Advertising
Il mondo della pubblicità ricorda Emanuele Pirella
Advexpress ha raccolto i ricordi e i pensieri sul maestro della pubblicità italiana dei suoi più vicini collaboratori e amici. Ecco i contributi di Riccardo Lorenzini, Walter (foto 2) e Lina Hartsarich, Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni; Lorenzo Marini.
La notizia della scomparsa di Emanuele Pirella ha colpito tutto il mondo della comunicazione e della pubblicità. In molti lo hanno conosciuto e hanno avuto la possibilità di lavorare con il grande maestro ed ora lo ricordano così ad Advexpress.
Riccardo Lorenzini (foto 1) ricorda: "Ho lavorato con Emanuele Pirella tre anni esatti, dal ’94 al ’97, quando ero amministratore delegato della sua agenzia. Ma la cosa buffa è che la mia prima conoscenza di Pirella è stata da lettore e risale a quando da ragazzino divoravo le sue strisce del Dottor Rigolo su Linus o i bozzetti sull’Espresso. Allora non sapevo che era anche un pubblicitario, ma già lo apprezzavo molto come ‘fumettaro’. Quando sono andato a lavorare con lui si è avuto il coronamento di questo rapporto molto giovanile. Emanuele spiccava nel panorama pubblicitario per la sua immensa cultura, il suo spirito dell’umorismo e il suo essere acuto. Certo, non aveva un carattere facile, ma era capace di guardare le cose in un modo che non era mai ovvio. E questa è una qualità molto rara.
Penso che sarà questo che mancherà al mondo pubblicitario: la sua capacità di unire la professione di pubblicitario con la natura rara di un uomo colto, di grande spessore culturale e civile.
Walter (foto 2) e Lina Hartsarich dichiarano in una nota: "Un ultimo saluto, prima di tutto ad un caro amico e poi ad un grande collega con cui ho condiviso tante belle campagne fin dal 1978.Ciao Emanuele…… un fortissimo abbraccio a Nicoletta".
Questo il commento di Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni di Cernuto Pizzigoni & Partners
Aldo Cernuto
Non voglio dire banalità, è difficile parlare di un fatto del genere senza cadere nella retorica. Abbiamo lavorato assieme per circa 15 anni. Emanuele ha avuto il grande merito di attirare l’attenzione verso questo mestiere, gli dobbiamo tantissimo. Era una persona importantissima anche e soprattutto per tutti coloro che hanno lavorato con lui: aveva una grande capacità di trasmettere la sua bravura e le sue competenze. Stargli accanto significava crescere.
Soprattutto lo ricordo per la capacità che aveva di ‘uscire creativamente dalle situazioni’. Per esempio, a riguardo mi ricordo un aneddoto: un giorno chiamò un cliente per conoscere la sua headline in quanto insoddisfatto dei contributi ricevuti fino a quel momento. Allora, Pirella fece finta di cercare un foglio e, facendo finta di leggerlo, improvvisò di sana pianta l’headline per il cliente, lasciandolo pienamente soddisfatto. Ecco cosa intendo per capacità di ‘uscire creativamente dalle situazioni’.
Un altro aneddoto che ricordo con un sorriso risale al marzo 1990: Pizzigoni e io avevamo deciso di diventare free lance e andammo da lui. Emanuele ci chiese quante campagne contavamo di realizzare in un anno, noi rispondemmo 10 o 12 e lui replicò: “Bene, allora ve le compro tutte io”.
Roberto Pizzigoni:
Mi piace ricordare il suo ufficio, trasmetteva un’idea di profondo understatement, con il suo tavolo letteralmente inondato di articoli, libri, annual, e poi una serie di oggetti strani, come un mattarello o un piccolo giocattalino di latta. Me lo ricordo seduto sulla sua poltrona, con un dito a lisciarsi i baffi e con un pennarello mordicchiato tra i denti. Una persona curiosa e calma, molto calma.
Ecco come lo ricorda Lorenzo Marini (foto 4) presidente dell'agenzia Lorenzo Marini & Associati
Pirella lascia l’altra metà della scala. La pubblicità italiana degli ultimi vent’anni può essere paragonata a una scala, in cui i gradini sono tenuti insieme da due ‘binari’: da una parte l’immagine, rappresentata da Armando Testa, l’uomo del visual, e dall’altra la parola, incarnata da Emanuele Pirella, l’uomo del titolo. Una dimostrazione? Non solo le sue campagne ma anche le sue vignette, che sono verbali più che di immagine. Ciò che colpisce è la parola, mentre la figura è la colonna su cui si poggia il ‘tempio verbale’.
Quali sono state le sue ‘campagne d’oro’?
Le campagne più memorabili rimangono quelle degli anni ’70 e ’80, in cui la parola era il veicolo, il motore trainante della pubblicità. Quando sono entrato nel settore, Pirella era già un mito, i suoi copy sono sempre stati molto precisi, forti, memorabili. Andare da Pirella era sinonimo di una scelta ben precisa.
Avete mai lavorato insieme?
No, ma l’ho spesso incrociato a eventi e conferenze. Al contrario dell’immagine che si aveva di lui di personaggio chiuso e taciturno, io lo ricordo come un uomo sì riservato, ma molto gentile, prodigo di complimenti, sempre informato. Abbiamo parlato a lungo e spesso di temi creativi.
Che cosa le ha insegnato Pirella?
