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Space Available in Cannes/4. Il Programmatic alimenta le fake news?

Nella sua rubrica da Cannes, Diaferia dà spazio alle riflessioni sulla questione delle fake news effettuate, durante un dibattito all'Havas Cafè, da David Bond del Financial Times, Jim Egan di BBC News ed Eleanor Mills del Sunday Times.

Belle riflessioni sulle fake news in chiave di industria pubblicitaria oggi qui a Cannes. All’Havas cafè, moderati da Dominique Delport, Global Chief Client Officier di Havas, si sono confrontati tre ottimi giornalisti di testate di grande valore: David  Bond  del Financial Times, Jim Egan di BBCNews e la travolgente Eleanor Mills del Sunday Times. (Nella foto).

Si comincia con una serie di semplici considerazioni sulla professione di giornalista e sulla possibilità di evitare le bufale, riassumibili in una serie di battute moto sensate (“E’ più importante essere giusti piuttosto che i primi”, “Il fact checking è costoso ma aiuta ad evitare scivoloni”, “meglio essere chiari ed avvertire il pubblico che ormai è come se fosse il Primo Aprile ogni giorno”). Poi il manuale lascia presto il campo a considerazioni che si avvicinano più alla sensibilità del pubblico in sala, fatto soprattutto da creativi e media.

Per esempio, Bond cita studi che certificano che gli under 35 sono più disposti a pagare le news con la sicurezza di non trovarsi fake rispetto agli over 35. Questo segnala che c’è una maggiore sensibilità dei millennials a selezionare le fonti e a dimostrarsi disposti a pagare un prezzo per avere notizie sicure.   

Ma è la Mills che dà fuoco alle polveri, quasi aggredendo i mediamen in sala: “Bisogna interrompere il flusso di denaro che alimenta un ecosistema mediatico basato sulle fake news. Molto di questo nasce sull’onda del Programmatic.  Cannes è piena di barche di aziende che hanno fatto enormi profitti con il programmatic perché lavorano su fake news che generano click baiting, che pare sia l'unica cosa che gli inserzionisti chiedono”.

La Mills, con energia da novella Giovanna d’Arco, chiede soprattutto una moratoria da parte dei centri media: “Io penso che la comunità della pubblicità abbia la forza per dire basta con questo gioco al massacro, con questo circolo vizioso in cui si vendono utenti che si lasciano tentare solo da notizie clamorosamente false.”

D’altronde, si considera in sala, i giornali hanno bisogno di pubblicità per alimentare redazioni più forti e credibili, quindi i circoli viziosi e virtuosi sono alimentati dallo stesso salvadanaio.

Per fortuna, in chiave di visione ottimistica, Egan della BBC segnala che “La gente è molto impegnata e cerca notizie vere. Soprattutto i giovani”. Mentre Bond del FT si permette di concludere con fierezza: “Questo è un momento fantastico per fare il giornalista, soprattutto considerando i tumultuosi avvenimenti a cui stiamo assistendo. E soprattutto la stampa inglese sta aiutando a rialzare l’asticella della qualità per la stampa di tutto il mondo.”

Usciamo sorridendo. Dopo un 2016 considerato l’anno della Post Verità, vediamo se prevarrà la visione ottimistica dei due professionisti di BBC e FT, o il cinismo della Columnist del Sunday Time: “Dobbiamo uscire da questa maledetta social Bubble.”

 

Pasquale Diaferia (twitter @pipiccola)