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Cannes. Eric Schmidt (Google): the power of ‘yes’
Il chairman di Google, Eric Schmidt, Media Person of the Year per il 2011, sollecitato dalle domande di Andy Berndt, vicepresident del Google Creative Lab, ha attraversato a 360° gradi lo scenario sociale (e pubblicitario) presente e futuro: parlando fra l’altro di ‘consumerizzazione’ della tecnologia, della crescita esponenziale del mobile, di data mining e rispetto della privacy, e della necessità di sire 'sì' ai rischi.
“Credo che l’aspetto più significativo della diffusione di Internet - ha esordito Schmidt, che ricordiamo è stato insignito quest’anno del titolo di ’Media Person of the Year’ dall’organizzazione del Festival - sia l’incredibile potere che ha dato a tutte le persone, senza distinzioni o barriere geografiche o di status sociale ed economico: l’accesso istantaneo da parte di chiunque a qualunque informazione rappresenta un risultato straordinario del suo sviluppo, con implicazioni vastissime. Per esempio, questo processo ha provocato la ‘consumerizzazione’ della tecnologia: i clienti delle aziende di Information Technology della mia generazione erano altre aziende. Oggi grazie ad alcune persone e visionari, fra i quali il primo è stato certamente Steve Jobs, il mercato è esploso e ha messo nelle mani dei consumatori il volante che guida e dirige l’innovazione”.
Oggi le opportunità di crescita aumentano esponenzialmente di anno in anno, in termini di business ma non solo, ha ricordato Schmidt: “Ce lo insegna quel che è successo recentemente in Nord Africa. Certo sul web ci sono anche i delinquenti e i terroristi, così come c’è l’intero spettro delle attività umane. Ma quando si presenda il quadro a tinte fosche secondo cui Internet è la causa di tutti i mali, si dimentica spesso di aggiungere che la Rete stessa è proprio il modo migliore per sorvegliare e controllare quel che succede. Basta pensare a come si regolano molte community: non appena qualcuno pubblica contenuti ‘inappropriati’, in pochi secondi decine, centinaia o migliaia di altri lo segnalano come tale”.
Le soluzioni, secondo Schmidt, non sono la censura o un controllo poliziesco del web, ma “Una maggiore trasparenza. Alcuni dei nostri governanti sono corrotti? Bella scoperta… Se usassimo tutti i pagamenti online o via mobile, molto facilmente tracciabili, sono sicuro che il problema non scomparirebbe ma potrebbe certamente attenuarsi”.
Il mobile e il broadband, prosegue il chairman di Google, saranno i fattori chiave per l’innovazione che ci aspetta: “Come recita la Legge di Moore, il progresso della tecnologia avanza geometricamente. Aumento di banda, incremento delle capacità di memoria e contemporanea riduzione della sua dimensione, penetrazione dei social media: tutto ciò sarà impossibile da scomporre e analizzare singolarmente, perché è dal loro insieme che nasce l'effetto moltiplicatore e acceleratore di ogni fenomeno. Arriveremo a numeri che non siamo neppure in grado di capire razionalmente: in un micro dvd potranno essere contenute 600.000 ore di video ad altissima definizione, che nessuno al mondo avrà mai il tempo di guardare ma si porterà comunque in tasca per sentirsi cool…”.Anche i computer diventeranno sempre più capaci, potenti e intelligenti.
“Demanderemo loro compiti che per noi sono faticosi o difficili - ha detto Schmidt -, come ricordare le nostre vite: si genereranno quantità mostruose di dati, e il data mining online conterrà informazioni preziose per le marche e per noi, alle quali saremo interessatissimi ad accedere - naturalmente con il permesso di ciascuno. Una conseguenza di ciò sarà per esempio lo sviluppo del mobile commerce, che crescerà fino a diventare un business da un trilione di dollari. Inoltre, gran parte di questi dati e servizi saranno basati sul ‘cloud’ e sulla pubblicità: Google è nel business della pubblicità e non ci sarà annuncio di maggior valore di quello che arrivando direttamente sul cellulare del cliente lo porterà fin dentro il negozio per effettuare un acquisto”.
Alla base del successo dell’e-commerce - Schmidt cita il caso di Netflix - è l’approfondita conoscenza del cliente, che consente di superare il problema dell’overload di contenuti disponibili attraverso un sistema di ‘raccomandazioni’ che nascono proprio sulla base dei gusti e delle preferenze dei propri clienti.
Come pensa Google di restare a galla in un simile scenario, ha domandato Berndt, e quali sono le sfide principali che dovrà affrontare?
“Come tutte le aziende davvero consumer centriche, continuando a fare ciò che abbiamo sempre fatto: risolvere i problemi delle persone, per esempio con il traduttore automatico inserito nei cellulari di ultima generazione… Anche per questo le vere sfide continueranno a essere quelle interne, non la competizione esterna: in molti casi ci è capitato di aver avuto le stesse idee e intuizioni o anche gli stessi prodotti in via di sviluppo ma di non essercene accorti, non riconoscendone le potenzialità. La cosa più importante che ho imparato in questi 10 anni a Google e il consiglio che mi sento di dare a chiunque sia nel business, è forse ‘il potere di un sì’ (ndr: 'the power of yes’ è l’espressione usata da Schmidt): dire di sì vuol dire essere capaci di rischiare e di non perdere le occasioni che ci si presentano davanti”.

