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Un affare di etica

A metà gennaio, il nuovo codice Ipra: e20express ha chiesto a Furio Garbagnati, nome del board di Ipra e presidente Assorel, un'analisi sul documento di regolamentazione volontaria dell'associazione europea nel campo del public affairs.

Lo scorso 19 gennaio a Bruxelles, l'Associazione internazionale di pubbliche relazioni (Ipra), ha presentato il nuovo codice etico, il documento che si prefigge di regolamentare il comportamento dei professionisti della comunicazione nell'ambito del public affairs e delle attività di lobbing. La capitale dell’EU sembra essere stata il luogo ideale per il lancio di un nuovo codice per l’attività di lobby considerando che ci sono più di 10 mila professionisti che operano nella capitale belga.

Durante il suo intervento inaugurale all’Ipra, il neo presidente Philip Sheppard ha dichiarato: “Tenendo conto dei più recenti sviluppi di una delle aree di competenza delle PR, quella dei public affair, siano essi gli scandali dell’amministrazione USA oppure la positiva iniziativa dell’Unione Europea sulla trasparenza, ho scelto come tema del 2007 l’etica delle PR. Il nostro codice di Bruxelles è un codice di condotta per i professionisti del public affairs”.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire il quadro generale entro cui si è formata l'esigenza di redigere un simile documento e di presentarlo ufficialmente nella città sede del Parlamento Europeo.

Nella scorsa primavera il commissario europeo incaricato degli affari amministrativi e della lotta antifrode, Siim Kallas, in un discorso pronunciato alla Nottingham Business School davanti all'European Foundation for Management, ha reso noto che a Bruxelles esistono circa 15mila professionisti del lobbing e circa 2600 gruppi di interesse che vi dispongono di un ufficio permanente. Egli ha stimato che le attività di lobby generano annualmente tra i 60 e i 90 milioni di euro di profitti per i lobbisti . Dati presuntivi, naturalmente, poiché non esiste nessuna direttiva né tenuta dei conti obbligatoria. È proprio questa assenza di dati veri e certi che ha ingaggiato Kallas a proporre un'iniziativa europea di trasparenza. Tale proposta ha avuto come esito l'opposizione difensiva da parte proprio di quei gruppi che Kallas cercava di frenare, tra cui compaiono nomi noti delle public relation internazionali.
Tuttavia questi stessi gruppi hanno suggerito l'idea di una autoregolamentazione, cioè codici di condotta volontari.

Ne è nato quindi il documento presentato qualche settimana fa, una sorta di atto programmatico che permetta alle società di pr di applicare regole condivise non suscettibili di attacchi per episodi che possano riguardare problemi etici o morali.

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e20express ha contattato Furio Garbagnati (nella foto), che fa parte del board di Ipra ed è presidente di Assorel, l'Associazione italiana delle agenzie di relazioni pubbliche, il quale ha dato il suo punto di vista sull'iniziativa presentata nella residenza dell’ambasciatore inglese presso l’Unione Europea, Sir John Grant.

“Quello che mi preme innanzitutto sottolineare di questo documento o, come viene definito, codice di autoregolamentazione, è il suo carattere di specificità verso il mondo del public affairs e quindi della lobby e dei suoi rapporti con il mondo pubblico. Tutte le associazioni professionali infatti stilano dei testi etici che però rimangono sostanzialmente generali in riferimento per lo più ai codici di Venezia e di Atene risalenti a  50 anni fa”.

“Il Code of Bruxelles for the conduct of public affairs worldwide 2007 - continua Garbagnati - è un documento espressamente dedicato al mondo del public affairs. Tuttavia esso fornisce delle linee di condotta che lasciano, forse, troppo spazio a una libera interpretazione dei suoi precetti. I dodici punti, infatti, non contengono novità oggettive, direi piuttosto che nel loro insieme rappresentano una sorta di razionalizzazione di quelli che dovrebbero essere i comportamenti corretti.
Dal mio punto di vista, invece, trovo che sia molto interessante la sottolineatura all'interno del documento e del discorso di presentazione di Philip Sheppard, del concetto di trasparenza, anche se mi rendo conto che questa parola oggi è spesso abusata o quanto meno usata impropriamente. Con riferimento specifico però a questo codice, tale concetto indica la volontà di fare chiarezza nell’attività dei lobbisti e negli interessi specifici che essi rappresentano. Ecco che, allora, il codice Ipra costituisce un impegno professionale ma anche personale che va nella direzione di quelli che sono i regolamenti delle lobby anche se ne rimane pur sempre un surrogato”.

“Non bisogna dimenticare  - aggiunge Garbagnati - che quello di Ipra non è un documento di regolamentazione ma un  codice associativo che vincola soltanto i membri dell'associazione stessa. Certo, Ipra, pur non contando un numero enorme di iscritti (circa 1200, n.d.r.), include importanti professionisti che esercitano attività di rapporti istituzionali, ma questo non ci deve distogliere dal fatto che il codice è sostanzialmente autoriferito e non ha validità esterna. D'altra parte, solo l'autorità pubblica può emettere norme di condotta valide al di fuori dei confini associativi, ma in questo caso si aprirebbe un dibattito più che decennale tra pareri discordanti, tra coloro, cioè, che ritengono doverosa, e chi no, la regolamentazione delle attività di lobby”.

“Il passo in avanti realizzato attraverso il codice – conclude Garbagnati – è dato dal fatto che è stata messa nero su bianco e in maniera sintetica una definizione ufficiale. Il documento è stato innanzitutto presentato  a Kallas, il vice presidente della Commissione Europea ispiratore dell'intera sensibilizzazione sul tema. Inoltre la città belga costituisce lo snodo europeo ideale per la produzione di simili documenti o iniziative che possono avere ricadute sull'aspetto legislativo dei singoli Paesi e dei singoli Parlamenti”.

Durante la presentazione ufficiale del codice, a Kallas e Sheppard sono succeduti sul podio Anthony C. Grayling, professore di filosofia applicata del Birkbeck College, Università di London, che ha parlato del tema “Una Questione di Etica” e Erik Jonnaert, Europe General Manager per le relazioni esterne di P&G e membro del managing board del European Centre for Public Affairs.

“La questione dell'etica - chiosa Garbagnati - che ha interamente occupato la cerimonia di Bruxelles, mi sembra ormai interiorizzata da tutti i professionisti della comunicazione. Mi pare essere un tema sempre vecchio e al contempo sempre nuovo. In questo senso il valore del codice Ipra sta proprio nel suo inserirsi i n questo ampio discorso trasversale, disciplinando innanzitutto gli associati , ma lanciando messaggi anche al mondo dell'impresa”.

Margherita Baroni