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BEA Italia Festival 2025. Olimpiadi in arrivo. La chiave è fare durante il grande evento anche “dopo”

Al di là del mainstream delle medaglie, esiste un mondo da esplorare e valorizzare intorno ai grandi eventi sportivi, aprendosi a luoghi meno iconici e facendo diventare il pubblico sempre più protagonista, come suggeriscono il giornalista inviato della Gazzetta dello Sport Valerio Piccioni e Davide Ponzini, PhD Professor of Urban Planning Department of Architecture and Urban Studies.

Grandi eventi come le Olimpiadi trasformano città, ridefiniscono spazi e coinvolgono persone. Al Bea Italia, moderati da Chiara Seronelli, copywriter, autrice, content manager, Next Group, sono intervenuti il giornalista inviato della Gazzetta dello Sport Valerio Piccioni Davide Ponzini, PhD Professor of Urban Planning Department of Architecture and Urban Studies per confrontarsi sull’impatto di queste manifestazioni, osservato su scala micro e macro, ponendo al centro il rispetto per i territori e le comunità coinvolte. Un dialogo aperto sulle responsabilità e le opportunità che i grandi eventi portano con sé, tra sostenibilità, identità urbana e benessere collettivo.

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Come ha sottolineato Seronelli, “Lo sport è un grande accentratore di attenzione. Gli eventi sportivi trasformano, infatti, la percezione e l’utilizzo della città per chi la abita e chi la visita. Siamo un Paese che vive di eventi tra Festival, Settimane della Moda e del Design, che richiamano tante persone e mettono in moto infiniti ingranaggi”.

Ma come le città vivono gli eventi? E come gli eventi stessi entrano nelle città? E infine, quali sono le vere opportunità che si innescano?

“Credo innanzitutto che si debba partire da due parole che per me sono atmosfera e spirito. E vorrei raccontarvi delle esperienze vissute”, spiega Piccioni. “Quando arrivammo a Sydney nel 2000 abbracciamo una città che non ci voleva abbracciare. L’indice di gradimento verso l’evento olimpico in arrivo era veramente deludente – tra l’altro a sorpresa, perché l'Australia è un Paese di grandissime tradizioni sportive tra nuoto, tennis e rugby -. Ebbene, la città si mostrava quasi ostile ma poi accadde una sorta di piccolo miracolo: cominciarono le Olimpiadi e, sostanzialmente, Sydney se ne innamorò, E se innamorò perché colse la valorialità oltre ogni deriva affaristica o iper commerciale. Porto con me due immagini simbolo di tutto questo: il momento in cui arrivavamo nella zona olimpica e un signore seduto su un seggiolone con un megafono ripeteva per milioni di volte “benvenuti alle Olimpiadi di Sydney” ma lo faceva con un orgoglio contagioso. E poi l’ultima notte, quando finì la cerimonia di chiusura successe qualcosa di magico: la gente non voleva andare a dormire, si fermò con sacchi a pelo e chitarre e si fermarono anche gli atleti. Mi piace raccontare questo, per ricordare che esiste una legacy dell’anima e bisogna sostenere l’idea che un grande evento possa aumentare il benessere psicologico e generare effetti positivi. Penso che la legacy sia soprattutto questo e per arrivarci a servono una grande cultura sportiva e la costruzione di un percorso che tenga presente che quando le luci si spengono, bisogna che rimanga qualcosa, ovvero capacità di generare, ad esempio, eventi meno grandi ma egualmente virtuosi”.

Nello sport, infatti, stiamo assistendo a una sorta di “scomparsa della classe media”. “Sei soddisfatto solo se vinci una medaglia o è meglio smettere. La stessa cosa accade negli eventi sportivi: si predilige la corsa all’evento con grandi numeri e grande rimbalzo in termini economici, ma si fatica a dare a questo effetto una sua sistemazione. La mia speranza da operatore e dirigente sportivo appassionato è quella che il grande evento duri, nei pensieri della gente, nel post evento, questo è il mio augurio”.

Quando si organizzano i grandi eventi, il territorio subisce una grande trasformazione con un notevole impatto ecologico e ambientale. “Il circo mediatico ospitato richiede investimenti in strutture che sono sovradimensionate rispetto al funzionamento normale della città, quindi una volta terminato l'evento le città si trovano a gestire problemi di sostenibilità non solo ecologica, ma anche economica”, spiega Ponzini. “Ci sono strutture per ospitare eventi sportivi che costano troppo e oggi si tende, ad esempio invece di costruire ex novo intere parti di città per gli eventi, a riutilizzare strutture esistenti o potenziarne alcune, operando all’interno della città. Ciò ha indiscutibilmente dei vantaggi a livello di sostenibilità ma scatena anche delle pressioni molto forti anche a livello politico”. 

Come può, quindi, l’evento entrare in città? “Credo che la chiave sia portare valore al patrimonio cittadino allargando l’orizzonte anche a luoghi meno iconici, aprendo lo sguardo in modo da alleggerire la pressione sui “soliti noti”. Se pensiamo alle Olimpiadi di Parigi ricorderemo le immagini tv delle icone storiche della città ma anche di panoramiche e scorci mai visti, poiché erano stati dati permessi speciali agli elicotteri per riprendere zone inedite e mai mostrate in tv. Ciò determina un reciproco rafforzamento, sia delle Olimpiadi ma anche della città stessa. Ho diretto una ricerca europea su questo tema che ha dato luogo a una carta per le città ricche di patrimoni con suggerimenti pratici per gli operatori per provare a interpretare il patrimonio in modo diverso, coinvolgendo anche aree magari meno facili da comunicare – come quelle industriali - ma che per le comunità rappresentano dei simboli”. 

Si fa sempre più fondamentale la necessità di trovare connessioni tra un contesto urbano popolare e il grande evento. “In questo senso, faccio un esempio: a Parigi con l’organizzazione parallelamente alla gara di maratona ufficiale hanno organizzato un’altra maratona, una gara tramite app digitale che dava l’opportunità di correre sullo stesso percorso dei maratoneti qualche ora prima. Un’iniziativa che ha generato un enorme entusiasmo perché a volte il grande evento chiude le porte, invece sarebbe interessante rendere le persone sempre più protagoniste, mettendole al centro”. 

Non esiste solo una narrazione del mainstream delle medaglie. “La svolta è orientarsi verso una narrazione aperta, sarebbe bello se anche il naming di eventi o impianti medi potesse rappresentare oggetto di investimento per le grandi aziende. O connettere grandi luoghi e periferie”.

Infine, quale potrebbe essere un’idea di governance ideale? “Un esempio interessante è ciò che è accaduto con Expo in città: con un investimento microscopico la città di Milano è stata coinvolta, generando tante attivazioni e opportunità”, spiega Ponzini. “Sono interessanti queste mobilitazioni dal basso per eventi di varia scala. Gli eventi, dopotutto, sono amplificatori di una governance di Stato, comune o regione. E’ interessante provare a immaginarci un processo più aperto perché mobilita più energie, risorse ed opportunità economiche, sociali e culturali e diventa opportunità di potenziamento non solo della macchina degli eventi ma del suo governo”.

Serena Roberti