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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: Spot a telecamere nascoste per Moms Demand Action. Firma Grey Toronto

Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, una lezione su come girare con telecamere nascoste.
MOMS DEMAND ACTION Not Allowed
Regia di Tamir Moscovici (Spy Films, Toronto)


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Kroger’s è il secondo general retailer (dopo Walmart) negli Stati Uniti, con oltre 2600 outlets in 34 stati. Nonostante la pressione insistente del gruppo per gun safety Moms Demand Action for Gun Sense in America, Kroger’s continua a permettere il porto d’armi (visibile) nei loro negozi.

L’agenzia Grey Toronto ha creato una campagna che è lontana dal sensazionalismo isterico del gruppo di opposizione NRA (National Rifle Association). Il suo quieto potere viene da una descrizione onesta della politica illogica di Kroger’s rispetto a cosa sia permesso e non nei suoi negozi.

Lo spot da sessanta secondi sfrutta la tecnica molto utilizzata della ‘hidden camera’, ma in modo magistrale. Il filmato è girato in un minimarket generico, non tanto per evitare azioni legali, quanto per permettere allo spettatore di stabilire una connessione da solo, più efficace che una polemica direttamente accusatoria.



Guarda il video.

Il genere della telecamera fintamente nascosta è notoriamente difficile da realizzare in maniera convincente. I tranelli abbondano e spesso è all’agguato la tentazione ad esagerare rispetto ad un approccio necessariamente low key. Per tenere il tutto credibile è obbligatoria una considerevole disciplina. Ma il regista Tamir Moscovici (Spy Films, Toronto) ci fornisce un piccolo capolavoro del genere, con le sue riprese, la direzione degli attori e il montaggio.

La telecamera è a volte immobile, come se fosse stata collocata prima dell’azione e poi telecomandata al momento opportuno. A volte è in movimento, come se fosse nascosta nell’asola di una giacca o tenuta furtivamente a livello della cintola, seguendo l’azione da dietro. La recitazione è credibilmente low key e naturale e il dialogo non sempre chiaro, con risposte educate o contenute dei clienti rimproverati. Il montaggio è autenticamente disordinato, con stacchi in asse e interruzioni al flusso dell’azione. La sequenza con macchina a mano ravvicinata al banco della carne è bilanciata da un controcampo con teleobiettivo a camera fissa. Ed il regista gioca con le aspettative dello spettatore quando “you can’t be in here with that. Someone could get hurt” si rivela essere riferito a uno skateboard.

La sequenza conclusiva acquisisce spessore quando capovolge un preconcetto generale. Al protagonista che porta un’arma d’assalto viene gettata un’occhiata di quieto stupore incredulo da un membro di un gruppo etnico di minoranza.

DIALOGO
“You can’t be skateboarding in here.”
“Excuse me, ma’am. You can’t have that in here, I’m sorry.”
“What’s the problem? It’s only a water-gun.”
“There’s going to be water on the floor. It’s a safety hazard. I’m just trying to protect the customers.”
“We have food here. We can’t have the dog in here.”
“Sure, sure. OK.”
“I know, but it’s a health hazard.”
“You can’t be in here with that. Someone could get hurt.”
“Really?”
“Yes, really!”
“Cool!”

SUPER
A lot of things are not allowed inside Kroger grocery stores.
But this isn’t one of them.
Stop shopping at Kroger until they stop open carry of guns.


Richard Ronan
FILMGOOD
rronan@filmgood.sm