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Vanity Fair torna in edicola con Stefano De Martino e suo figlio Santiago in copertina per raccontare i nuovi modi di essere padre

Il magazine torna in edicola e racconta l'esperienza genitoriale del ballerino, l'incontro esclusivo con Federico Marchetti e le interviste a Marina Abramović, Ginevra Elkann e alle Arctic Angels. Storie e personaggi che generano dibattito e confronto di idee: una formula giornalistica di successo «premiata» dagli ultimi dati di vendita, dal Tao Award Excellence e dai Diversity Media Awards

«Mio padre sapeva che mettermi sotto una campana di vetro non mi avrebbe protetto dai pericoli, e che proibire all’origine conduce sempre a voler infrangere i divieti. Decise di non pormi dei limiti perché i miei limiti, e quindi i miei confini, sapessi definirli da solo. Adesso io, con mio figlio, cerco di fare lo stesso».

Sono alcune delle parole che Stefano De Martino – 31 anni, ballerino e star televisiva – dedica al suo Santiago – 8 anni –, nato dalla precedente relazione con Belén Rodríguez. Immortalati nella calda luce di un tramonto estivo dal fotografo olandese Paul Bellaart, sono i protagonisti dell'emozionante storia di copertina pubblicata sul numero di Vanity Fair in edicola da domani mercoledì 21 luglio. Il tema è quello della paternità e del cambiamento culturale in corso intorno al significato dell’essere genitori, come anche raccontato all’interno del magazine dall’inchiesta firmata da Nina Verdelli.

Spiega nel suo editoriale il direttore di Vanity Fair Simone Marchetti: «Dalle famiglie eterosessuali a quelle di genitori single fino a quelle omogenitoriali, è forse arrivato finalmente il momento di fare un passo in avanti rispetto a quello che pensiamo di sapere in fatto di genitorialità. La figura paterna deve essere finalmente equiparata a quella materna in fatto di gestione dei figli». Ed è questa la spinta ideale che giustifica il sostegno di Vanity Fair all’iniziativa politica portata avanti dai senatori Pd Tommaso Nannicini e Valeria Fedeli in favore del congedo di paternità: «Si tratta di una normativa che vuole proporre un cambio di paradigma per valorizzare il ruolo dei padri al fine di liberare le madri lavoratrici dalla gabbia della conciliazione casa/lavoro. Passare da una cultura della maternità a una cultura della genitorialità aiuterebbe a rendere tutti più liberi e più maturi».