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A Ogilvy One la comunicazione della mostra 'Stazione Futuro'
L'agenzia guidata da Guerino Delfino ha curato la pre-produzione della mostra, il coordinamento e la segretaria generale, oltre all'intero sistema di comunicazione della mostra che verrà inaugurata il 16 marzo alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, all’interno di Esperienza Italia. Sono stati realizzati il sito internet, l'identità visiva e alcune mega-affissioni.
Il direttore di Wired Italia Riccardo Luna ha curato la mostra 'Stazione Futuro' mettendo al centro del percorso idee, prodotti, processi e prototipi di nuova generazione raccolti in areetematiche che a loro volta rappresentano i perni del cambiamento locale e globale futuro: energia, rifiuti, mobilità, casa, comunicazione, spazio, lavoro, salute, alimentazione.
La pre-produzione della mostra, il coordinamento e la segretaria generale oltre all’intero sistema di comunicazione è stato curato da Ogilvy One (nella foto il Ceo Guerino Delfino) che partendo dalla metafora risorgimentale 'Qui si rifà l’Italia' identificata dal curatore come promessa della mostra, ha lavorato per mettere insieme l’impianto di comunicazione di 'Stazione Futuro'.
Il sistema di identità visiva è partito dal lavoro di David Moretti e Massimo Pitis che ha ispirato gli art director Giovanna Burrascano e Karla Matijašic, con il copywriter Stefano Grisandi. Al sito internet ha lavorato anche l’art director Andrea Guzzetti.
Il tutto è stato anticipato nei giorni scorsi dalla campagna testimonial 'Sbarco dei Mille', l’iniziativa di Working Capital/Telecom Italia per premiare le start up più innovative che
verranno presentate durante il periodo della mostra. Il volto fotografato da Marcello Bonfanti è quello di Linnea Passaler, poco più che trent’anni e un’idea come pazienti.org che diventa testimonianza reale di un successo basato su determinazione e fiducia.
Infine, all’interno di 'Stazione Futuro' saranno presenti alcune mega-affissioni lungo il percorso espositivo. Grazie alla cifra di Michele Graffieti che ha lavorato a diretto contatto
con Paolo Iabichino, quasi una mostra nella mostra, con la contaminazione di linguaggi, dove in un’atmosfera dal gusto vintage si ritrova l’ottimismo del boom economico, con un po’ di sana ironia.
SP

