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BEA Italia Festival 2025. Roma, la Capitale che rinasce dagli eventi: la legacy come motore di sviluppo urbano e sociale
I grandi eventi non sono soltanto spettacolo, turismo e ricadute economiche: sono soprattutto strumenti di trasformazione urbana e sociale. Di questo si è discusso oggi durante la 22ª edizione dei BEA Italia, svoltisi per il quarto anno consecutivo a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, in un confronto dedicato al tema della legacy - ciò che resta alla città quando i riflettori si spengono.
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Roma, negli ultimi anni, è passata dall’essere una città di “occasioni mancate” a un laboratorio di sviluppo capace di generare valore, attrattività e nuove opportunità. I grandi eventi sportivi, musicali, culturali e commerciali stanno contribuendo a ridisegnare il volto della Capitale, lasciando infrastrutture riqualificate, servizi, spazi pubblici restituiti ai cittadini e nuove dinamiche di inclusione sociale.
A discutere di questo percorso, durante la tavola rotonda moderata da Salvatore Sagone, Presidente ADC Group, Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale; Lidia Borzì, Vicepresidente delegata delle ACLI di Roma; Alessandro Cellamare, Head of Global Events di Ferrari; e Andrea Fofi, founder e CEO di RIBS srl.
Roma, da città che “viveva di rendita” a Capitale dinamica degli eventi
Secondo l’assessore Alessandro Onorato, la trasformazione in corso è prima di tutto culturale: «Per troppo tempo Roma ha creduto di poter vivere di rendita grazie al suo patrimonio archeologico, dando per scontato che i turisti sarebbero tornati solo per le bellezze della città. Ma non possono bastare».
La Capitale ha risentito di un lungo periodo di stagnazione - «diciott’anni di amministrazioni che non hanno saputo svolgere bene il proprio compito, con tre colori politici diversi» - durante il quale non è riuscita a competere con le grandi metropoli globali. «Le Olimpiadi mancate sono per me una lettera scarlatta: abbiamo regalato a Parigi l’edizione dell’anno scorso – aggiunge Onorato -. Oggi la competizione non si gioca più tra nazioni, ma tra grandi aree metropolitane».
L’inversione di rotta è passata da eventi simbolo come la sfilata di Valentino a fine 2021 in Piazza di Spagna, «che ha cambiato la mentalità nei confronti della città». Da quel momento Roma ha iniziato a ospitare iniziative capaci di generare ritorni misurabili: un’occupazione in crescita (+5,5% rispetto al 2020), una permanenza media dei turisti salita da due giorni a oltre quattro e un indotto stabile per il comparto.
La legacy: ciò che resta alla città dopo i riflettori
La legacy non riguarda solo infrastrutture e grandi opere, ma anche opportunità sociali, inclusione e miglioramento della qualità della vita.
La lente della coesione sociale: il caso ACLI
Lidia Borzì ricorda il ruolo del terzo settore nel dare concretezza a questa eredità: «Abbiamo donato giocattoli e strumenti musicali alle fasce più fragili della città. Non sono gesti eclatanti, ma hanno cambiato profondamente il rapporto con chi vive il disagio».
Partendo dal centro - da un evento simbolico alla Fontana di Trevi -, le iniziative sono arrivate nelle periferie: «La vera legacy è connettere due mondi che devono confluire in un’unica città. Roma è magnifica, ma è fatta anche di povertà educativa, economica e solitudine. Non bisogna lasciare indietro nessuno».
Sport, comunità e spazi restituiti: l’esperienza del Roma Bar Show
In quest’ottica si inserisce il progetto di Andrea Fofi, che con il Roma Bar Show ha riqualificato un campetto alla Garbatella: «Era uno spazio in disuso, l’abbiamo restituito al quartiere. Oggi vedo famiglie e ragazzi che lo vivono ogni giorno».
Il gesto è diventato un manifesto di responsabilità: «Volevamo diffondere l’idea del lavoro di squadra e un uso consapevole degli spazi, così come del bere responsabile, soprattutto tra i più giovani».
Ferrari Cavalcade 2023: quando l’evento internazionale genera valore locale
Anche la Ferrari, con la Cavalcade 2023, ha lasciato alla città molto più di un appuntamento scenografico. Alessandro Cellamare racconta: «Grazie alla collaborazione con Roma Capitale siamo riusciti a portare per la prima volta le nostre vetture in Piazza del Popolo. Era bellissimo vedere famiglie e bambini attorno alle Ferrari: è un modo per far vivere il sogno e raccontare la parte migliore della città».
La legacy è stata anche tangibile: «Con la charity dinner svoltasi in quell’occasione, abbiamo raccolto 1.300.000 euro per riqualificare una scuola a Ostia Ponente, offrendo ai bambini aule migliori e spazi più sicuri».
Il nodo burocrazia: una sfida ancora aperta
Nonostante i progressi, resta uno dei principali ostacoli: «L’Italia è il miglior Paese del mondo, ma non sappiamo fare sistema», sottolinea Onorato. «Ci sono norme che non hanno senso: se voglio rifare un campo da basket in periferia devo prima fare carotaggi per verificare la presenza di reperti archeologici. Questo porta via tempo e rallenta tutto». Per l’assessore, la strada è chiara: «Serve una semplificazione strutturale a livello nazionale».
Un modello che guarda oltre Roma
Il percorso intrapreso dalla Capitale mira a diventare un riferimento replicabile: «L’obiettivo è esportare il modello che abbiamo messo in campo: offrire i migliori eventi, ma con ricadute misurabili per i quartieri», spiega Onorato.
Per Borzì, la parola chiave dei prossimi anni è una sola: «Alleanza. Nessuno fa qualcosa di grande da solo. La forza della rete è ciò che permette ai semi della speranza di attecchire».
Francesca Favotto

