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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: FIRST AND FINAL FRAMES
Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, lo spessore degli storytellers del cinema.
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FIRST AND FINAL FRAMES
Edited by Jacob T Swinney
Guarda il video anche su http://www.adlab.tv
E iscriviti alla newsletter giornaliera di contagio creativo.
Il filmmaker, film editor e appassionato di cinema Jacob T Swinney ha realizzato un ricamo affascinante delle prime ed ultime scene di cinquantacinque film, le affermazioni iniziali e conclusive degli storytellers
visivi. Le scene side-by-side ci ricordano l’importanza della frase di apertura, come le prime parole dei grandi romanzi Anna Karenina, Moby Dick e Pride and Prejudice stimolano l’appetito del lettore. Fanno vedere come il mistero intrinseco della prima scena sia rivelato, esplorato e poi risolto nella scena finale. Incapsulano quanta vita è passata davanti agli occhi dello spettatore dall’inizio alla fine. Ci confermano la ricchezza del cinema, lo spessore dello storytelling. Sono la voce del regista, e portano il peso della sua visione artistica.
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Ogni due scene c’è una connessione visiva o concettuale a quella dopo. Sono tutte introspettive. Persino l’unico film musicale, Cabaret (Bob Fosse, 1968), inizia e si conclude con due immagini agghiaccianti: la promessa di decadenza negli occhi maniacali del maestro di cerimonie della night-club e il tremendo avviso dell’olocausto che sta per arrivare. E dopo il titolo di coda, Jake Swinney utilizza The Usual Suspects (Bryan Singer, 1995) per offrire le sua personale affermazione iniziale e conclusiva: la vita comincia con una scintilla, e si chiude con una esalazione finale.
Richard Ronan
FILMGOOD
rronan@filmgood.sm
FIRST AND FINAL FRAMES
Edited by Jacob T Swinney
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Il filmmaker, film editor e appassionato di cinema Jacob T Swinney ha realizzato un ricamo affascinante delle prime ed ultime scene di cinquantacinque film, le affermazioni iniziali e conclusive degli storytellers
visivi. Le scene side-by-side ci ricordano l’importanza della frase di apertura, come le prime parole dei grandi romanzi Anna Karenina, Moby Dick e Pride and Prejudice stimolano l’appetito del lettore. Fanno vedere come il mistero intrinseco della prima scena sia rivelato, esplorato e poi risolto nella scena finale. Incapsulano quanta vita è passata davanti agli occhi dello spettatore dall’inizio alla fine. Ci confermano la ricchezza del cinema, lo spessore dello storytelling. Sono la voce del regista, e portano il peso della sua visione artistica.
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Ogni due scene c’è una connessione visiva o concettuale a quella dopo. Sono tutte introspettive. Persino l’unico film musicale, Cabaret (Bob Fosse, 1968), inizia e si conclude con due immagini agghiaccianti: la promessa di decadenza negli occhi maniacali del maestro di cerimonie della night-club e il tremendo avviso dell’olocausto che sta per arrivare. E dopo il titolo di coda, Jake Swinney utilizza The Usual Suspects (Bryan Singer, 1995) per offrire le sua personale affermazione iniziale e conclusiva: la vita comincia con una scintilla, e si chiude con una esalazione finale.
Richard Ronan
FILMGOOD
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