di R&S Mediobanca, che calcola il nuovo importo di 100 euro e un'evasione al 5% rispetto all'attuale 30,5%. La Rai diventerebbe così il primo gruppo tv per ricavi in Italia.
La Rai, cui attualmente i cittadini 'versano' un totale di 1,56 miliardi di euro, ha stimato in 600 milioni di euro i mancati introiti da canone, vale a dire quanto incasserebbe in piu' (alle condizioni attuali) se tutti pagassero il contributo dovuto.
"La legge di Stabilità, proprio con l'obiettivo di abbattere l'evasione, stabilisce il pagamento del canone tramite la bolletta elettrica: con un canone di 100 euro, in un'Italia con un tasso di evasione al livello di quello inglese (5% contro l'attuale 30,5%), si stima che il Gruppo Rai potrebbe fatturare circa 2,8 miliardi, collocandosi al primo posto per ricavi in Italia e avvicinandosi, a livello europeo, a France Televisions", si legge nel rapporto di Mediobanca.
Dal medesimo studio emerge come, in Italia, quasi una famiglia su tre non paghi il canone. Il tasso di mancata adesione è molto differenziato: 26% al Nord (minimo in Alto Adige e in Friuli, ma a Milano s'impenna al 42%), 29% nelle Regioni del Centro, 37% al Sud e 40% nelle Isole.
Le province più virtuose del 2014 sono Ferrara (17%), Rovigo (18%) e Bolzano (25%), quelle che segnano il più alto tasso di evasione Crotone (56%), Napoli (55%) e Catania (53%). Roma è a un tasso di evasione del 38%.
EC