Pirella teorizzava che un creativo non deve attingere solo dalla pubblicità, ma anche dall’arte, dal teatro, dalla musica, dalla cultura in genere. Mi ha insegnato che la pubblicità non deve essere autoreferenziale, ma deve nutrirsi di tutto ciò che le sta intorno. Pirella era un uomo estremamente eclettico e aperto. La sua scomparsa lascia davvero un vuoto incolmabile.
Riccardo Lorenzini (foto 1) ricorda: "Ho lavorato con Emanuele Pirella tre anni esatti, dal ’94 al ’97, quando ero amministratore delegato della sua agenzia. Ma la cosa buffa è che la mia prima conoscenza di Pirella è stata da lettore e risale a quando da ragazzino divoravo le sue strisce del Dottor Rigolo su Linus o i bozzetti sull’Espresso. Allora non sapevo che era anche un pubblicitario, ma già lo apprezzavo molto come ‘fumettaro’. Quando sono andato a lavorare con lui si è avuto il coronamento di questo rapporto molto giovanile. Emanuele spiccava nel panorama pubblicitario per la sua immensa cultura, il suo spirito dell’umorismo e il suo essere acuto. Certo, non aveva un carattere facile, ma era capace di guardare le cose in un modo che non era mai ovvio. E questa è una qualità molto rara. Penso che sarà questo che mancherà al mondo pubblicitario: la sua capacità di unire la professione di pubblicitario con la natura rara di un uomo colto, di grande spessore culturale e civile.
Walter (foto 2) e Lina Hartsarich dichiarano in una nota: "Un ultimo saluto, prima di tutto ad un caro amico e poi ad un grande collega con cui ho condiviso tante belle campagne fin dal 1978.Ciao Emanuele…… un fortissimo abbraccio a Nicoletta".Questo il commento di Aldo Cernuto e Roberto Pizzigoni di Cernuto Pizzigoni & Partners
Aldo Cernuto
Non voglio dire banalità, è difficile parlare di un fatto del genere senza cadere nella retorica. Abbiamo lavorato assieme per circa 15 anni. Emanuele ha avuto il grande merito di attirare l’attenzione verso questo mestiere, gli dobbiamo tantissimo. Era una persona importantissima anche e soprattutto per tutti coloro che hanno lavorato con lui: aveva una grande capacità di trasmettere la sua bravura e le sue competenze. Stargli accanto significava crescere.
Soprattutto lo ricordo per la capacità che aveva di ‘uscire creativamente dalle situazioni’. Per esempio, a riguardo mi ricordo un aneddoto: un giorno chiamò un cliente per conoscere la sua headline in quanto insoddisfatto dei contributi ricevuti fino a quel momento. Allora, Pirella fece finta di cercare un foglio e, facendo finta di leggerlo, improvvisò di sana pianta l’headline per il cliente, lasciandolo pienamente soddisfatto. Ecco cosa intendo per capacità di ‘uscire creativamente dalle situazioni’.Un altro aneddoto che ricordo con un sorriso risale al marzo 1990: Pizzigoni e io avevamo deciso di diventare free lance e andammo da lui. Emanuele ci chiese quante campagne contavamo di realizzare in un anno, noi rispondemmo 10 o 12 e lui replicò: “Bene, allora ve le compro tutte io”.
Roberto Pizzigoni:
Mi piace ricordare il suo ufficio, trasmetteva un’idea di profondo understatement, con il suo tavolo letteralmente inondato di articoli, libri, annual, e poi una serie di oggetti strani, come un mattarello o un piccolo giocattalino di latta. Me lo ricordo seduto sulla sua poltrona, con un dito a lisciarsi i baffi e con un pennarello mordicchiato tra i denti. Una persona curiosa e calma, molto calma.
Ecco come lo ricorda Lorenzo Marini (foto 4) presidente dell'agenzia Lorenzo Marini & Associati
Pirella lascia l’altra metà della scala. La pubblicità italiana degli ultimi vent’anni può essere paragonata a una scala, in cui i gradini sono tenuti insieme da due ‘binari’: da una parte l’immagine, rappresentata da Armando Testa, l’uomo del visual, e dall’altra la parola, incarnata da Emanuele Pirella, l’uomo del titolo. Una dimostrazione? Non solo le sue campagne ma anche le sue vignette, che sono verbali più che di immagine. Ciò che colpisce è la parola, mentre la figura è la colonna su cui si poggia il ‘tempio verbale’. Quali sono state le sue ‘campagne d’oro’?
Le campagne più memorabili rimangono quelle degli anni ’70 e ’80, in cui la parola era il veicolo, il motore trainante della pubblicità. Quando sono entrato nel settore, Pirella era già un mito, i suoi copy sono sempre stati molto precisi, forti, memorabili. Andare da Pirella era sinonimo di una scelta ben precisa.
Avete mai lavorato insieme?
No, ma l’ho spesso incrociato a eventi e conferenze. Al contrario dell’immagine che si aveva di lui di personaggio chiuso e taciturno, io lo ricordo come un uomo sì riservato, ma molto gentile, prodigo di complimenti, sempre informato. Abbiamo parlato a lungo e spesso di temi creativi.
Che cosa le ha insegnato Pirella?
Pirella teorizzava che un creativo non deve attingere solo dalla pubblicità, ma anche dall’arte, dal teatro, dalla musica, dalla cultura in genere. Mi ha insegnato che la pubblicità non deve essere autoreferenziale, ma deve nutrirsi di tutto ciò che le sta intorno. Pirella era un uomo estremamente eclettico e aperto. La sua scomparsa lascia davvero un vuoto incolmabile.

